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Deliri da lettrice #19: cosa vuoi che sia scrivere un libro

Deliri da lettrice #19: cosa vuoi che sia scrivere un libro

“Cosa vuoi che sia scrivere un libro” provate a dirlo a uno scrittore e ne parliamo dopo, se potete ancora parlare.
Buongiorno a tutti. Oggi sono partita di nuovo dimenticando le buone maniere e i saluti, ma ormai sappiamo che spesso mi faccio prendere dal momento e tralascio tante cose. La frase di prima ha diversi significati e credo che anche molte conseguenze. Andiamo con calma ad analizzare qualcuno di questi dettagli più importanti delle mie assenti buone maniere.

scrivere un libro
foto da pixabay,

Cosa significa scrivere un libro?

Domanda semplice, difficile dare una risposta. Credo che ogni scrittore abbia una sua risposta, valida per lui in un determinato momento della vita. Tuttavia questo non vale per ogni autore, in quanto ciascuno ha il suo modo di affrontare il tutto. Per qualcuno è un semplice lavoro, di mestiere fanno gli scrittori e quindi per loro è un po’ come andare in fabbrica o in ufficio. Altri invece lo trovano un modo per evadere dalla realtà, per rilassarsi, per prendersi una pausa; per qualcuno significa riflettere su vari temi e condividerli con il mondo, per altri invece significa crearsi degli amici anche se immaginari; alcuni lo fanno per dare una voce ai pensieri che ronzano nella testa. Questi sono sicuramente solo alcuni dei “perché” le persone scrivono.

Quanto tempo serve per scrivere un libro?

Forse come sopra, le risposte saranno molte e tutte diverse. Ho letto di scrittori che impiegano un paio di settimane per iniziare e finire un libro, altri impiegano mesi e altri ancora anni. Dipende da tante cose: se lo fai come lavoro o come hobby, se hai una vita frenetica in famiglia, se hai l’ispirazione. Puoi iniziare un libro e finire tre quarti in pochissimo tempo per poi impiegare mesi per trovare solo il finale giusto. Non è mai una cosa che possiamo programmare davvero.

Come lo scrivi?

A mano, al computer, schemi colorati, appunti e riassunti, mille file in giro per il computer, fogli stampati con correzioni in ogni spazio possibile e altro ancora. C’è chi scrive le storie nella propria mente, hanno chiari i personaggi, le loro azioni, le loro avventure, chi deve costruire tutto piano piano come un puzzle, chi ha bisogno di fare schemi molto precisi prima di imbarcarsi in un viaggio del genere.

Allora, cosa vuoi che sia scrivere un libro?

Alt. Ho detto che ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi e i suoi perché, ma non che sia facile. Da lettrice pignola mi rendo conto che il lavoro dello scrittore deve essere molto complicato. Devi trovare la trama originale, lo stile giusto per scriverla, creare dei personaggi che tengano il lettore incollato alla pagina. Oltre a questo devi però anche metterti al posto dei tuoi possibili lettori e diventare autocritico: manca qualcosa? Quella emozione che il personaggio dovrebbe provarla, c’è veramente? Ho scritto questo riferimento, è giusto? Non sapete quante volte dettagli come colore degli occhi, dei capelli o persino nomi sfuggano. Non è che gli scrittori sono superficiali e non sanno cosa scrivere, ma a volte è difficile ricordare parola per parola tutto ciò che è stato scritto.

Immaginate che qualcuno vi chieda a bruciapelo se una vostra amica ha gli orecchini. Domanda banale, semplice, eppure qualche volta mette in crisi molti di noi. Immagina come sia questa cosa per uno scrittore che nella sua mente deve avere chiari le immagini dei personaggi, le loro azioni, il loro carattere, il loro passato, persino tutto ciò che non è scritto. E ovviamente devono trasmettere questo a chi legge.

Conclusioni

Scrivere alla fine non è facile, mai. Perché c’è sempre la possibilità di incontrare un personaggio che non vuole farsi conoscere davvero, perché il blocco dello scrittore è sempre lì all’angolo pronto a fare la sua apparizione e perché l’ispirazione è mutevole e molte volte decide di andare a spasso improvvisamente lasciandovi lì fermi ad aspettarla fino a data da destinarsi.

Liv

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Informazioni

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L’articolo è stato scritto in modo ironico e con un tono divertente, e va preso come tale. Non è un manifesto contro chi non legge o una riflessione estremista per chi invece lo fa.

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