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Una storia già scritta migliaia di volte: Capitolo 6

Una storia già scritta migliaia di volte: Capitolo 6

Nota

“Una storia già scritta migliaia di volte” è un racconto a puntate. Ogni capitolo aggiungerà nuovi dettagli alla storia. Si consiglia di leggerli in ordine per comprendere meglio gli eventi narrati.
Questo capitolo partecipa alla rubrica Storytelling Chronicles per il mese di maggio. Questa volta la consegna girava attorno ai libri, che in qualche modo dovevano essere l’argomento principale della storia. Come argomenti secondari c’erano “lavoro” e “madre”. La lampadina si è accesa appena sono stati nominati i libri e il lavoro e ho pensato: quale personaggio può incastrare queste due cose meglio di una scrittrice in crisi che riesce finalmente a portare a termine il manoscritto? Quindi ecco a voi Calliope e la sua vita un po’ incasinata.

Trama

Calliope ama i libri da tutta la vita e inventa mondi fantastici per i suoi lettori. Ha successo anche se nessuno sa chi si nasconde davvero dietro lo pseudonimo che usa. Una maschera che mostra al mondo per non affrontare le sue paure.
Ares è organizzato, metodico e calcola ogni passo che fa e le sue conseguenze, fino a una sera in cui si affida all’istinto, senza immaginare che la sua vita cambierà completamente.

Nelle puntate precedenti

Per chi non ha letto gli altri capitoli, faccio un breve riassunto: Calliope è in crisi per il suo ultimo romanzo, non riesce a creare un rapporto con la sua famiglia e le sue amiche sembrano andare avanti nella vita mentre lei sta ferma. Dopo una notizia sconvolgente, entrambe le sue amiche hanno annunciato di aspettare un figlio, Calliope passa una notte in giro per i locali a ballare con Ares, il suo agente e il giorno dopo ha un discorso poco piacevole con suo padre, cosa che la porta ad andare a vivere in un albergo.
Capitoli già pubblicati:
PrologoCapitolo 1 – 2 – 3 – 4 – 5

Una storia già scritta migliaia di volte

Capitolo VI

copertina racconto

I raggi di sole brillavano anche se non avevano più la forza di riscaldare l’aria sempre più fredda. L’inverno stava arrivando prepotente e il gelo si faceva sentire ogni giorno di più. Calliope stava camminando velocemente cercando di ignorare il vento che sentiva e quando arrivò davanti all’edificio che era la sua meta, si fermò per prendere coraggio.

Stava vivendo da ormai due settimane in albergo. Quel periodo di reclusione fuori dal mondo l’aveva aiutata a finire il suo manoscritto. Aveva passato diverse notti sveglia davanti al computer ed era riuscita finalmente a dare un finale a quella storia. I suoi lettori attendevano da troppo il nuovo libro e lei non voleva più farli aspettare o peggio, deluderli. Sapeva che una volta portata la chiavetta ad Ares, non sarebbe più tornata indietro. Anche se in un momento di panico avesse deciso di modificare alcuni pezzi o peggio ancora, riscrivere capitoli interi, Ares l’avrebbe fermata. Era sempre stato così tra loro due. Anche se era molto preciso sulla forma di una storia, sapeva sempre come aiutarla senza però che buttasse via un libro intero.

Prese un respiro profondo ed entrò. Non aveva preso un appuntamento e non lo aveva avvisato prima perché non sapeva se avesse davvero trovato il coraggio di dichiarare finita quella storia. Sapeva che avrebbe forse dovuto aspettare per poter parlare con lui, ma non le importava perché non aveva altro da fare. Quando la sera prima aveva finito di rileggere e aveva messo la parola fine sul documento, si era sentita più leggera e allo stesso tempo aveva provato un po’ di nostalgia.

Era sui banchi del liceo quando aveva iniziato a scrivere i primi appunti di quel mondo dominato da angeli e guardiani che cercavano di mantenere l’equilibrio nell’universo, quando aveva fatto nascere i suoi protagonisti che sarebbero poi cresciuti e maturati dando vita a una saga letta da milioni di persone. Era stata una passione per lei e anche nel momento in cui era diventato un vero lavoro, non aveva smesso di provare le stesse emozioni davanti a un foglio bianco che veniva riempito di parole o davanti a un libro stampato con il suo nome sopra.

Quando la segretaria le disse di entrare nell’ufficio, si asciugò le mani contro il capotto. Stava sudando e non sapeva se fosse solo l’emozione o un misto tra quella e la paura di fallire.

«Calliope, quando mi hanno detto che volevi vedermi, non sapevo se preoccuparmi o se pensare a uno scherzo. Tutto bene?» Ares si era alzato, ma era rimasto dietro la sua scrivania. Calliope era stata lì diverse volte e come sempre si prendeva qualche secondo per ammirare gli scaffali pieni di libri di vari autori, le piante sistemate con cura e la grande vetrata che illuminava la stanza. Ares come sempre era impeccabile: la giacca appoggiata sulla sedia, la cravatta con un nodo perfetto, i capelli neri sistemati ad arte, la camicia che metteva in risalto il suo corpo tonico.

«Sì, tutto bene. Non ti ho chiamato perché è stata una decisione presa all’ultimo minuto. Ti do tutto subito, così non cambio idea. Potrei scappare via da qui terrorizzando i tuoi colleghi.» Mise sulla scrivania una chiavetta nera legata ad un portachiavi a forma di pergamena, un regalo che lui le aveva fatto la prima volta che aveva letto qualcosa scritto da lei. Nel corso degli anni era diventato un simbolo della loro collaborazione.

«Hai finito il manoscritto?» Ares guardò la chiavetta e poi Calliope, sorpreso. Sapeva fosse in crisi, che aveva iniziato e si era fermata. Sorrise perché si rese conto che ancora una volta, quella ragazza timida che tanti anni prima aveva paura persino di far leggere alle sue amiche i suoi scritti, continuava a sorprenderlo. Aveva ancora la stessa innocenza e la stessa passione per la scrittura. Aveva guadagnato cifre importanti, firmato migliaia di autografi, tuttavia rimaneva ancora la stessa ragazza timida che aveva paura del suo successo.

«Sì. Stanotte ho chiuso il file e quando mi sono svegliata ho deciso di portartelo altrimenti non sarei più riuscita a farlo. Ho finito la saga Ares, questo manoscritto è la fine, chiude il cerchio.» Disse quelle parole e poi si lasciò cadere su una delle sedie. Si rese conto in quel momento che aveva davvero concluso un capitolo e che la sua vita stava cambiando. Non sapeva ancora se considerare il tutto come qualcosa di positivo o meno, ma sperava fosse così.

«Parlami Musa, dimmi cosa ti affligge perché è evidente che qualcosa ti sta tormentando.» Prese la chiavetta in mano e poi si appoggiò alla sedia. La guardò e attese che ordinasse le idee. Sapeva che spesso Calliope aveva bisogno di un input per parlare e di un po’ di tempo per buttare fuori quello che aveva dentro la sua testa. La guardò tormentarsi le mani in grembo e sorrise per incoraggiarla.

«Non voglio rubarti altro tempo, adesso vado via e parliamo un’altra volta. Non ti pago abbastanza anche per stare ad ascoltare le mie paranoie.» Si alzò in fretta ma in un attimo si ritrovò la strada bloccata da lui.

«Musa, mi paghi per negoziare con gli editori, per assicurarmi che il lavoro venga fatto in maniera precisa, per organizzare nuovi eventi, ma non hai bisogno di farmi un assegno perché ti ascolto, come amico, nel momento in cui hai bisogno. Quindi siediti, togli il capotto e parlami.» Usò il suo solito tono fermo e convincente e dopo un attimo di esitazione la vide buttar fuori l’aria e rimettersi sulla sedia.

Dopo aver tolto sciarpa e capotto, sbuffò. Indossava un maglione nero lungo sopra i jeans, senza trucco e con i capelli spettinati. Si sentiva un po’ strana in quell’ufficio dove nulla era fuori posto. Eppure, Ares la trovò di una bellezza disarmante perché lei non si rendeva conto nemmeno di quanto potesse attirare l’attenzione anche in un momento come quello.

«Vieni con me a un gala di beneficienza stasera. So che il preavviso è poco, ma sono sicuro che la tua nuova assistente sia molto efficiente e riesca a trovarti tutto il necessario per una serata del genere.» Non pensò nemmeno prima di dire quella frase anche se appena pronunciata, si rese conto del fatto che era la cosa giusta da fare.

Erano rare le volte in cui era andato a un evento di tale portata accompagnato e lo aveva sempre fatto con sua cugina o con sua sorella. Quella sera però voleva avere Calliope accanto a sé. Era consapevole del fatto che il giorno dopo sarebbe stato sottoposto a un lungo interrogatorio da parte delle donne della sua famiglia, ma per una volta l’idea non lo terrorizzava. Sua madre gli avrebbe fatto il terzo grado alla prima foto che sarebbe comparsa su qualche rivista. Lei e tutti gli altri della famiglia erano così, spesso volevano sapere tutto degli affari degli altri.

«Era un invito, Wellington? Perché credo di non aver sentito la domanda.» Alzò le sopracciglia e lo guardò divertita in attesa di una risposta.

«Se ti avessi fatto una domanda, avresti risposto in modo negativo portando qualche scusa banale e non vera. Per questo ho deciso di accorciare i tempi ed evitare di discutere. È richiesto un abbigliamento formale, ma per me puoi anche venire vestita in pigiama. Anzi, se non sei pronta alle sette di sera quando passerò a prenderti, ti carico nella macchina così come sei vestita, indipendentemente da cosa indossi. Sono stato chiaro?» La sua frase sembrava una minaccia, ma il sorriso e lo sguardo faceva assomigliare il tutto a un flirt.

«Devo venire come la famosa scrittrice Talia Phoenix o come la semplice Calliope Martins?» Ritornò seria e riprese a torturarsi le mani. Avere una doppia vita non era facile, soprattutto in momenti come quello quando non sapeva bene chi doveva far uscire fuori: l’elegante e famosa Talia o la timida Calliope?

«Come te stessa. Non importa il nome con il quale ti presenti, sei sempre tu. Sei bella, elegante, affascinante, intelligente, anche senza nasconderti dietro un nome falso. Qualsiasi aspetto tu scelga per stasera, per me sarai sempre la solita Musa.»

«Quando mi hai detto di sedermi non pensavo che il discorso potesse diventare così serio. Volevo solo dirti che finire quella saga mi ha portato a chiedermi cosa farò del mio futuro, ma direi che tu hai aggiunto un po’ di benzina sul fuoco.»

«Sei una scrittrice che ha delle bellissime idee, che sa prendere una storia e renderla indimenticabile per i suoi lettori. Sei una giornalista che sa fare bene il suo lavoro, qualsiasi cosa tu decida di fare, so che darai il massimo.»

«Quando mi farai sapere cosa ne pensi del finale, parleremo di quale sarà il prossimo step. Adesso direi che devo chiamare Lena e farmi aiutare per essere presentabile stasera. Non vorrei spaventare nessuno con il mio pigiama con gli unicorni.»
Si alzò e uscì come un uragano e Ares non riuscì a non ridere. Sapeva che si sarebbe divertito quella sera, accanto a lei. Si rimise al lavoro e inserì la chiavetta nel computer. Passò il resto del pomeriggio a definire i dettagli della nuova uscita del libro di Calliope.

Alle sette in punto, bussò alla sua porta. Era l’unico che sapeva dove abitasse e che la reception dell’albergo lasciava salire senza problemi. Quando la porta si aprì, Ares rimase senza parole. Aveva visto diverse volte Calliope vestita elegante, ma quella volta aveva superato se stessa.

Indossava un vestito blu notte lungo che metteva in risalto i suoi occhi di ghiaccio. I capelli erano raccolti su una spalla, in morbidi boccoli, lasciando la schiena nuda. Fece un giro su se stessa e gli sorrise.

«Rispetti i canoni di abbigliamento richiesto?»

«Wow, sei bellissima. Sarò l’uomo più invidiato stasera. Pronta per la serata Calliope?»

«Sì. Sono un incrocio tra Talia e Calliope, ma credo sia la scelta giusta per stasera. Andiamo?» Prese la giacca e poi uscì, smettendo per una volta di pensare a cosa potesse andare storto.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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2 Comments

  1. Susy

    Stavolta ero partita con un po’ più di vantaggio perchè loro li ricordo dallo scorso mese, basandondomi quindi su questo e l’altro che ho già letto e non quindi di tutte le varie puntate devo dire che questa volta mi è piaciuta di più dell’altra.
    E’ ancora evidente che c’è un prima e che la storia non è finita, ma in questo contesto che mi sembra quasi una parte di mezzo sei riuscita a far estrapolare fuori quello che serviva per il tema di questo mese e mi è piaciuto come hai posto l’attenzione sulla scrittura cosa a noi tutte gradite e soprattutto capita alla perfezione

  2. Stephi

    Ciaaaao Liv, come sempre quando esce una nuova puntata di questa long non posso aspettare più di 24 ore per leggerla, perciò, eccomi qui 😀 Inizio col dire che, quando ho visto la consegna di giugno, ho sperato tu ci portassi di nuovo da questi due, e sono felicissima che tu l’abbia fatto perché ogni volta che li ritrovo mi mettono di buon umore! Hai rispettato la consegna alla grandissima. Mi sono commossa quando hai descritto quello che prova Calliope per la scrittura, la timidezza che riesce a mantenere nonostante il suo essere una scrittrice di successo, come questo non l’abbia cambiata e anzi, in qualche modo, sia la chiave del successo dei suoi libri. Adoro la complicità che hanno questi due personaggi, così come il tuo modo di descriverceli ad ogni nuovo capitolo. Descrivere loro, e tutto quello che vivono: ogni volta che ti leggo mi sembra di vederli muoversi davanti ai miei occhi! È una cosa speciale dei tuoi racconti che apprezzo ad ogni lettura di più. Quindi, riassumendo, ti faccio i miei complimenti e ti prego di continuare presto la storia di Ares e Calliope 🙂 Crea forte dipendenza! <3

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