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Una storia già scritta migliaia di volte: Capitolo 2

Una storia già scritta migliaia di volte: Capitolo 2

Nota

copertina storytelling chronicles

“Una storia già scritta migliaia di volte” è un racconto a puntate. Ogni capitolo aggiungerà nuovi dettagli alla storia. Si consiglia di leggerli in ordine per comprendere gli eventi narrati.
Questo racconto partecipa alla sfida mensile Storytelling Chronicles organizzata da La Nicchia Letteraria. Per il mese di marzo la consegna comprendeva tre elementi: un colore pastello, un bambino e un fiore. Non sono gli elementi centrali della storia, ma ho cercato di incastrarli nella trama della storia.
Capitoli già pubblicati:
Prologo
Capitolo I

Trama

Calliope ama i libri da tutta la vita e inventa mondi fantastici per i suoi lettori. Ha successo anche se nessuno sa chi si nasconde davvero dietro lo pseudonimo che usa. Una maschera che mostra al mondo per non affrontare le sue paure.
Ares è organizzato, metodico e calcola ogni passo che fa e le sue conseguenze, fino a una sera in cui si affida all’istinto, senza immaginare che la sua vita cambierà completamente.

Una storia già scritta migliaia di volte

Capitolo II

copertina racconto

Il profumo del caffè si stava diffondendo in tutta la cucina e quasi sicuramente anche nel resto della casa. Ares aveva lasciato aperte le porte verso la zona notte di proposito, in modo che Calliope si svegliasse sentendo quell’odore forte. Sorrise. Lei era una da the e tisane in tutte le salse, aveva interi ripiani in cucina con scatole diverse. Se qualcuno di estraneo avesse aperto quell’armadietto, avrebbe avuto non pochi dubbi alla vista di così tante piante in bustine e scatole. Ares prese un sorso dal caffè e decise di andare a svegliarla. Aveva dei piani per quel giorno e non intendeva arrivare a fine giornata senza aver portato a termine tutti i punti della sua lista.

Si appoggiò al muro con le mani in tasca per alcuni secondi, guardandola mentre dormiva. La notte prima era crollata prima che lui uscisse dalla stanza. Era davvero stanca e lui iniziava a preoccuparsi per quel comportamento un po’ autodistruttivo. Non era la prima volte che le capitava, ma solitamente durava pochi giorni.

La vide girarsi e aprire gli occhi. Sorrise in attesa del momento in cui si sarebbe resa conto della sua presenza e avrebbe dato di matto. In un istante la vide alzarsi seduta e vigile, con gli occhi spalancati e decisamente in imbarazzo. Era l’effetto che aveva immaginato. Si sentiva un po’ cattivo a ridere, ma doveva ammettere con se stesso che era divertente.

«La bella addormentata ha deciso di svegliarsi finalmente? Non volevo invadere la tua privacy ma visto che è quasi mezzogiorno, volevo assicurarmi che fossi ancora viva.» Arrivò a contare mentalmente fino a tre prima che lei iniziasse a piagnucolare.

«Oh no, tirami qualcosa in testa così forse mi riaddormento. Ieri sera potevo dare la colpa alla stanchezza, ma adesso sono ancora inguardabile e credo che non avrò più il coraggio di guardarti in faccia dopo le scene alle quali sei stato testimone.» Si tirò il cuscino sopra la testa e soffocò un urlo.

Quel gesto gli provocò una vera risata. L’aveva vista in diversi momenti imbarazzanti a non l’aveva mai giudicata. Si era abituato al suo modo di essere, un po’ caotico e esuberante soprattutto quando era agitata. Aveva sempre trovato quel lato del suo carattere come tenero, stranamente per uno che amava il controllo.

«Vedi la situazione con un’ottica troppo negativa e drammatica. Non è successo nulla, nessuno era qua ieri sera, non c’è nessuno neanche adesso, quindi puoi stare tranquilla. E se ti sbrighi a far una doccia, forse ti lascio un po’ di the, potrei saccheggiare la tua scorta.» Si girò e andò verso la cucina ridendo piano quando sentì le imprecazioni di Calliope. Probabilmente non riusciva a trovare le cose che le servivano per cambiarsi. Era come la protagonista di un film, quella che ha la cabina armadio piena e caotica tanto che cercare qualcosa di preciso diventa un’impresa difficile.

Arrivato in cucina, Ares prese il telefono e iniziò a scorrere l’agenda. Rispose a un paio di mail, prese degli appunti sugli eventi ai quali avrebbe dovuto partecipare, sulle riunioni da organizzare e mentre scriveva sul blocco notes fu interrotto dal suono del campanello. Calliope era ancora sotto la doccia, quindi non poteva fare altro che andare ad aprire.

Davanti a lui la donna rimase con la mano sospesa, nella corsa verso il campanello. Era decisamente sconvolta di vederlo lì e forse il suo abbigliamento casual e il fatto cha avesse aperto la porta con così tanta disinvoltura come se fosse a casa propria, aveva contribuito a farle sorgere diverse domande.

«Sei Katie, l’amica di Calliope, giornalista sposata con un avvocato. Giusto?» Cercò di ricordare tutte le foto che aveva visto in giro per la casa e tutte le informazioni che aveva raccolto nel corso degli anni su Calliope. Era bravo nel suo lavoro soprattutto perché metteva sempre al primo posto i clienti e le loro esigenze e quello lo portava spesso a cercare di conoscere vari dettagli sulla loro vita per essere sempre pronto a fare del suo meglio per loro.

«E tu sei il suo agente quindi perché rispondi tu alla porta di casa sua? Ti ha assunto anche come assistente?» Katie entrò dentro e continuò a fissarlo con un misto di diffidenza e curiosità. Continuando con quella guerra di sguardi, andarono in cucina e pochi istanti dopo Calliope entrò mentre si asciugava i capelli. Rimase immobile appena li vide e immaginò che l’amica l’avrebbe sottoposta a un vero interrogatorio una volta che l’avrebbe incontrata da sola.

«Katie, cosa ci fai qui?» La voce era un po’ troppo squillante per poter nascondere la tensione e il fatto che non sapesse come reagire in modo normale. Indossava un paio di leggings e una felpa larga, aveva ancora l’asciugamano in testa e sembrava del tutto a suo agio con quella tenuta casalinga.

«Sai, la mia amica non risponde al telefono da più di ventiquattro ore e quindi volevo accertarmi che fosse ancora viva. Devo chiedervelo, ho interrotto qualcosa?» Katie li guardò in attesa di una risposta, sembrava davvero l’agente cattivo durante un interrogatorio. Non era riuscita a stare zitta, si vedeva la sua lotta interiore. Da un lato non voleva mettere in imbarazzo Calliope, dall’altro era troppo curiosa per restare in silenzio.

«Il telefono! Mi sa che è scarico da qualche parte, scusa Kat. Sono stata un po’ fuori dal mondo in questi giorni.» Visibilmente dispiaciuta Calliope si lasciò cadere senza troppa grazia su una sedia. Aveva lo sguardo basso, stava cercando le parole giuste senza riuscire a dire in realtà neanche una sillaba. Se la sera prima sembrava solo tanto stanca e appena sveglia era imbarazzata, in quel momento era invece delusa da se stessa. Si vedeva il suo sconforto e probabilmente dentro la sua mente si stava maledicendo in tutte le lingue per il suo comportamento.

«L’ho messo io in carica e l’ho acceso prima che tu ti svegliassi.» Conscio del fatto che quella frase aveva insospettito ancora di più Katie, riprese. «Calliope è bloccata con il nuovo manoscritto e si è lasciata andare allo sconforto. Stamattina sono venuto qui per accertarmi che ritornasse tra i vivi.» Ares prese la tazza di the caldo e una brioche e la mise davanti a Calliope sotto lo sguardo incredulo di Katie. Poi recuperò una tazzina pulita e come se fosse a casa sua, preparò un caffè e lo mise sul tavolo.

«Vuoi zucchero Katie?» Cercava di non ridere davanti alla sua faccia sconvolta. Poteva immaginare cosa ci fosse nella sua mente e il suo comportamento non faceva altro che mettere benzina sul fuoco e alimentare la sua fantasia. Non era preoccupato di quello però, sapeva che Calliope aveva pochi amici ma Katie era tra le persone delle quali si fidava ciecamente quindi anche se avesse dato vita a una storia assurda su loro due, l’avrebbe tenuta per se stessa o al massimo l’avrebbe raccontata al marito e all’altra amica, Emma.

«Ragazzi, non per risultare insistente ma ho bisogno di spiegazioni prima di dare il via alla mia fantasia che aspetta solo un piccolo cenno per creare dei bellissimi castelli per aria.» Katie li guardò a turno visibilmente in attesa di una risposta da parte loro. Continuava a bere il suo caffè in silenzio, spostando lo sguardo da uno all’altro, come se fosse un agente in attesa di fare un interrogatorio. Era un po’ inquietante come immagine, ma Ares rimase calmo. Sapeva, dato il suo lavoro, che non si mostrano mai le proprie emozioni perché altrimenti si rischia di dare un’arma all’interlocutore.

«Katie, credo tu sia corsa un po’ troppo veloce. Ares è qui per aiutarmi ad uscire dal blocco, se voglio avere ancora un lavoro. Niente di più, quindi ti pregherei di non chiamare Emma o raccontare a Josh cose che poi necessitano di troppe spiegazioni. Per favore.» Calliope sembrava l’adolescente che voleva tenere nascoste le cose ai genitori, dalla posa alla sua voce e alle sue parole. Ares sorrise, perché era pronto a scommettere che quella sua preghiera non sarebbe stata accolta. Era consapevole che la sua presenza lì poteva creare dei dubbi sul loro rapporto, ma non pensava che la sua amica potesse essere così diretta.

«Mi stai chiedendo di tenere un segreto? Perché questo significa che stai cercando di nascondere qualcosa.» Katie finì il suo caffè e riprese la borsa. Il suo sguardo e il suo sorriso stavano decisamente mostrando quelli che erano i suoi pensieri.

«Io e la signora Martins abbiamo un rapporto strettamente professionale. Sono qui come suo agente, per cercare una soluzione alla difficile situazione nella quale si trova attualmente. Qualsiasi altra insinuazione è fuori luogo.» Ares decise di sfoderare alcune delle armi che usava sempre sul lavoro: essere freddo e formale. Quello solitamente teneva le persone a una certa distanza e impediva la creazione di situazioni poco chiare.

«Signor Wellington, il suo ragionamento ha una grande falla: lei possiede le chiavi della casa della signorina Martins, le ha usate, si è servito del suo caffè come se fosse a casa sua. Questo va oltre ciò che comunemente viene definito come rapporto professionale. Ci pensi bene la prossima volta che vuole portare questa banale scusa per chiudere una discussione.» Katie andò verso l’uscita dalla cucina, facendo un’uscita di scena decisamente d’effetto. «Signor Wellington, mio marito fa l’avvocato, ho una certa esperienza a portare avanti discussioni formali con mille paroloni che hanno come unico obiettivo confondere e portare fuori strada qualcuno.» Gli fece l’occhiolino prima di uscire e dire a Calliope che l’avrebbe chiamata in seguito.

«Sono una donna morta. Non solo mi sono dimenticata la festa di sabato di Josh e quindi sono senza un regalo, ma adesso mi tortureranno appena entrerò in quel locale.» Sbuffò e lasciò cadere la testa sopra il tavolo disperata. Sapeva molto bene che le sue amiche non l’avrebbero lasciata in pace fino a quando non avrebbero scoperto tutti i dettagli. Era sempre stato così.

«Siamo colleghi, anzi, io lavoro per te se vogliamo essere pignoli. Perché dovrebbero pensare ad altro?» Ares era confuso. Pensava di essere riuscito a chiudere la questione ma Katie era risultata più forte di quello che aveva pensato inizialmente. Aveva fatto una valutazione errata.

«Ares, Katie probabilmente in questo momento sta organizzando il mio addio al nubilato con Emma, staranno già decidendo che il colore dei vestiti da damigella saranno rosa o azzurro pastello, che avranno entrambe un bouquet di rose bianche. Santissima Ecate, probabilmente staranno già discutendo su chi di loro due fare da madrina al nostro primo bambino.» Calliope sembrava disperata mentre Ares rimase senza parole. Non era nemmeno riuscito a interrompere il suo ragionamento, aveva detto tutto senza fermarsi per respirare e non sapeva se essere più colpito da quello o dal fatto che in pochi secondi aveva creato quella immagine da famiglia felice e innamorata.

«Le tue amiche capiranno. E se non lo faranno, allora dai loro altro di cui parlare, per esempio un bel outfit per sabato sera e un bel regalo per il marito di Katie.» Le sorrise e la vide indugiare un attimo per poi ricambiare il sorriso.

«Fai così con le case editrici? Se non va bene qualcosa, gli offri altro su cui focalizzarsi?»

«A volte. Oggi però non parliamo di case editrici, scadenze, manoscritti e contratti. Andiamo a fare shopping così sabato potrai offrire alle tue amiche qualcosa su cui chiacchierare.» Le sorrise mentre controvoglia si alzò e andò a vestirsi. Quando fu pronta, Ares rimase per un attimo a guardarla. Non era molto diversa da prima. I capelli erano raccolti in una crocchia disordinata, indossava un maglione lungo e dei jeans e delle all stars un po’ usate. Sembrava una studentessa del college la cui sveglia non era suonata e si era preparata in ritardo. Sorrise ancora, Calliope era sempre stata così ed era una cosa che lui aveva sempre apprezzato.

Uscirono di casa e Ares si impegnò tutto il tempo a farla distrarre. Inizialmente non fu facile ma dopo un po’ si sciolse e tutto fu persino meglio di quello che lui aveva immaginato.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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4 Comments

  1. Stephi

    Ciao Liv! Non vorrei auto citarmi, ma credo che dovrò: CHE DIRE?! Penso che questo capitolo sia un seguito più che lineare dei due precedenti (prologo e primo); ovviamente non ha la forma dei classici racconti – come potrebbe? è parte di una storia… – ma non vedo alcun problema in ciò: di fatto i personaggi sono ben caratterizzati da quanto scritto precedentemente (perlomeno Calliope, Ares è ancora così vago e misterioso… DICCI DI PIÙ su questo bel tenebroso (???) – sì, mi piace ipotizzare cose-!), così come la trama. A me personalmente è piaciuto molto: trovo anche qui la tua capacità di descrivere le scene invidiabile, ho a-ma-to le battute tra Katie e Ares, il loro modo di entrare in sintonia pur essendosi appena conosciuti (o comunque, pur conoscendosi poco), così come ho davvero apprezzato anche il rapporto che hai delineato tra Calliope e Katie stessa, già dando un quadro ben preciso del loro tipo di amicizia. Trovo che tu abbia inserito in modo ottimale anche i vari elementi proposti da Lara nella sfida 🙂 Hai fatto un gran bel lavoro, altroché!!! Ti prego, avvisami quando pubblichi altro di questa storia: mi hai incuriosita parecchio, ne voglio sapere assolutamente di più <3 Un abbraccio, Stephi

  2. Susy

    Il racconto procede spedito e scorrevole tuttavia ho avvertito la mancanza di una fine definitiva e di un prima non del tutto chiaro. Mi dispiace ma non sono riuscita ad entrare in empatia coi personaggi con tante cose ancora da raccontare. Scusa ma stavolta per quanto carino e anche simpatico non è per me promosso al cento per cento ma opinione mia naturalmente che vedo in un altro modo i racconti

    1. Liv

      Ciao. È un racconto un po’ strano perché di fatto è un capitolo di una storia più lunga, quindi immagino che questo non abbia aiutato molto a capire i personaggi.
      Grazie per aver letto e per i tuoi pensieri.

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