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Racconto “Quel maledetto primo giorno”

Racconto “Quel maledetto primo giorno”

Nota introduttiva

Salve, qui di nuovo Ester 😊 Prima di tutto vorrei ringraziare tantissimo Liv per l’ospitalità e per aver accettato di essere la mia beta reader anche questa volta. Grazie al suo aiuto e alle sue fantastiche spiegazioni sto imparando e migliorando davvero tanto. Senza di lei davvero non so dove sarei.
“Quel maledetto primo giorno” è un racconto che partecipa alla sfida di gennaio NarratoriDiStorie. La consegna che ho ricevuto è stata: si sa che in alcune situazioni, un sorriso vale più di mille parole. Numero del dado tre, colore giallo, imprevisto numero ventuno: tè bollente.

Questa volta ho scelto di mettermi alla prova con uno stile un po’ diverso che mi ha creato non poche difficoltà. I dialoghi sono il mio grande incubo, infatti ho sempre paura che appaiano artificiosi e poco scorrevoli, per non parlare della punteggiatura. Quindi vi chiedo perdono in anticipo. Nonostante i mille dubbi, immaginare e scrivere questa storia mi ha divertito parecchio. Spero vi piaccia. Buona lettura!

Racconto “Quel maledetto primo giorno”

copertina racconto
Foto di koko rahmadie da Pexels

«Stella, che piacere vederti!» la sua amica alzò lo sguardo sorpresa vedendola entrare dalla porta come un tornado.
«Carol ti prego salvami!» era disperata, appoggiò la borsa sul bancone con un tonfo e la guardò con occhi supplicanti.
«Ho capito», disse quelle parole come se tutto fosse chiaro e poi, incapace di trattenersi, scoppiò a ridere.
Stella sapeva che la sua migliore amica era un angelo. Si conoscevano da così tanto che ormai non servivano più nemmeno le parole per capirsi al volo. Era tornata da poco in città e quel piccolo locale era ormai diventato il suo rifugio sicuro. Dopo mesi di isolamento autoimposto si era decisa a rimettere il naso in società.

L’ultimo ricordo che aveva non era uno dei migliori: era stata così stupida da infatuarsi dell’uomo sbagliato. Di nuovo. Ormai aveva perso il conto di quanto volte era successa una cosa simile. Era sempre così: un sorriso dolce e lei perdeva la testa. E la cosa buffa era che quelli nemmeno erano mai stati suoi fidanzati. Se lo fossero stati, almeno ne avrebbe tratto qualcosa di buono. Erano, invece, tutti rigorosamente dei narcisisti patologici.

E così, dopo l’ennesima speranza infranta si era imposta di cambiare atteggiamento e di smettere di fare da zerbino ambulante. Aveva fatto le valige e si era diretta nel posto più sperduto al mondo in cerca di un po’ di serenità. E l’aveva trovata. Finalmente, ora riusciva a guardarsi allo specchio senza sentirsi patetica. Vi si rifletteva e vedeva una giovane donna forte e coraggiosa, pronta a prendere in mano le redini della sua vita. L’amore? Bah, era roba vecchia.

Ora c’erano solo lei, la sua famiglia e Carol. Se non fosse stato per lei probabilmente avrebbe ancora la testa sotto al cuscino. Era stata lei che di nascosto aveva inviato la sua candidatura per un posto di assistente presso un’importante agenzia che si occupava di musica e spettacolo. Era stata sempre lei che, con l’inganno, due settimane prima l’aveva trascinata con la forza davanti all’entrata della sede centrale per il colloquio, ed era sempre lei il motivo per cui ora si trovava lì. A quanto pare aveva fatto un’ottima impressione e nel giro di pochi giorni si era ritrovata in un turbinio di scartoffie e appuntamenti per sbrigare tutte quelle noiose incombenze burocratiche. Le avevano chiesto disponibilità immediata. Avrebbe dovuto assistere un certo Arend, un pianista di fama internazionale e di cui lei non aveva mai sentito parlare. Non sapeva nemmeno che faccia avesse.

“È un personaggio particolare, ma non si preoccupi. Siamo sicuri lei sarà la persona giusta”, questo era tutto ciò che le avevano detto. Dai sorrisi eccessivamente gentili dei presenti una persona più furba avrebbe forse sentito suonare dei campanellini d’allarme, ma non era il suo caso. Nonostante la trasformazione in ambito sentimentale, lei era sempre la stessa: ingenua. Aveva quindi esultato, ringraziato di cuore tutti per l’opportunità e firmato il contratto. Il suo primo contratto. Con uno stipendio vero. Era così felice che avrebbe potuto mettersi a piangere. Quel giorno sarebbe cominciata la sua nuova avventura e aveva assoluto bisogno dell’Angolo di Carol.

La sua amica era una divoratrice di tè, tisane, infusi e qualsiasi cosa potesse andarci vicino, per non parlare del cioccolato. Per questo motivo, aveva deciso di condividere questa sua passione con il mondo, e aveva aperto un bellissimo angolo di paradiso. Da quando Stella era tornata, ci andava spesso e quel giorno ne aveva bisogno più che mai. L’ansia la stava consumando e ci mancava poco perché si trasformasse in un vero attacco di panico. Avrebbe finalmente incontrato Arend. Sarebbe stata l’assistente personale di un Artista! Non c’era nulla di più emozionante per lei. Già poteva immaginare i teatri, le tournée, le interviste, la firma degli autografi. Per lei era una meraviglia! Era elettrizzata. E poi, un pianista? Pure famoso? Non poteva chiedere di più.

«Ecco a te!» Carol le porse la tazza da asporto fumante. Stella ne assaporò il profumo leggermente speziato, ma con una tenue nota fruttata. Prometteva miracoli. La condensa che si stava lentamente formando sul tappo le indicava che era bollente al punto giusto. Come piaceva a lei. Ora si sentiva pronta.
«Grazie, sei un tesoro! Come farei senza di te?»
«Probabilmente ti saresti trasformata in uno struzzo,» rise, «Metticela tutta. Vai e falli neri!» disse mimando il gesto del braccio di ferro.
Stella voleva esserne altrettanto sicura, ma doveva farsi forza perché non era quello il momento giusto per perdersi in chiacchiere. Si alzò dallo sgabello e si diresse verso l’uscita continuando a salutare Carol con la mano.

«Ma che…» urtò qualcosa.
«Ahia!»
Non era qualcosa, ma qualcuno. E quel qualcuno pareva leggermente infastidito.
«Oddio! Mi scusi! Mi scusi tanto davvero, io non volevo…»
«Non può guardare dove va? È impazzita? Avrebbe potuto ustionarmi di brutto con quel… coso!
Ok, era decisamente infuriato. Era solo un po’ di tè e non credeva fossero necessarie tutte quelle storie, ma decise di essere educata e di tenere i suoi pensieri per sé.

«Prima di tutto, questo coso sarebbe un tè e davvero, non l’ho fatto apposta. Non mi ero accorta che c’era qualcuno dietro di me… mi perdoni!»
«Ma certo che non se n’era accorta. Come avrebbe potuto? Stava guardando da tutt’altra parte. Voi donne dovreste imparare a non stare sempre con il naso per aria!» sbraitò l’uomo.
Era decisamente esagerato, il tipico maschio alfa presuntuoso e irragionevole secondo Stella.
I suoi vestiti erano forse leggermente macchiati, ma nulla di grave. Una visita in tintoria e si sarebbe risolto tutto. Non vedeva il problema.

«Guardi che se è per la tintoria, mi mandi pure il conto! Dopotutto è il minimo che io possa fare.» cercò di blandirlo con tono gentile.
«Sta scherzando, vero? Pensa che dopo un disastro del genere possa semplicemente portare questi», fece indicando con gesto eloquente la camicia e i pantaloni, «In tintoria?»
Lei non ci trovava nulla di male, non erano solo una camicia e dei pantaloni? In quel momento li guardò meglio e vide che, in effetti, c’era qualcosa di strano. Erano gialli. I pantaloni erano g-i-a-l-l-i. Non ci poteva credere. Visto il colore terribile era sicura che avrebbe dovuto ringraziarla per il favore. Lei odiava il giallo. E su quell’uomo l’effetto era a dir poco disastroso.

L’espressione comica del suo viso dovette far capire qualcosa allo sconosciuto che sbuffò incredulo.
«Mi guardi. Le sembro una persona normale?»
«Me lo sta chiedendo davvero?» Stella non poté evitare di farsi sfuggire un risolino divertito, «Fossi in lei farei attenzione a cosa chiedere»
«Mi sta dicendo che sarei pazzo?»
«No, questo lo sta dicendo lei. Mi stavo solo chiedendo cosa intendesse con normale, visti i suoi ehm… discutibili gusti nel vestire», concluse a fatica cercando di rimanere imperturbabile.

Lo guardò emettere dei sospiri esasperati borbottando parole incomprensibili.
«Ascolti, lei non sa con chi ha a che fare. Sono una persona molto famosa e se solo qualcuno tra i miei ammiratori venisse a sapere dell’attentato di oggi alla mia incolumità lei passerebbe seri, serissimi guai», rispose calcando in modo particolare sulle doppie s, neanche fosse un serpente.
«Se sta cercando di impressionarmi non funziona. Se lei fosse così famoso come dice di essere, non capisco come potrebbe finire in un posto semplice e alla mano come questo,» e indicò con fare teatrale il piccolo locale, «Non trova?».

Forse ora l’aveva fatto decisamente arrabbiare perché sembrava sul punto di esplodere come una teiera in ebollizione. Faticò a trattenere le risate. Lo sapeva di essere meschina, ma un pallone gonfiato così andava rimesso al suo posto subito.
«…supplicare …»
Le si drizzarono le antenne. Non aveva capito bene.
«Mi scusi?» disse a denti stretti, «Le dispiacerebbe ripetere?» gli domandò trattenendo a stento la rabbia.
«Ho detto che nessuno si è mai permesso di rivolgersi a me con quel tono. Tantomeno insultarmi. L’ultimo che ci ha anche solo provato se n’è pentito amaramente. Fossi in lei smetterei di fare la finta tonta e supplicherei per il perdono.»

Le mancava davvero poco per esplodere, ma ancora una volta riuscì a dominarsi.
«Se non ricordo male, mi sembra di averle già chiesto scusa, o forse è sordo e devo ripetere?»
Fece finta di non notare l’occhiata minacciosa che la perforò quando lo sguardo dell’uomo di posò su di lei.
«Quelle erano per il tè e i vestiti, le suppliche sono per il suo atteggiamento.»
Non ci vide più. Guardò la mano destra che reggeva ancora la tazza e con calma ne scoprì il coperchio. Il vapore caldo fuoriuscì inondando piacevolmente il suo viso dell’aroma confortante del tè. Era ancora bollente.

«Ma davvero?» sorrise con voce melliflua, mirando con cura ai pantaloni dello sconosciuto. Sospirando amaramente, pensò che era un vero spreco.
«Ah!» l’urlo che le arrivò alle orecchie, insieme ad una serie di irripetibili imprecazioni e maledizioni, le lacerò i timpani. Forse un po’ di dolore ora lo aveva sentito. Ben gli stava. Stella non supplicava. Mai. Quello doveva servirgli da lezione.
«Lei è completamente pazza. Una pazza isterica, un pericolo per l’umanità!» urlò nuovamente l’uomo.
«E lei dovrebbe pensarci due volte prima di provocare una donna, anzi, questa donna.» enfatizzò puntando l’indice contro sé stessa.

Si voltò verso una Carol incredula mandandole un bacio volante e uscì a testa alta ignorando completamente il poveretto.
Una volta fuori abbassò lo sguardo e si accorse di avere la camicetta macchiata. Non poteva presentarsi così all’incontro! Doveva assolutamente trovare una soluzione e in fretta. Quel piccolo interludio le aveva fatto perdere un sacco di tempo, nonché il suo adorato rimedio antistress. Strinse i pugni per il desiderio irragionevole di rientrare e fare davvero un occhio nero a quello snob antipatico.
Cercò di calmare l’ansia che la stava assalendo e pensare al da farsi. Si ricordò che nei pressi della compagnia c’era un negozio di vestiti vintage. Forse avevano qualcosa della sua taglia. Incrociò le dita.

«Solo questa?» piagnucolò disperata guardando la commessa, «La prego, mi dica che avete altro, qualsiasi cosa, ma non questa!»
«Mi dispiace…»
Stella guardò l’orologio e si rese conto di non avere più tempo. Doveva farsela piacere. A malincuore, si infilò la blusa giallo canarino guardandosi allo specchio con espressione sofferente.
C’era un motivo se odiava il giallo: pelle chiarissima, capelli chiari e occhi chiari. Tutto in lei mal si addiceva a quel colore. Ma non aveva altra scelta. Uscì dal negozio con l’autostima a terra. Ora, le possibilità di fare buona impressione erano pari a zero. E la colpa era tutta di quel presuntuoso buono a nulla.

Arrivò alla sede centrale dell’ufficio giusto qualche secondo prima dell’orario designato. Si accomodò sui divanetti dell’atrio visto che avevano optato per un incontro informale, e restò in attesa. Passarono cinque minuti, poi dieci che diventarono venti. Stava cominciando a perdere la pazienza. Iniziò a chiedersi se aveva capito male o aveva sbagliato a mandare la mail. Passati i quarantacinque minuti di attesa, decise di chiamare il manager. Stava componendo il numero, quando una voce profonda la fece balzare in piedi all’improvviso.

«Buongiorno. Mi scusi per il ritardo ma…» l’uomo si bloccò e la squadrò.
«Lei!»
«Lei!»
Gridarono in coro, guardandosi in cagnesco.
«Stella, l’assistente, deduco.»
«Arend, il pianista, immagino.» disse guardandolo da capo a piedi. Si era cambiato. Ed era… beh, era… era, punto.
«Bene bene!» esclamò compiaciuto, «A quanto pare non sono solo i miei gusti a essere discutibili».

Stella fece un respiro profondo, lo avrebbe strozzato in quel preciso momento se solo avesse potuto. Non rispose, si limitò a lanciargli un’occhiata che avrebbe incenerito il diavolo in persona.
«Vedo che conserva ancora il suo spirito. Interessante…» mormorò lui «e così, da oggi lavoreremo insieme. O meglio, lei lavorerà per me. Sarà un vero piacere.» lo disse enfatizzando la parola “piacere” e provocandole uno strano brivido di apprensione lungo la schiena.

Stava diventando paranoica. Afferrò incerta la mano che le tese osservando attentamente ogni sua minima espressione, e vide un sorriso lento e pigro distendersi sulle sue labbra. Stella capì di essere in guai seri. Forse, il tè non era stata un’idea poi così brillante. Era risaputo che un sorriso valeva più di mille parole, ma per qualche strano motivo si augurò che in quell’occasione non fosse così. E che quel sorriso fosse davvero solo un innocente, piccolo sorriso.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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6 Comments

  1. Joey Tre

    Ciao Ester,
    Che dire, questo racconto mi ha lasciato con l’amaro in bocca, sembra l’incipit perfetto per un romanzo, voglio sapere come va a finire! 🙂 io e te abbiamo avuto una consegna simile ed è stato un sacco divertente il modo originale in cui l’hai interpretata 🙂 stile scorrevole, dialoghi ben strutturati. Non aver paura di loro, piuttosto cerca di utilizzarli per far trasparire il carattere di un personaggio, lasciati ispirare dalle loro azioni, dai dettagli dei loro pensieri. Continua così :))
    A presto,
    Joey

  2. Stephi

    Te lo giuro, ho riso tantissimo leggendo il tuo racconto! L’ho trovato molto bello e convincente, e in particolare mi hanno fatto morire i dialoghi, oltre alle descrizioni! Sono riuscita a immaginare la scena davanti agli occhi mentre leggevo e questo ha fatto sì che trovassi il tutto ancor più divertente. Sei stata bravissima a creare delle scene così chiare, descrivendole alla perfezione con i giusti dettagli e aggiungendo a tutto uno spirito leggero che non può non far sorridere. Ho apprezzato molto la tua storia e trovo che tu abbia inserito in modo intelligente tutti i vari dettagli richiesti, che hanno contribuito al meglio a rendere la storia un bel racconto. Sulla punteggiatura ho notato qualche virgola al posto di un punto qua e là, ma niente di irrimediabile o che compromettesse la lettura. Nel complesso, un bel lavoro! Brava 🙂 Spero di rileggerti presto. Alla prossima, Stephi

  3. Liv

    Ciao. Quando ho letto il titolo del tuo racconto, ho pensato subito a una storia tragica, insomma pensavo già a morti, feriti, sangue e lacrime. Andando avanti nella lettura, mi sono resa conto che ero molto lontana dalla realtà e ho apprezzato molto questa cosa. La storia è stupenda, ho riso tantissimo, ho immaginato i due personaggi con i loro caratteri forti e sicuramente in contrasto e non nego di essere arrivata alla fine velocemente per scoprire di più. Ero curiosa, volevo più dettagli, volevo già leggere la loro storia intera, li volevo vedere litigare ancora, capire come sarebbero cambiati e perché no, cosa riserva loro il futuro.
    Hai scritto un racconto molto divertente, complimenti per essere riuscita in questo perché non è facile secondo scrivere un racconto del genere.
    Adesso devi solo scrivere altro su di loro, così che la mia curiosità di lettore molesto possa essere soddisfatta. XD
    A presto,

    1. Ester

      Ciao Liv!!! Ti ringrazio tantissimo per il commento e le tue bellissime parole. Sono contentissima di essere riuscita a farti ridere e invogliare in un seguito. Prometto che mi impegnerò al massimo per soddisfare la tua curiosità di lettrice 😉 E.

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