Racconto “Sugli scogli della vita”

Nota

copertina storytelling

Buongiorno lettori. Eccoci qui anche con il racconto di settembre, “Sugli scogli della vita” per la rubrica StorytellingChronicles organizzata da Lady C di La Nicchia Letteraria. Questo mese la consegna consisteva nel scegliere una canzone proposta da Lady C e usarla come ispirazione. Appena ho visto i titoli, senza nemmeno aprire i link, ho scelto Snow angel di Two steps from hell (qui il link). Non la conoscevo, ma nella playlist “ispirazione” ho diverse canzoni loro e ammetto di essermi lasciata ispirare un po’ di volte dalle note non proprio allegre.

Ascoltando in loop questa canzone ho provato a tradurre in parole quello che mi trasmetteva e così è nato il racconto “Sugli scogli della vita”. Il titolo non è dei migliori, ma esprimeva un po’ ciò che prova il protagonista. Vi ricordate di Marine e della tempesta che cambiava le vite dei protagonisti di “Negli abissi dell’amore” del mese scorso? Ebbene, incontriamo di nuovo il protagonista e vi svelo il nome anche se non viene mai citato: Sébastien. Uno dei significati del nome pare sia “colui che venera gli dei” e direi che nella storia lui venera il mare in un certo senso.

Sugli scogli della vita

La sabbia è fredda sotto i miei piedi, a tratti bagnata da quelle onde che senza tregua continuano a rincorrere qualcosa per poi ritirarsi e riprendere tutto da capo. È una guerra che va avanti dall’inizio dei tempi e che probabilmente non finirà mai. Il mare combatte per qualcosa e non molla la presa neanche quando sembra essersi arreso. Bagna la spiaggia e gli scogli, si infrange in mille gocce, si alza fiero e spazza via ciò che trova sul suo cammino incurante dei danni che si lascia dietro. Deve uscire vincitore e non gli importa a chi farà pagare il caro prezzo. Porta sulla battigia conchiglie e alghe, poi le riprende come se niente fosse, spezza pezzi di scogli e li modella a suo piacere. È una vera forza e nessuno lo può domare. Chi ha la presunzione di farlo è solo un illuso.

I marinai hanno provato a farlo per secoli eppure sono pochi i fortunati che sono sopravvissuti alla sua rabbia. I nuotatori ci provano spesso eppure sanno che non devono mai spingersi oltre certi limiti perché altrimenti la posta in gioco diventa troppo alta. I surfisti sono più coraggiosi o forse solo più ingenui, si illuminano vedendo le onde alte e provano a cavalcarle e a domarle, solo che a volte accade il contrario e sono loro ad essere vinti dal mare.

Una volta ero così anche io: giovane, ingenuo, spericolato e presuntuoso. Mi piaceva nuotare, sentire l’acqua fresca che mi bagnava la pelle, che mi avvolgeva e mi cullava. Amavo andare con la barca a largo e ammirare il tramonto o l’alba, c’era qualcosa di magico ogni volta che vedevo quello spettacolo. Adoravo prendere la muta e la tavola e aspettare l’onda che mi avrebbe permesso di salire in alto sulla cresta. Mi dava libertà, adrenalina, mi faceva sentire vivo.

Sto camminando sulla spiaggia e mi godo tutto ciò che posso sentire in questo momento. Le nuotate in mare a mezzanotte sono solo un ricordo per me, le uscite con la barca al largo sono un evento rarissimo e surfare è ormai un sogno. In cinque anni posso contare sulle dita delle mani le volte in cui mi sono avvicinato così tanto al mare mosso. Ho impiegato un anno a entrare in una piscina di appena un metro di profondità, altri sei mesi per arrivare con l’acqua che mi copriva parte del torace e altri sei mesi ancora per provare a nuotare. Ho impiegato quasi tre anni per tornare a fare una vasca a nuoto senza andare a fondo o senza avere un blocco per la paura.

È inutile che faccia finta di essere forte perché in fondo sono umano e certe cicatrici che mi porto dietro faranno sempre male. Ci pieghiamo tutti davanti alla paura, anche se siamo adulti, alti e grossi.

Una onda mi colpisce i polpacci improvvisamente e devo fermarmi per non perdere l’equilibrio. Non è la sua forza a farmi vacillare, ma i ricordi di quel mare in burrasca di cinque anni fa, di quella notte che mi ha fatto diventare un’altra persona.

Dopo quattro anni da quel momento sono uscito di nuovo con la barca a largo. Non sono andato solo perché non mi fidavo del mio giudizio e neanche del mio umore. Mi hanno tenuto sotto sorveglianza in ogni istante e nonostante la paura, sono riuscito a superare la gita senza un attacco di panico. Per me è stata una vittoria importantissima e anche per chi mi stava accanto.

Adesso mi avvicino al mare lentamente, lascio che mi bagni i piedi, a volte i polpacci e la cicatrice che porto come segno della sua forza, ma non gli concedo altro. Potrà essere invitante, potrà ammaliarmi con il suo profumo, con la sua bellezza, con il suo richiamo ma non cederò più. Gli ho permesso di portarmi via troppo e adesso non glielo posso più lasciar fare altrimenti perderei anche gli ultimi pezzi di me stesso.
Mi siedo sugli scogli e lascio che la brezza mi accarezzi il viso e mi spettini, lascio che le onde mi bagnino i piedi, che le goccioline mi colpiscano dove arrivano. Può toccarmi, può farmi persino sbandare per un po’ ma non ha più potere su di me, se non quello che io decido di concedergli.

Tocco l’anello che porto al collo e sorrido. Se ci vuole tanto tempo per guarire le ferite fisiche, ci vuole ancora di più perché quelle che si portano dentro l’anima smettano di togliere il fiato. Non vivo nel passato, ma porto così tanti segni visibili e nascosti che non posso non pensare a cosa c’era una volta e a cosa c’è adesso nella mia vita.
Chiudo gli occhi e ascolto le onde infrangersi, se si fa attenzione sembra quasi una melodia. Il mare canta le sue gesta, ostenta la sua forza e il suo primato su di noi poveri illusi che pensiamo di poterlo piegare alla nostra volontà. Ispiro il suo profumo salmastro che mi entra fin dentro i polmoni e porta a galla ricordi e sentimenti così forti che è difficile spiegarli a parole. E poi perché dobbiamo per forza dire qualcosa? Non basta provarlo e mostrarlo con i gesti, con lo sguardo, con un animo tormentato?

Apro gli occhi e vedo all’orizzonte le prime luci dell’alba. Dipingono il cielo e il mare di diverse sfumature di rosso e arancione, usano il blu come una tela e la colorano e la schiariscono fino a quando non rimarrà solo l’azzurro limpido del cielo che si specchierà nel mare e il sole che riscalderà tutto e illuminerà di nuovo il mondo scacciando via le ombre oscure della notte.

Sulla storia

Il racconto “Sugli scogli della vita” è corto e non racconta un evento ma i sentimenti del protagonista nei confronti del mare e non solo. Ci sono alcuni dettagli su di lui, sul suo tormento e l’alba finale l’ho vista come una speranza per lui che è ancora vivo. La foto usata come copertina è l’alba alle 5:50 del mattino a Grado (ebbene sì, mi sono svegliata per fare foto all’alba nonostante il vento).

Grazie.A voi la parola.

Disclaimer & copyright

Il contenuto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

    6 Comments

    1. Anne Louise Rachelle
      Ottobre 17, 2020
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      Ciao Liv! Inizio col dire che la foto dell’alba è MERAVIGLIOSA! Davvero molto suggestiva e accompagna questa piccola perla letteraria alla perfezione.
      Sono stata molto felice di ritrovare Sébastien (e naturalmente è stato bello conoscere il suo nome, anche se in background!), le sue emozioni sono tangibili, un fiume in piena che travolgono il lettore… Sei riuscita ad approfondire un personaggio molto complesso e a portarlo davanti ai nostri occhi in tutto il suo splendore, sfruttando una traccia musicale non così scontata!. Questo, ragazza, non è da tutti. Il tuo stile è coinvolgente e descrive alla perfezione il messaggio di speranza che vuoi dare, nonostante Sébastien stia ancora attraversando le tenebre.
      Davvero complimenti, un racconto emozionante in ogni sua parte!
      Alla prossima 😉

    2. Stephi
      Ottobre 6, 2020
      Reply

      Posso dire una cosa? Io ADORO i titoli dei tuoi racconti. Sono tutti spettacolari! Ciò detto, che bello ritrovare Sébastien e scoprire di più del suo dolore: in qualche modo, se nel primo racconto lo avevi già mostrato, qui se possibile se ne scopre un lato ancora più profondo, che fa riflettere con attenzione. Trovo sia perfetto lo scritto, coerente con la canzone e con quello che trasmette: una malinconia intensa che si rischiara sul finale. Complimenti!

    3. Silvia Maria Bragalini
      Settembre 27, 2020
      Reply

      Ciao Liv! Secondo me questa storia è davvero perfetta per il periodo che stiamo vivendo: fine estate-inizio autunno (ahinoi… dove sono finite quelle giornate lunghe e calde sulla spiaggia?). Ho ascoltato la canzone che hai scelto (anche se poi ho optato per un’altra) e devo dire che hai reso proprio bene l’atmosfera: “l’altra medaglia” del mare, quella al di là di spiagge affollate, divertimenti, tormentoni. La parte più malinconica e silenziosa, quando resti solo tu a fine giornata, comprendi che la stagione cambierà e con lei anche qualcosa in te. Il protagonista riflette sui suoi problemi e tormenti interiori, ma alla fine emerge un senso di speranza e soprattutto una forte volontà di sconfiggere i propri demoni ed essere più positivo. Lo stile spesso è quasi lirico, complimenti, mi è piaciuto molto!
      Sono anche contenta che qualcuno abbia scelto questa canzone perché al primo ascolto mi aveva colpito parecchio ma poi il cuore e la penna mi hanno portato da un’altra parte. Ancora brava e alla prossima!

      • Liv
        Settembre 30, 2020
        Reply

        Ciao.
        È una storia legata a quella del mese precedente e la canzone mi ha portata a scrivere questo. Diciamo che diverse canzoni dei Two Stepts from Hell sono meravigliose.

    4. Martina
      Settembre 22, 2020
      Reply

      A parte la foto che merita, questa storia deve essere letta secondo ne quando si è tristi e sconfortati, fa pensare che dopotutto, c’è sempre speranza, anche quando non sembra (o comunque non abbattersi).

      • Liv
        Settembre 25, 2020
        Reply

        Direi che hai ragione, la speranza esiste per tutti.

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