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Racconto “Un duello con il mare”

Racconto “Un duello con il mare”

Nota racconto

Il racconto “Un duello con il mare” è stato scritto per il mese di agosto per la sfida NarratoriDiStorie. Questa volta la consegna era il colore blu, la notte/oscurità, la tempesta in senso letterale o no e “Azzurro è il mare come i tuoi occhi”. Ho cercato di usare tutto anche se ho dovuto trasformare un po’ la frase da usare. Siccome il tutto girava attorno i colori blu, alla notte e al mare, ho riutilizzato dei personaggi che sono comparsi in altri due racconti: Sébastien e Marine. La storia non è molto felice, ma racconta di un legame forte e decisamente conflittuale con il mare.

Per gli altri due racconti potete leggerli sempre sul blog: Negli abissi dell’amore e Sugli scogli della vita.

Un duello con il mare

copertina racconto

La sabbia è ancora tiepida sotto i miei piedi. Il giorno appena finito è stato davvero caldo, con il sole che ha bruciato intensamente fino al tramonto. Ho sentito i suoi raggi bollenti mentre scendeva giù oltre l’orizzonte e per un po’ mi sono sentito felice. È una benedizione poter ancora sentire il suo calore sul mio viso.

Cammino piano godendomi questi momenti che per me sono una vittoria. Mi sto avvicinando piano al mare, continuando con il duello senza fine con quella pozza immensa blu che mi ha tradito senza pietà. È una lotta iniziata da mesi ormai e ogni volta che riesco ad avvicinarmi ancora un po’ per me è una vittoria perché dimostro che nonostante tutto non mi ha ancora sconfitto.

La luna piena, le stelle e il faro illuminano abbastanza questi scogli anche se non è il buio della notte a farmi paura quanto l’oscurità che c’è dentro di me e che minaccia ogni giorno di inghiottirmi senza lasciarmi più una via di scampo.

Mi fermo e chiudo gli occhi. Sento la brezza leggera che mi scuote i vestiti e mi spettina i capelli, sento le onde che si infrangono sugli scogli ancora e ancora. Ha un ritmo tutto suo, come una vecchia canzone che più la ascolti e più ti entra dentro.

Per il momento il mare è calmo, sembra una notte perfetta per una festa sulla spiaggia o una serata romantica. Io so però che inizia così una tragedia: il mare ti porta verso di lui con quel profumo salmastro e con la promessa di un momento di pace e poi si scatena quando meno te lo aspetti. In un attimo si trasforma in una burrasca che ti scuote e ti ferisce fino nel profondo dell’anima. È crudele, eppure non possiamo non amarlo per la sua bellezza infinita.

Faccio un altro passo e guadagno altri centimetri preziosi. È passato un anno da quando sono stato in mare aperto e da allora non l’ho più sfiorato se non nei miei incubi peggiori. Sono presenti quasi sempre, soprattutto quando l’alcol non riesce a mandarmi al tappetto e il cervello mi gioca brutti scherzi portandomi indietro a quella notte.

Sento la brezza più fresca e le onde più forti. Il cielo è ancora limpido ma credo che il mare capriccioso si sia stancato di essere così calmo. Mi avvicino di più e inizio a sentire la sabbia bagnata sotto i miei piedi scalzi. Mi basta poco per toccarla di nuovo. Un altro passo, altri centimetri e sento la prima onda che si infrange sui miei piedi.

Tremo. Ispiro forte e mi fermo per ritrovare l’equilibrio. Mi ha appena bagnato la pelle, eppure è come se mi avesse investito in pieno petto con un’onda gigantesca. Stringo i pugni, per quello che posso ancora con il braccio ferito e avanzo ancora un po’. Un’altra onda e un’altra ancora. Ho i pantaloni bagnati fino a mezzo polpaccio e l’acqua mi colpisce senza tregua. Sembra una dolce carezza anche se sono consapevole del fatto che può trasformarsi in una furia senza pietà in poco tempo.

Mi sembra di vedere delle onde più alte avvicinarsi anche se appena sbatto le palpebre scompaiono. Stasera sono lucido, mi sono sforzato di non bere nulla e di non prendere nessuna medicina. Sento il dolore alla spalla, alla gamba, i muscoli feriti che mandano fitte di dolore con il quale ormai convivo da quella sera. Non è quello il problema quanto la mia mente che a volte rivive quei momenti: sento il freddo, sento le onde scuotere e colpire tutto senza tregua, la ferita, l’acqua ghiacciata e il buio che mi avvolge. Ogni volta si ripete, vivido come se stesse accadendo in questo preciso istante.

Mi avvicino ancora e mi lascio cadere in ginocchio sulla sabbia. Non so per quanto tempo rimango fermo ma sento una goccia fredda sul viso e poi un’altra ancora. Alzo gli occhi e vedo che la luna è coperta interamente dalle nuvole e il vento porta onde più alte e più arrabbiate sulla spiaggia.

L’acqua mi bagna e tremo. Non ho freddo o almeno non lo sento più. Sono felice di essere qui e di essere riuscito a oltrepassare i miei limiti. Non è stato facile e non lo sarà neanche da oggi in avanti.

Ho bisogno di andare avanti anche se i suoi occhi azzurri come il mare, pieni di paura e di dolore, mi stanno tormentando ogni giorno.

Si alza il vento, lo sento fischiare, vedo la schiuma bianca del mare che mi investe senza pietà. Sento dolore e un grido che per me è come una coltellata dritta nel cuore. Apro gli occhi e mi alzo di scatto pronto a combattere contro la tempesta.

Mi serve un momento per ritrovare l’equilibrio e rendermi conto che le nuvole non ci sono, che il mare in realtà è calmo e che la tempesta è stata solo nella mia mente. Mi giro a torno piano verso casa, anche stasera ho bisogno di stordirmi per dimenticare. Tornerò di nuovo alla carica e non la darò vinta al mare, un giorno le starò accanto senza che possa influenzare la mia mente. Un giorno lo farò, ma non stasera.

Disclaimer & copyright

Il contenuto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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