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Racconto narratoridistorie: Anche i miracoli alle volte accadono

Racconto narratoridistorie: Anche i miracoli alle volte accadono

Nota

Salve da Ester! Eccomi qui ancora una volta grazie a Liv per l’ormai tradizionale spazio mensile che mi riserva 😊 Questo racconto partecipa alla sfida NarratoriDiStorie del mese di marzo. La consegna che ho ricevuto è stata: “Nessuno pensava potesse succedere questa cosa”. Colore indaco, caratteristica scelta il miracolo, imprevisto numero 24: cose che cambiano la vita. Il titolo che ho scelto per il racconto è Anche i miracoli alle volte accadono.

In questo racconto ritroviamo Arend e Stella, protagonisti di Quel maledetto primo giorno, scritto per la sfida di gennaio. Non ho potuto evitare di affezionarmi un sacco a questi due personaggi e sono stata davvero contenta di vedere che anche loro non mi hanno abbandonata. Mi sono divertita un mondo anche questa volta cercando di dare forma alla loro storia. Ovviamente sono due personalità forti e ribelli che agiscono di testa loro e molte volte ammetto che sono veramente difficili da gestire, ma credo di amarli proprio per questo. Spero sarà così anche per voi 😉 Potete tranquillamente leggere il racconto in modo indipendente rispetto al precedente. Vi auguro una piacevole e spensierata lettura!

ANCHE I MIRACOLI ALLE VOLTE ACCADONO

copertina racconto

Stella era furiosa, di nuovo. Era ormai trascorso un mese da quando aveva cominciato a lavorare per Arend come sua assistente e da quel momento la sua vita era drasticamente cambiata. E non in meglio. Ogni giorno doveva sottostare agli umori e ai caprici di quello che lei considerava un megalomane pianista dei suoi stivali, senza poter cambiare la sua situazione. Quei maledetti dell’agenzia l’avevano fregata, facendole firmare un contratto esclusivo che la vincolava al suo “così detto” capo ventiquattrore al giorno, sette giorni su sette.

Non aveva via di scampo se non quella di pagare una penale salatissima cosa che, ovviamente, era impensabile. La colpa era soltanto sua, perché non aveva letto con attenzione tutte le clausole scritte in piccolo. Era stata troppo ingenua ed elettrizzata all’idea di lavorare per un artista. Non era un’esperta del mondo dello spettacolo e di musica ne capiva ancora meno, però era sempre stata affascinata da quell’universo che sembrava irraggiungibile per qualcuno come lei.

Le sue fantasticherie, tuttavia, furono rovinate da subito da Arend o Mr Pantaloni gialli come amava chiamarlo lei dal loro primo incontro. Lui era quanto di più simile al prototipo di maschio detestabile da cui si era ripromessa di stare alla larga. Era arrogante e insensibile, presuntuoso, con una capacità empatica pari a zero e non ascoltava niente e nessuno al di fuori di sé stesso. Sarebbe stato anche intelligente, se non avesse usato quella sua potenzialità esclusivamente per tormentarla.

Stella non riusciva a capacitarsi di come un tale esempio di insensibilità fosse diventato un musicista così talentuoso. Suo malgrado si era dovuta ricredere almeno riguardo quell’aspetto. Ricordava ancora la prima volta che lo aveva sentito suonare. Era rimasta incantata. La sua musica le era arrivata dritta alla pancia e senza rendersene conto si era ritrovata con gli occhi lucidi e i brividi in tutto il corpo. Era rimasta immobile a guardarlo mentre usciva dal palco. E come sempre, lui aveva rovinato quel momento di magia con uno dei suoi soliti commenti da prima donna.

«Ti sei già innamorata di me?» le aveva chiesto andandole incontro «Proprio tu, che non ti saresti mai ridotta a sbavare come un cagnolino adorante, eh?» la schernì ricordandole quelle parole che gli aveva detto tempo prima, quando un gruppo di ragazze lo aveva letteralmente bloccato per strada chiedendogli foto e autografi.

«Nei tuoi sogni» lo scansò con una spinta «E poi non sto sbavando!» gli rispose infuriata.

«Ah no? E allora cos’è quella?» le domandò lui indicandole il mento. Stella si portò automaticamente la mano alla bocca, ovviamente pulita.

«Tu!» esclamò arrabbiata. Lui alzò le mani con finta innocenza. «Me la pagherai! Aspetta e vedrai!» sibilò lei a denti stretti «Nessuno…»

«…può permettersi di trattarti così, vero? Eppure l’ho appena fatto» si riavvicinò chinandosi su di lei «E non mi sembra ti sia dispiaciuto, anzi…direi il contrario» concluse soddisfatto raddrizzandosi e passandole oltre per raggiungere il camerino. Stella strinse i pugni e cominciò a contare mentalmente facendo lunghi respiri profondi per calmare la sua rabbia.

In seguito, Stella aveva ripensato a quelle parole e a mente fredda era arrivata alla conclusione che lui aveva avuto ragione. Fin troppi avevano abusato della sua bontà e gentilezza e spesso, ritenendola troppo debole e fragile, l’avevano sempre trattata con i guanti quasi fosse una rara porcellana. Nel corso degli anni aveva dovuto reprimere la rabbia, mascherandola dietro ad eterni sorrisi e parole gentili, sperando inutilmente che prima o poi qualcuno si accorgesse che lei era molto di più e che, come tutti, aveva la facoltà e la capacità di arrabbiarsi.

Arend era stato il primo a non mostrarle quell’eccessiva preoccupazione e cura e Stella ne era rimasta sollevata, perché significava che avrebbe finalmente potuto sentirsi libera di esprimere i suoi pensieri senza troppe paure. Con lui era anche troppo facile. Alle volte persino lei si stupiva del suo animo battagliero, però non poteva farne a meno. Non conosceva nessuno di così irritante come quell’uomo.

Faticava ancora a riunire nella stessa persona l’idea del musicista che era riuscito a smuoverle il cuore con la persona decisamente meno romantica che la accompagnava quotidianamente. Se da un lato era angelico, dall’altro era decisamente diabolico e naturalmente, quello era il carattere che usava di più con lei. Stella, tuttavia, era sicura di una cosa: prima o poi gliel’avrebbe fatta pagare cara per tutto quello che doveva affrontare. Lei non poteva licenziarsi, ma la cosa era reciproca perché nemmeno lui poteva cacciarla. Avrebbero dovuto sopportarsi a vicenda per un anno intero quindi Stella doveva solo decidere il modo migliore per rendergli la vita un inferno in terra.

Stella era furiosa perché quel giorno era diretta alla villa del grande Maestro. George, l’autista e tuttofare di Arend era la persona più buona e pacifica che avesse mai incontrato e quando le aveva telefonato quella mattina in preda al panico per pregarla di sostituirla, non aveva potuto dire di no. La figlia di George si era sentita male a scuola così lei aveva rinunciato alla sua libertà per andare a farsi torturare dal Maestro.

Il lunedì era uno dei pochi giorni in cui era libera di starsene per conto suo, ma per George avrebbe fatto di tutto, così si era cambiata al volo, aveva preso le chiavi della sua Fiat Seicento color indaco (al precedente proprietario a quanto pare piaceva molto quel colore) ed era partita.

Non era mai stata a casa di Mr. pantaloni gialli, però doveva ammettere che era davvero splendida. Si trovava in una tranquilla zona residenziale immersa nel verde e con un panorama di una meraviglia unica. La villa era sopraelevata e leggermente isolata rispetto alle altre. Una costruzione semplice, ma elegante e in contrasto con l’immagine che lei era solita avere del suo proprietario. In poche parole, era semplicemente perfetta. Parcheggiò appena fuori dal cancello che trovò inaspettatamente socchiuso. Non c’era nemmeno un citofono al quale rivolgersi. Indecisa, si guardò attentamente in giro e non vedendo nessuno, decise di entrare. Mentre percorreva il vialetto fu invasa dall’inebriante profumo di lavanda. Ammirò incredula i bassi cespugli color indaco, disposti lungo i due lati della stradina acciottolata che conduceva all’ingresso. Bussò alla porta e non ricevette risposta.

«Arend?» chiamò «Sono Stella, mi ha mandato George» non rispose nessuno.

Guardò l’orologio. Erano le otto e trenta, così pensò che forse stava ancora dormendo.

«Guarda che entro! Poi non accusarmi di invasione di proprietà privata!»

Aspettò un altro po’ e spinse la maniglia. La porta di aprì con uno scatto.

Entrò in punta di piedi. «Permesso, c’è nessuno? Mr. Simpatia dove sei?» chiamò nuovamente.

Stella si guardò attorno meravigliata. Il corridoio si apriva in un ampio spazio dove troneggiava un bellissimo pianoforte a coda. Sullo sfondo, delle grandi vetrate lasciavano lo spazio ad un panorama mozzafiato. Stella pensò che quello fosse un vero paradiso. Poteva immaginarsi comodamente seduta sul sofà con il caminetto acceso, la musica di sottofondo e un bel libro sulle ginocchia. Si voltò con l’espressione ancora sognante in viso e per poco non svenne guardando il pavimento davanti a lei.

«Ah!» urlò «O mio dio o mio dio o mio dio o mio dio!» Stella continuava a strillare saltellando prima su un piede e poi su un altro coprendosi gli occhi.

«Buongiorno.» la voce che parlò proveniva dalle sue spalle.

«No no no no no. Portalo via. Fallo uscire. Ti prego» gli strilli di Stella si erano trasformati in un pianto disperato, mentre si voltava in preda al panico correndo a saltelli e finendo letteralmente aggrappata ad Arend.

«Cosa…quello?» le domandò lui trattenendo a stento una risata e facendo un cenno con il capo nella direzione del pavimento.

Stella aveva il volto schiacciato contro il petto di lui e le mani artigliate alla sua schiena. Girò impercettibilmente la testa aprendo lentamente un occhio.

«Hiiii! Sì, sì quella cosa…brutta…basta…salvami» Stella era nel pieno di una crisi di nervi e cominciò a tremare «Farò tutto quello che vuoi, ti prego aiutami…aiutami» Stella continuava a ripetere quelle parole piangendo, come fossero un mantra. La maglietta di Arend era ormai a chiazze.

«Stella?» la chiamò lui.

«Stella…» ci riprovò una seconda volta addolcendo leggermente il tono.

«Stella, forse dovresti mollare la presa» lei lo strinse ancora più forte.

Sapeva di sembrare una bambina, ma proprio non ce la faceva. Solamente l’idea di posare nuovamente lo sguardo su quel coso strisciante la faceva diventare pazza. Sentì che Arend aveva cominciato a cantilenare una dolce melodia a bassa voce. In risposta, Stella cominciò lentamente ad allentare la presa e un paio di minuti dopo sollevò il capo incontrando un paio d’occhi di un blu intenso che la stavano osservando preoccupati.

«Va un po’ meglio?» le chiese dolcemente. Lei annuì.

«Bene.» Arend inspirò a fondo «Ora…girati» espirò non riuscendo a trattenere una risata.

«Ti sembra il momento di ridere?» Stella stava lentamente tornando padrona della situazione.

«No…cioè sì…Stella, per favore» la pregò lui continuando a ridere «Girati!».

Stella raccolse il coraggio necessario e cominciò lentamente a voltarsi. Con un urlo improvviso fece un balzo all’indietro. Sollevò il braccio e con l’indice puntò il dito verso un bambino di cinque o sei anni che le stava di fronte tenendo in mano un grosso e lungo serpente a penzoloni.

«Ccche…ccos…qquell…pp…bba…» cominciò a balbettare e farfugliare parole senza senso.

«Stella» Arend le appoggiò le mani sulle spalle «Quello è di gomma e quello…» disse indicandole il bambino che ormai doveva certamente pensare che fosse matta «È mio figlio Edoardo».

«Papà» la vocina flebile e timida del bambino la riscosse dallo sbalordimento «Chi è questa signora? E perché sta piangendo?»

«Lei è Stella e sta piangendo perché Biscia l’ha spaventata» Arend le strinse dolcemente le spalle prima di dirigersi incontro a Edoardo e prenderlo in braccio, afferrando Biscia e gettandolo di lato. Tutto quello che Stella riusciva a dire erano solo strani suoni inarticolati e privi di senso. Era sicura di sembrare un’ebete.

«Papà, perché la signora non parla?»

«Forse è ancora sotto shock» Arend gli scompigliò teneramente i capelli «Siamo riusciti a lasciarla senza parole. Forza, dì alla signora cosa ti dice sempre papà».

«Se vuoi conquistare una ragazza, devi lasciarla senza parole» rispose il bambino con voce seria e solenne.

«Bravo!» il padre guardò suo figlio con orgoglio scoccandogli un sonoro bacio in fronte.

«Quindi vuol dire che l’abbiamo conquistata papà?» domandò incuriosito Edoardo.

Arend si voltò verso Stella fissandola intensamente.

«Questo dovremmo chiederlo a lei, vero Stella? Edoardo vuole sapere se ti abbiamo conquistata» le fece l’occhiolino mentre un sorriso sbarazzino gli illuminava il volto.

Stella era sempre più sconvolta. Ripensò a tutto quello che era accaduto nel corso di quei pochi minuti e al fatto che era decisamente troppo per un semplice lunedì mattina. Eppure…si pizzicò il braccio. Era reale.

Guardò quelle due paia di occhi identici continuare a fissarla, cominciò a sentire le orecchie fischiare e vide i colori schiarirsi attorno a lei. Venne assalita da una familiare sensazione di angoscia e cominciò a respirare affannosamente. Il panico l’assalì serrandole lo stomaco in una morsa mentre tutto attorno a lei cominciò a girare.

«Non…» fu l’unica cosa in grado di mormorare prima di crollare distesa sul pavimento.

Stella era decisamente rimasta senza parole. Un vero e proprio miracolo e del tutto comprensibile. Dopotutto, nessuno pensava potesse succedere qualcosa del genere.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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