Racconto narratoridistorie “Il bracciale di Chiara”

Racconto narratoridistorie “Il bracciale di Chiara”

Nota

Ciao a tutti! Di nuovo Ester che vi scrive. Come sempre ringrazio Liv all’infinito per la sua pazienza e gentilezza nel concedermi sempre uno spazio in cui poter pubblicare un nuovo racconto della sfida NarratoriDiStorie. Per il mese di febbraio il mio dado è caduto sulla casella numero otto. La consegna ricevuta è stata una citazione di Emily Dickinson: “Fammi un quadro del sole…Dammi l’illusione che ruggine e gelo non debbano arrivare mai”.

Colore blu, caratteristica scelta il freddo, bonus numero ventisette: cielo limpido, azzurro.

Scrivere “Il bracciale di Chiara” non è stato facile, mi chiedevo costantemente come poter inserire una citazione così meravigliosa senza rovinarla. Volevo darle la giusta importanza, ma senza essere troppo esplicita, linea che ho scelto di seguire anche con tutto il racconto. Buona lettura 😊

Racconto #narratoridistorie: Il bracciale di Chiara

copertina racconto
Foto di Dua Chuot da Pexels

L’abito blu le calzava come un guanto. Si appoggiava aderente sui fianchi per poi scendere e aprirsi ai piedi in un lungo strascico. Il tessuto, decorato con tanti piccoli diamanti luccicanti, risplendeva come un cielo sereno pieno di stelle. Il corpetto in pizzo era lavorato in un delicato intrico di fili blu e argentati che richiamavano alla perfezione lo scintillio della gonna. La profonda scollatura posteriore le lasciava scoperta una grande porzione di schiena e metteva in risalto la voglia a forma di sole sulla scapola destra, rimasta nascosta per tanto tempo.

I lunghi capelli dorati le ricadevano sciolti sulle spalle in una cascata di morbidi boccoli.

Sofia si guardò allo specchio e vide una donna. Non era più il timido pulcino pauroso e tremante che era solita essere. La forza di quello sguardo d’acciaio che vedeva riflesso, rivelava tutta la sua determinazione. Quella sera, avrebbe finalmente lasciato il mondo a bocca aperta.

Si incamminò lentamente e salì sull’auto che la stava aspettando. Un piccolo brivido di freddo le percorse il corpo facendola sorridere.

Erano trascorsi ormai cinque anni da quando aveva scoperto il dono e il mondo le era crollato addosso. Era accaduto tutto in una splendida giornata di sole, con il cielo era di un azzurro limpidissimo. Niente lasciava intendere quello che sarebbe accaduto da quel momento in poi.

Stava rientrando a casa dopo una mattinata passata a sfuggire agli inviti dei suoi compagni di corso. La vita universitaria non le piaceva. Sembrava necessario, per non dire obbligatorio, presenziare a pause caffè e pranzi vari, nonché a serate di feste alcoliche dove rimanere svegli fino all’alba, ma Sofia non aveva mai amato quelle cose. Le davano fastidio. Preferiva stare a casa ed immergersi nella lettura di un libro, o fare le ore piccole per guardare le sue amate serie tv. Per fortuna, anche quella volta era riuscita a trovare una scusa vantando un impegno con la sorella Chiara. Stava ancora passeggiando godendo di quel tenue tepore primaverile, quando lo squillo improvviso del cellulare la destò dai suoi pensieri. Era Chiara. Forse, la sua non sarebbe stata una vera e propria bugia alla fine.

«Chia! Stavo giusto pensando a te…»

«Buongiorno. Parlo con la signorina Sofia?» rispose una voce che decisamente non era quella di Chiara.

«Sì, sono io. Chi parla?» aveva un brutto presentimento.

«Commissariato di polizia. La informiamo che sua sorella è stata vittima di un incidente. È deceduta sul colpo. Mi dispiace.»

Sofia guardò fuori dal finestrino cercando di scacciare l’improvvisa fitta di nostalgia che la pervase. Si ricordava ancora la sensazione di pura disperazione che aveva provato e quel dolore… un dolore atroce che le aveva afferrato il cuore imprigionandolo come una tenaglia. Aveva sentito un’ondata di freddo glaciale percorrerle ogni fibra del corpo. Non era stata capace di resistere e aveva perso conoscenza. Si era risvegliata in un letto d’ospedale. Sforzandosi di concentrare l’attenzione alle luci dei lampioni che scorrevano veloci attorno a lei ripensò a dove era cominciato tutto. Suo malgrado, sorrise al ricordo. Era là che aveva incontrato Lucas la prima volta.

«Sei sveglia?» sentì qualcuno domandarle, «Come ti senti?»

Sofia cercò lentamente di mettere a fuoco l’origine di quella voce profonda. L’uomo che le stava parlando doveva essere sulla trentina. Una strana cicatrice gli solcava il volto, evidenziandone i tratti spigolosi. I capelli, neri come la notte, gli arrivavano alle spalle, mentre la barba era lasciata incolta. Nel complesso, incuteva soggezione, con quell’aura di mistero che sembrava avvolgerlo. Sbatté le palpebre un paio di volte per capire se si trattava di un’allucinazione o meno e si ritrovò a guardare un paio d’occhi di un intenso verde muschio che la stavano fissando. Sofia si domandò cosa volesse da lei un tipo come quello, ma soprattutto, perché fosse lì.

Quando l’uomo vide che non rispondeva, le sorrise.

«Scusa. Alle volte dimentico le buone maniere. Mi chiamo Lucas ed ero un amico di tua sorella.»

Amico? Non ricordava che Chiara avesse “amici”. Non perché non usciva, anzi. Aveva sempre qualche impegno e rincasava solo il tempo necessario per dormire. Semplicemente era perché, nonostante fosse ovunque, nessuno si ricordava mai di lei. Le poche volte che erano uscite assieme, Sofia l’aveva vista parlare e sorridere amichevolmente, ma aveva anche notato che quando le conversazioni finivano e Chiara sfuggiva alla vista dei presenti, tutti la dimenticavano. Si muoveva come un’ombra, come se fosse invisibile pur essendo in carne e ossa. Inesistente eppure esisteva costantemente. Ovunque andasse, il mondo sembrava alleggerirsi. Come la tenera carezza del primo raggio di sole in Primavera, riusciva a riscaldare l’ambiente circostante di dolci sensazioni. Ma era sempre stata sola, pensò Sofia mentre fissava con diffidenza lo sconosciuto che dovette accorgersi della sua confusione.

«Ci sono tante cose che non sai, ma comprenderai tutto a tempo debito», le disse addolcendo lo sguardo, «ora cerca di riposare. Tornerò domani.»

Non le lasciò nemmeno il tempo per chiedere ulteriori spiegazioni, così come era venuto sparì lasciandola ancora più perplessa.

L’indomani Sofia si svegliò che il sole era già alto e vide Lucas seduto sulla sedia accanto al letto.

«Buongiorno.» le disse mentre si alzava.

«Buongiorno.»

«Questo è tuo»

Sofia vide che le porgeva un involucro in tessuto, all’interno del quale sembrava esserci qualcosa. Delicatamente ne scoprì il contenuto e il respiro le si bloccò. Un grido silenzioso le uscì dalle labbra e delicate lacrime cominciarono a scorrerle sulle guance. Era il bracciale di sua sorella. Chiara non lo toglieva mai, nemmeno quando dormiva o si faceva la doccia e Sofia ricordava ancora le parole incise sulla superficie, in un delicato intrico di linee e cerchi. All’epoca era ancora molto piccola, ma le si erano impresse nella mente come un marchio: fammi un quadro del sole…Dammi l’illusione che ruggine e gelo non debbano arrivare mai. Erano una citazione di Emily Dickinson.

«È l’unica cosa che hanno ritrovato sul luogo dello scontro. Avrebbe voluto che lo avessi tu.»

Senza smettere di piangere, Sofia si infilò delicatamente al polso il largo bracciale in argento decorato. Quella strana sensazione di freddo le pervase nuovamente il corpo lasciandola paralizzata.

«Presto ci farai l’abitudine», Lucas la stava osservando attentamente, «non respingerlo. Ascolta quello che vuole dirti».

Lo aveva fatto e niente era stato più lo stesso.

L’auto si fermò e Sofia ritornò al presente. Accarezzò ancora una volta il bracciale. Non l’aveva più. Ogni volta che lo guardava, capiva il perché Chiara avesse voluto far incidere proprio quella frase. Rappresentava tutto ciò che era stato e tutto ciò per il quale avrebbe lottato da ora in avanti.

«Pronta?» le chiese Lucas guardandola dallo specchietto retrovisore.

Sofia sentì l’ormai familiare scarica di freddo entrarle nelle ossa.

«Come non mai!» rispose sorridendo, pronta a scendere dall’auto e a fare il suo ingresso trionfale.

Autore: Ester

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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3 Comments

  1. Ester

    Ciao Liv e Stephi! Vi ringrazio di cuore per aver letto il racconto, i vostri commenti e le parole che mi avete riservato. Sono felicissima vi sia piaciuto, ammetto che ero davvero preoccupata quando l’ho scritto. Nella mia testa ha preso forma una storia ingarbugliata e particolare che mi auguro di poter pian piano cominciare a sbrogliare. Rappresenterà una vera e propria sfida. Ancora grazie per tutto quello che avete detto, leggervi mi dà il coraggio di dire: “Ok, ce la posso fare!” Un abbraccio. Ester

  2. Stephi

    Ciao Ester! Ti faccio i miei più sinceri complimenti: questo racconto mi ha rapita!!! Sono qui che rileggo la conclusione piena di dubbi e di domande, vorrei averne subito un seguito per capire, perché questa suspence che hai creato è micidiale, tiene incollati fino alla fine e spinge a volerne sapere sempre di più! Sei stata davvero bravissima ad integrare tutti i vari elementi della sfida e l’hai fatto alla grande, soprattutto con la frase, che trovo molto ben inserita e valorizzata. Mi si è spezzato il cuore a leggere della morte di Chiara, ma ora voglio proprio sapere cosa deve fare Sofia! Anche perché con una frase del genere… ci sono tutti i presupposti per un ottimo proseguimento 😀 Bravissima ancora! Al prossimo racconto, Stephi

  3. Liv

    Ciao. Inizio con il farti i miei complimenti perché sei riuscita a scrivere qualcosa in poco tempo e per l’idea. Ho letto questo racconto breve immaginando tantissime cose e devo dire che sono molto curiosa. Hai attirato l’attenzione, hai catturato il lettore e adesso mi hai lasciata in attesa di capire di più.
    Hai creato suspense sicuramente, il mistero che gira attorno alla protagonista e hai gestito bene i salti tra i vari momenti del passato e del presente.
    Bravissima,
    A presto

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