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Storytelling Chronicles racconto “Ritorno a casa”

Storytelling Chronicles racconto “Ritorno a casa”

Nota

copertina storytelling
Creazione di Tania del blog MyCreaBookishKingdom

Il racconto “Ritorno a casa” partecipa alla rubrica Storytelling Chronicles organizzata da Lara di La nicchia letteraria, per il mese di luglio. Questa volta ahimè ho pubblicato in ritardo, purtroppo l’ispirazione si è fatta attendere a lungo. Il tema del mese era un po’ particolare: prendere uno degli autori preferiti, il libro che più amiamo tra i suoi scritti, il personaggio di quel libro e grazie a questo identificare il genere del racconto, la voce narrante, l’identità del protagonista ed eventualmente l’orientamento sessuale.

Dopo lunghe riflessioni e un periodo di disperazione, ho scelto come libro di riferimento Harry Potter quindi il racconto è un fantasy, scritto in terza persona, con protagonista un giovane ragazzo.

Mi sono divertita a scrivere questa storia, un genere nuovo per me e devo ringraziare Em per aver letto la storia e avermi dato dei suggerimenti utili per migliorarla.

Trama racconto Storytelling Chronicles

Gabe è un ragazzo che vive in un villaggio assieme ai nonni, lavora sui campi, con gli animali, partecipa alle feste come tutti gli altri della sua età. La sua vita viene però sconvolta dall’arrivo di una donna durante una tempesta. Scopre che il mondo che lui conosceva in realtà è molto diverso e lui è un discendente dei Guardiani Antichi che proteggono gli umani.

Ritorno a casa

copertina racconto

Era notte. Il vento fresco e pungente stava diventando sempre più forte mentre lui avanzava nella foresta. I rami secchi si spezzavano sotto i suoi piedi e le foglie sibilavano ad ogni folata, come se stessero recitando qualche vecchio detto in una lingua sconosciuta. Fino a due anni prima la sua vita era stata normale; almeno, lo era stata secondo i suoi standard. Si svegliava presto, lavorava sui campi e con gli animali aiutando i nonni, poi andava a dormire esausto a fine giornata. Il tutto era scandito dalle stagioni, dall’alba e dal tramonto.

Ara, semina, raccogli, rinchiudi gli animali prima che il buio possa impedire loro di tornare a casa: erano i punti salienti della sua vita. A questo si aggiungevano le feste di inizio primavera o dell’autunno e quelle invernali, dove lui e altri giovani potevano avere qualche momento di svago: danza, musica, giochi e risate. Erano contadini, gente semplice che viveva la vita seguendo la natura e la sua volontà. Era cresciuto in quel mondo e pensava fosse uguale per tutti. Scoprì però che non era così.

Un giorno, all’inizio dell’autunno di due anni prima, c’era stata una tempesta. Era riuscito per un soffio a mettere in salvo tutti gli animali e a chiudersi in casa con la sua famiglia. In occasioni simili non potevano fare altro che attendere la fine del maltempo. La nonna preparava da mangiare e poi mentre lei cuciva o lavorava a maglia, il nonno raccontava storie della sua giovinezza e della guerra che aveva combattuto quando era ancora un ragazzino. Gabe era sempre stato affascinato da quei racconti e ascoltava sempre con grande interesse; non pensava che un giorno l’avrebbe vista di persona e che avrebbe dovuto combattere per difendere il suo popolo. In realtà, non aveva immaginato nulla di tutto quello che alla fine gli sarebbe successo.

Avanzava lentamente su quel sentiero che conosceva bene, facendo attenzione a ogni rumore. Aveva preso l’abitudine di osservare ogni dettaglio, persino ciò che prima dava per scontato. Dal giorno di quella tempesta tutto era cambiato per lui, persino il nome. Quella sera, mentre cenava assieme ai suoi nonni, una donna si era presentata alla loro porta. Era una straniera e a prima vista sembrava nobile: il portamento regale, i vestiti fatti di stoffe pregiate, i gioielli fini ma preziosi, erano alcuni elementi che mettevano in risalto il fatto che non fosse una semplice contadina. Gabe sapeva che c’erano villaggi e regni diversi dal suo, posti piccoli ma molto ricchi ed era convinto che la signora venisse proprio da uno di quelli. E il suo istinto non aveva mai sbagliato.

Quella donna era Cassiopea, la regina di Mirtopya, un piccolo regno nascosto tra le montagne. Gabe, vedendo per la prima volta una persona tanto importante, ne rimase incantato. Durante quella sera però, aveva scoperto che lui era il nipote della regina e che il suo regno aveva bisogno di lui.

In un primo momento ovviamente non aveva creduto neanche a una parola, sembrava solo una favola per bambini. Tuttavia, dopo aver sentito le sue mani appoggiate sul capo, uno strano calore cominciò a scorrergli nelle vene.

Gli aveva spiegato che poco dopo aver compiuto due anni, i suoi genitori erano stati assassinati e lei, per proteggerlo, gli aveva assopito i poteri e lo aveva portato in quel posto lontano, dandolo in custodia a una coppia che non aveva figli. Dopo che coloro che lui aveva sempre pensato fossero i suoi nonni avevano confermato la storia, era rimasto in silenzio per diversi minuti. Non sapeva come reagire, non riusciva a credere a tutto ciò che aveva sentito.

Aveva impiegato i due giorni successivi a raccogliere informazioni dai suoi nonni adottivi e dalla regina. Aveva quindi scoperto che il suo vero nome era Astreo, chiamato così in onore di un titano dal quale discendeva la casata dei Neptunos che da secoli regnavano su Mirtopya. Era il nipote di un re, figlio di una principessa e di un guerriero e possedeva delle abilità magiche; per queste ragioni e per mostrare la loro riconoscenza i nonni adottivi lo avevano chiamato Gabriel, in onore di un angelo.

Dopo quei due giorni di domande e riflessioni, aveva deciso di partire assieme alla regina e di tornare nella sua terra natìa. Era dispiaciuto per il fatto di lasciare i nonni e il suo villaggio, ma aveva sentito la necessità di conoscere le proprie origini. Voleva capire come fosse quel regno, imparare quali erano i suoi poteri e cosa era in grafo di fare. Desiderava completare il puzzle per capire chi fosse davvero e cosa potesse riservargli il futuro.

Una volta arrivato a Mirtopya aveva iniziato un lungo addestramento. Non conosceva nulla del posto così, sulla cima di una montagna, in un luogo isolato e protetto da magia, aveva passato notti sui libri per scoprire informazioni preziose sulla sua famiglia e sulla storia del regno. Aveva imparato a combattere, a maneggiare coltelli e spade e soprattutto a dominare e usare i suoi poteri.

Si era reso conto di avere l’udito molto più sviluppato degli umani, riusciva a vedere di notte quasi come se fosse giorno, gli bastava uno sguardo al cielo per capire che ora fosse e dove si trovasse, controllava alcuni elementi della natura: non poteva produrre qualcosa dal nulla, ma riusciva trasformare ciò che aveva attorno. Non era in grado di creare il fuoco o l’acqua, ma gli bastava una sola scintilla per dare vita a un rogo o qualche goccia per riempire una vasca; una brezza leggera poteva diventare una vera tempesta, un sassolino buttato nel mare invece poteva tramutarsi in onde spaventose.

Aveva passato due anni umani a imparare e quando i maestri lo avevano ritenuto pronto, aveva deciso di tornare dai nonni.

Il castello di Mirtopya era enorme, aveva servitori sempre pronti a esaudire ogni suo desiderio, eppure non riusciva a sentirsi come a casa. Le regole del galateo, i balli e le cena con persone sconosciute per poter creare legami politici, erano solo alcune delle cose che lo avevano portato a prendere la decisione di ritornare al suo villaggio. Aveva completato il suo addestramento, aveva imparato tutto ciò che era riuscito sulla magia, sugli equilibri del mondo e sulle alleanze tra i vari regni, umani o magici. Niente però era riuscito a fargli provare quella semplice gioia che era sempre presente quando era solo Gabe e non Astreo, principe di Mirtopya.

Sua zia, la regina Cassiopea, aveva osservato a lungo il suo comportamento e aveva notato la sua malinconia. Quando era andata a prenderlo per addestrarlo era convinta che lui fosse la chiave non solo per salvare il suo regno ma il monte intero. La guerra contro i demoni stava iniziando e tutti loro avevano bisogno di guerrieri bravi, come lui era diventato. Tuttavia, era convinta del fatto che per combattere non servisse solo l’addestramento, la forza e la strategia, ma anche una motivazione valida che andasse oltre al semplice fatto di voler vincere. E lui non poteva trovare quella ragione lì al castello, ma nel villaggio dove era cresciuto.

Cassiopea aveva riflettuto a longo e dopo essersi consultata con i suoi uomini di fiducia, era arrivata alla conclusione che lasciare Gabe libero fosse la scelta migliore. Sarebbe stata la persona più indicata a comunicare con gli umani e a convincerli che loro stavano dalla stessa parte.

Così Gabe aveva intrapreso il lungo viaggio di ritorno, vedendo per strada i primi segni della guerra che stava per iniziare.

Gli abitanti di Mirtopya assieme ad altri regni erano destinati a mantenere l’equilibrio nel mondo: non potevano fermare una guerra, ma solo limitare i danni affinché il mondo non si sbilanciasse. Gli era servito molto tempo per capire che non sarebbe mai riuscito a salvare tutti, che molti sarebbero morti per la libertà, per gli amici, per la famiglia, per proteggere ciò che amavano che fosse materiale o meno. E lui non poteva fare altro che guardare e intervenire laddove la bilancia iniziava a pendere troppo da un lato. Le battaglie degli umani dovevano seguire il loro corso e Cassiopea gli aveva ripetuto diverse volte che non potevano usare i loro poteri per fermare quella macchina che andava avanti da millenni.

Gabe si fermò poco lontano dalla sua meta e si concentrò sulla vista. Sentiva già le risate di qualcuno, il dolce canto di qualche fanciulla, il profumo del cibo. Il villaggio dove lui era cresciuto non esisteva più, si era spostato al centro della foresta per evitare di essere completamente distrutto. In quei due anni molti di loro erano morti e Gabe non poteva non sentirsi responsabile. Aveva giurato di usare i suoi poteri per il bene ma aveva fatto una promessa anche a quelle persone accanto alle quali era cresciuto: avrebbe fatto qualsiasi cosa per difenderli.

Avanzò piano e si ritrovò ai margini di quella che doveva essere la piazza centrale. Un grande falò bruciava e attorno ad esso, giovani e anziani stavano raccontando storie e creando delle armi. Una volta avrebbero ballato, adesso invece si stavano preparando per la guerra. Solo che le loro armi umane non sarebbero bastate per proteggersi contro il male che stava arrivando. Gli umani assettati di sangue sembravano un gioco in confronto ai demoni che erano riusciti ad uscire dall’inferno; un antico incantesimo aveva aperto loro la porta verso la Terra e gli umani non avrebbero avuto nessuna speranza di vittoria senza l’aiuto dei vari popoli dei Guerrieri Antichi.

Guardò quei visi che conosceva e si chiedeva se si fossero tutti dimenticati di lui. Per loro erano passati solo due anni, ma per lui erano molti di più. Sulla cima della montagna di Mirtopya il tempo scorreva diversamente, era un posto fuori dal mondo e dalle sue regole. Quando era andato via era un ragazzino di appena sedici anni, con la forza di chi lavora i campi. In quel momento invece era un uomo maturo con la forza di un guerriero, con il comportamento di un principe e di un futuro re. Non riusciva a non vedersi con gli occhi degli altri. Era cambiato, non solo nell’aspetto, ma nell’anima. Forse qualcuno non lo avrebbe nemmeno riconosciuto o forse avrebbe avuto paura di lui.

In fondo non era solo la guerra e le sue conseguenze a spaventarlo, ma il giudizio degli altri. Non voleva essere un eroe, non lo sarebbe mai stato e non voleva guardare in faccia i suoi vecchi amici e vedere diffidenza o timore. Gli mancava il coraggio di farsi vedere ancora e quindi restò nascosto nell’ombra perché aveva paura. Non era un codardo, se ci fosse stata una minaccia, sarebbe uscito allo scoperto e avrebbe combattuto fino alla fine.

A spaventarlo era tutto ciò che oscurava la mente e confondeva i dettagli, il terrore che spingeva le persone a fare scelte azzardate e spesso sbagliate. Era quel sentimento che si leggeva negli occhi degli altri e che provocava dolore e sofferenza, ciò che spingeva gli uomini ad attaccare, scappare e urlare. Egli quella paura non voleva vederla negli occhi dei suoi nonni, dei suoi vicini, dei suoi amici o della ragazza dai capelli rossi che gli aveva rubato il cuore quando erano appena due bambini. La magia poteva spaventare, molto più di un soldato nemico.

«Il nostro guerriero ha deciso di tornare a casa. Devo chiamarti Vostra Altezza?» La ragazza dai capelli rossi che lo aveva sempre accompagnato nei suoi sogni, era lì davanti a lui. Era cresciuta, era diversa anche lei anche se conservava ancora lo stesso luccichio negli occhi.

«Sarò sempre Gabe per te e per tutti loro, sempre.» La guardò attentamente. Aveva sentito i suoi passi prima ancora che lei spuntasse fuori dai cespugli; aveva riconosciuto il suo profumo di rose e limoni e adesso che era a pochi centimetri da lui, sentiva persino il suo cuore battere.

«Sei cambiato, sembri molto più grande. Dicono che hai imparato un sacco di trucchi di magia e che sarai il nostro guardiano.» Beth fece un passo verso di lui e lo guardò da vicino per un momento; nei suoi occhi c’era solo la curiosità e gioia. Gabe rimase sorpreso e decise di tentare la sorte. Allungò la mano e prese il fiore che aveva tra i capelli. Lo osservò e si concentrò. I petali diventarono più grandi, le piccole foglie diedero vita a dei rametti con altri fiori che sbocciarono piano piano fino a formare un’intera corona. Quando finì, tese la mano verso Beth e attese il suo giudizio.

«Rimarrai qui ad aiutarci questa volta?» Gabe vide la speranza in quegli occhi verdi e non riuscì a fermare il suo sorriso. Aveva appena trasformato un piccolo fiore in una vera corona e lei non si era spaventata, anzi, sembrava solo meravigliata. Sentì le sue mani delicate mentre prendevano la corona per posarsela sulla testa. E in quel momento, quel semplice gesto gli fece capire che la sua paura era infondata perché chi lo vedeva davvero per ciò che era, non si sarebbe mai spaventato e a lui bastava quello.

«Non so se potrò rimanere qui per sempre, ma farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere questo posto e le persone a me care.» Tese la mano e quando lei la spostò, ebbe di nuovo paura. Solo quando lo abbracciò stretto, come se non volesse più lasciarlo andare, Gabe tornò a respirare. Sorrise e capì di essere tornato a casa, dalla sua vera famiglia. Non sarebbe stato solo il guardiano di quel villaggio, ma li avrebbe aiutati e addestrati, avrebbe fatto il possibile per creare alleanze e fare in modo che tutti comprendessero la minaccia dei demoni. Adesso aveva una ragione valida per combattere.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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4 Comments

  1. Ciao Liv!
    Sono felicissima che tu abbia scelto Harry Potter, perché è tra le mie storie preferite!
    Tu hai rispettato alla perfezione i dettagli basilari di genere, narrazione e personaggio, ma hai anche aggiunto delle caratteristiche tutte tue che hanno dato al racconto un aspetto del tutto personale che mi è piaciuto tanto.
    Gabe è il “prescelto” che però non è il solo eroe della storia, segue un’istruzione particolari e si adopera per essere comunque d’aiuto a coloro che sono, a tutti gli effetti, la sua famiglia, per trasmettere loro tutto ciò che sa. Ammetato che avrei preferito un po’ di azione in più, ma risulta lo stesso una storia accattivante.
    Brava!

    Alla prossima
    Federica

  2. Giusy Marrone

    Non sono un’appassionata di fantasy, ma questo racconto mi è piaciuto molto, sei riuscita a creare una storia avvincente,con dettagli e ritmo perfetti. Brava

  3. Silvia Bragalini

    Ciao Liv! Sono contenta che tu abbia deciso di lanciarti in questo esperimento con il fantasy: il risultato è davvero buono! Gli elementi di collegamento con Harry Potter ci sono, soprattutto per quanto riguarda la famiglia adottiva (che qui però è molto buona) e la rivelazione improvvisa. Su questa base, però, hai inserito anche degli elementi originali e degli altri che mi sono sembrati ispirati dalla mitologia greca. Il risultato è un mix davvero originale e ben riuscito. Complimenti davvero e alla prossima!

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