Racconto | Crisi in una notte di inizio autunno

Nota

Buongiorno lettori. Eccomi qui con un’altra sfida organizzata da Maura L Cohen. Per questo fine settimana la sfida era #writeinyourstylechallenge ed è venuto fuori il racconto “Crisi di una notte di inizio autunno”. Le regole erano prendere un testo e riscriverlo nel proprio stile, ampliarlo e adattarlo a una storia senza stravolgerlo. Il testo di partenza era: “Il suo sguardo sembrava quello di una gatta attenta. I suoi occhi erano quasi innaturali, in un colore dell’iride che sembrava profondo. Si mosse lentamente, ma con grazia, saggiando l’ambiente. Non era la bellezza o l’acconciatura insolita e studiata dai capelli a farti dire fosse intensa. Non era particolarmente eccentrica o loquace. Era qualcosa di più profondo nel suo essere che gridava di notarla. Incontrarla era raro, dimenticarla di più.”

Troverete questo testo nel corso della storia, in corsivo.

Per quanto riguarda i personaggi sono ritornati ai personaggi di “Crisi di una notte di inizio estate”, Jack e Moira con la loro figlia Lily che sta uscendo di nuovo con lo stesso “teppista” a quanto pare e di cui conosciamo il nome: James. Spero sia di vostro gradimento. Buona lettura.

Crisi in una notte di inizio autunno

copertina racconto

Stessa scena, stesso posto, stesse persone. Sembrava un dejà-vu per James, anche se era consapevole dei dettagli che cambiavano il quadro generale. Spesso le persone si focalizzano su ciò che hanno davanti e che hanno già visto e vissuto, ma non si rendono conto dei piccoli cambiamenti che rendono tutto completamente diverso e nuovo.

Si trovava nello stesso posto: davanti alla casa dei Campbell. Era appoggiato alla sua Mustang proprio all’inizio del vialetto che portava alla porta di ingresso. Aveva in mano dei fiori e stava aspettando Lily per portarla a cena. Il tutto era come dieci anni prima e immaginava che nonostante fosse passato il tempo, dentro la casa la situazione sarebbe stata simile a quella del passato: Jack che brontolava perché sua figlia usciva con un teppista mentre Moira cercava di calmarlo.

Aveva passato pomeriggi a giocare in giardino a basket o a fare qualche tiro di baseball con Adam, a fare grigliate con John e Thomas, a prendere il sole o a nuotare in piscina con Lily e con Meg, e nonostante tutto Jack continuava a guardarlo come se volesse ucciderlo. Era sicuro che avesse più fiducia in lui che in altri uomini che stavano attorno a sua figlia ma non era sicuramente tra le sue persone preferite.

Sorrise al ricordo di quella sera estiva di tanti anni prima e poi si guardò attorno. I dettagli del presente si mescolava con quelli del passato. Gli alberi perdevano le loro foglie segno che l’autunno era ormai in corso, la Mustang aveva il colore lucente visto che l’aveva riverniciata da poco, i sedili erano nuovi e sotto il cofano diversi pezzi erano cambiati. Lui non era più un giovane senza cervello e in preda agli ormoni, aveva ormai superato i trenta e aveva acquisito qualche neurone in più. Indossava dei jeans scuri e una camicia blu notte non più dei pantaloni pieni di strappi come una volta.

In mano aveva un mazzo di gigli bianchi e neri proprio come quella sera. Era diventata una specie di tradizione da quella prima uscita. Allora aveva in mano solo un ciglio, oggi aveva un mazzo abbastanza grande. Non lo faceva per romanticismo ma perché adorava vedere Lily sorridere e illuminarsi davanti ai fiori. Le portava sempre i gigli neri perché erano speciali, particolari, proprio come lei. Quelli bianchi bilanciavano il mazzo e il tutto era un po’ come il loro rapporto: speciale pieno di alti e bassi e di contrasti.

Vide la porta aprirsi e tirò fuori il suo miglior sorriso da conquista. Sapeva che non ne aveva bisogno con lei, ma lo faceva ugualmente. Era un gioco che adorava giocare con Lily. Quando la porta si spalancò e lei uscì, fu lui quello sorpreso. Rimase a bocca aperta davanti a ciò che aveva davanti.

Il suo sguardo sembrava quello di una gatta attenta. I suoi occhi erano quasi innaturali, in un colore dell’iride che sembrava profondo, un abisso marrone dorato che luccicava sotto la luce dei lampioni. Aveva un qualcosa di diverso, una luce nello sguardo che per un secondo gli aveva fermato il cuore.

La vide muoversi lentamente, ma con grazia, saggiando l’ambiente. Indossava delle scarpe con il tacco e un vestito che la faceva sembrare una modella sul red carpet. La gonna lunga si muoveva a ogni suo passo e lo spacco faceva vedere le sue gambe toniche. Il corpetto luccicava per i piccoli brillantini incastonati nei fiori del pizzo e le spalline erano così sottili che sarebbe bastato davvero poco per toglierle o persino strapparle.

James si rese conto che poteva essere adulto e con più cervello di quanto ne avesse avuto dieci anni prima, ma l’attrazione che provava e i pensieri poco casti erano persino peggiori. Se Jack avesse saputo che in quel momento immaginava Lily mentre il vestito scendeva lungo il suo corpo fino a terra scoprendola interamente, probabilmente nessuno avrebbe più trovato il suo corpo. Era consapevole che Jack lo stava guardando dalla finestra della cucina quasi sicuramente con la mazza da baseball in mano. Erano cambiate tante cose, ma non quello.

Guardò Lily dall’alto verso il basso e poi ritornò con lo sguardo dritto nei suoi occhi. Non era la bellezza o l’acconciatura insolita e studiata dai capelli a far dire che fosse intensa la magia che emanava. Non era particolarmente eccentrica o loquace, non lo era mai stata. Era stata proprio la sua timidezza, la sua ingenuità buona e il suo modo di vedere la realtà che lo aveva attirato e conquistato senza possibilità di ritornare indietro. La vide avvicinarsi a piccoli passi, i capelli biondo miele erano tirati su da un lato lasciando scoperto l’orecchio mentre cadevano in boccoli morbidi sull’altro lato e sulla schiena. Il vestito era quasi dello stesso colore della camicia di James e per quanto fosse un caso, era consapevole del significato: lei si era vestita con qualcosa che mettesse il risalto gli occhi di lui.

Si fermò a due passi davanti, ancora in silenzio e sorrise. Non era il vestito mozzafiato o le scarpe o il suo corpo che lo stavano attirando come una calamita fa con i pezzettini di metallo. Era qualcosa di più profondo nel suo essere che gridava di notarla. Il luccichio nei suoi occhi e la speranza nel suo sguardo lo stavano facendo morire. Incontrarla era raro, dimenticarla di più. In dieci anni non era ancora riuscito ad allontanarsi da lei e la prova era proprio nel fato che si trovava lì quella sera e non in chissà quale altra parte del mondo.

«Buonasera, signorina Campbell. Pronta per la sua avventura di stasera?» Le diede i fiori e continuò a fare quel sorriso che sapeva avrebbe conquistato qualunque donna. Tranne lei ovviamente perché per qualche ragione era immune.

«Come siamo formali Weston. Siamo sempre noi che usciamo a festeggiare, no?» Si avvicinò a lui e per un istante James chiuse gli occhi e ispirò profondamente. Sì, erano sempre loro, ma alcune cose erano cambiate. Cercava di mantenere la facciata e restare immobile perché altrimenti avrebbe dato spettacolo e Jack lo avrebbe ucciso.

«Sei bellissima. Posso salutarti come si deve o rischio i denti?» Si avvicinò un po’ e lei lo sorprese abbracciandolo. La prese al volo e la strinse tra le sue braccia respirando il suo profumo.

«Weston, se quelle tue manacce scendono, giuro che le taglio a pezzi. Attento, ti sto osservando.» Da una delle finestre della casa uscì la voce di Jack arrabbiato.

«Principessa, mi sa che dobbiamo andare prima che tuo padre decida di prendere il coltello e affettarmi. Ci tengo ad avere tutti gli arti interi.» Rise piano e continuò a tenerla stretta.

«Direi che prima ti taglia altro per sicurezza e poi passa alle mani.» Lily scoppiò a ridere e poi sorprendendolo ancora di più, lo bacio sul collo. James smise di respirare e strinse le mani sulla schiena.

«Principessa, non so cosa hai intenzione di fare, ma vorrei evitare di dare spettacolo davanti a tuo padre. Già mi odia per averti portato sulla cattiva strada.» James chiuse gli occhi e per un istante respirò il suo profumo. Gli stava dando alla testa e non poteva fare altro che accettarlo e lasciarlo entrare fin dentro le ossa.

«Sono adulta James, sono ingenua e una sognatrice nata, ma non sono più una bambina. Mio padre deve smetterla di trattarmi come tale.» Si staccò e sorrise prima a James e poi al padre.

«Mi vuoi morto vero?» Scosse la testa piano mentre aprì la portiera.

Prima che si rendesse conto di qualcosa, Lily gli diede un bacio sulla guancia, talmente tanto vicino all’angolo della bocca che da lontano e nell’ombra chiunque lo avrebbe interpretato diversamente. Poi salì in macchina ridendo.

«Sei un bastardo Weston, se non la tratti come si deve, nessuno mai troverà nemmeno una cellula del tuo corpo.» Jack chiuse la finestra dando ormai per persa la battaglia contro la moglie.

«Jack, se non la smetti di fare lo psicopatico dalla finestra, ne pagherai le conseguenze. Sono adulti entrambi, qua l’unico bambino che non capisce nulla sei tu.» Moira lo fulminò mentre tirava la tenda impedendogli così di continuare a sbirciare fuori. Si sentì il rombo del motore e poi silenzio.

«Sto solo difendendo mia figlia, va bene? Non voglio che soffra e non mi importa se ha quasi ventotto anni, sarà sempre la mia piccola.» Jack si passò la mano tra i capelli e si lasciò cadere su una sedia. Nel corso degli anni aveva passato diverse volte quella fase dove voleva uccidere qualunque maschio si avvicinasse a lei. L’unico che non era scappato a gambe levate urlando era James. Per qualche inspiegabile motivo lui era l’unico rimasto ad orbitare attorno a Lily.

«James non la farà soffrire, Jack. Quante volte lo hai minacciato ed è rimasto? Quante volte ti ha sfidato ed è rimasto ad affrontarti nonostante tutto?» Moira gli accarezzò piano la schiena mentre gli sorrideva.

«Quel bastardo è fortunato perché nonostante tutto è l’unico uomo che sia riuscito a far felice la mia piccola. Posso insultarlo e minacciarlo, fargli vedere la mazza da baseball oppure farlo placcare dai miei ragazzi eppure quel teppista è ancora qua che ronza attorno a Lily.»

«Jack, sai vero che dovresti essere solo contento? Perché se non ha paura di affrontarti significa che tiene davvero a Lily. Le ha portato i fiori ed è stato sempre presente per lei in questi anni. C’era quando ha fatto il ballo di fine anno, quando è stata ammessa al college, quando lo ha finito e ha vinto la borsa di studio per quei due anni in Europa e quando ha vinto il concorso per diventare assistente qui all’università. È andato persino in Europa per lei perché non fosse da sola per i compleanni. Non credi che abbia dimostrato i suoi sentimenti in diversi modi?»

«È proprio per questo che sono arrabbiato, perché se fosse stato stronzo davvero sarebbe stato facile per me atterrarlo e spezzargli le ossa. Solo che non posso farlo perché per quanto lui e Lily neghino, lui è innamorato perso e farebbe qualsiasi cosa per lei. Dannazione, se domani venissero qui a dirmi che l’ha lasciata incinta non potrei dire nulla perché lascerei mio nipote senza padre. Perché doveva crescere e incontrare il mondo maschile?» Abbracciò Moira e affondò la testa contro il suo collo. Ispirò e cercò di calmarsi.

«Se ti vedi già come nonno direi che finalmente hai accettato che tua figlia potrebbe mettere al centro del suo mondo un maschio che non sia tu. Sei stato declassato amore.»

«Moira, non scherzare. Io lo uccido quel bastardo fortunato. Probabilmente stasera le strapperà il vestito di dosso, oh signore aiutami a non ammazzarlo.»

«Jack, tu lo hai fatto con me, vorrei ricordartelo. Lasciamo che vivano il loro momento, che dici? E sii felice, quel ragazzo lo avete torturato nel corso degli anni, tu, John, Thomas, Connor e persino Adam. Non è mai scappato quindi direi che dovresti accettare di aver conquistato anche noi oltre a tua figlia.»

«Donna, io lo faccio fuori quel teppista. Il giorno in cui le metterà un anello al dito, io lo torturerò per vedere che sia in grado di sopportare tutto per Lily.»

Si alzò con un sorriso di vittoria sul volto mentre trascinava sua moglie su per le scale verso la camera da letto. Moira aveva ragione, quel teppista era fortunato perché era riuscito a conquistare persino lui nonostante tutto. La voglia di spezzargli le ossa non era mai passata ma doveva ammettere con se stesso che era l’unico uomo che fosse rimasto accanto a sua figlia in ogni momento. Forse la vecchiaia lo stava ammorbidendo un po’ o forse sua moglie lo aveva contagiato, ma era felice di sapere Lily con James e non con un altro.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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    2 Comments

    1. MauraLCohen
      Settembre 7, 2020
      Reply

      Devo dirtelo: sono felice che tu abbia riutilizzato questi personaggi. Quando sono ben scritti, ti affezioni ai protagonisti di un racconto, anche se è breve, perciò aver potuto ritrovarli qui (e aver esplorato ulteriormente la loro vita) mi ha reso davvero felice. In più, se nella scorsa storia, sono stati i genitori a ricordarmi Sandy e Kirsten, stavolta sono stati Lily e James.
      Quasi quasi assumo te per dare forma ai miei film mentali su loro due, ci stai? xD

      Deliri da fangirl a parte, leggerti è sempre un piacere: crei questo spaccato di realtà che si insinua nella mente del lettore e lo isola dal presidente, facendogli godere di un mondo altro che è autentico e denso di emozioni e sensazioni. Trovo incredibile questa tua capacità e non ti nego che un po’ la invidio.
      Ho apprezzato davvero tanto anche il modo in cui hai riscritto e utilizzato il pezzo scelto: ci sono stati passaggi in cui, se non lo avessi evidenziato tu, non avrei mai capito quale fosse il testo campione e quale, invece, appartenesse alla storia. Mi è davvero piaciuto tanto (anche se poi spetta a Kamy giudicare in questo senso, perché è lei l’ideatrice del testo e quindi del suo senso più profondo).

      In alcuni punti, non ti nego, mi hai fatto scoppiare a ridere e in altri ho provato lo stesso stato d’animo di Jack. La caratterizzazione di questi personaggi è davvero a tutto tondo, tanto che riesci ad avvertine l’essenza e i pensieri.

      Spero di leggere ancora di loro, di tanto in tanto (o anche assiduamente, scegli tu xD) e nel frattempo ti rinnovo i miei complimenti.

      A presto!

      • Liv
        Settembre 8, 2020
        Reply

        Ciao. Come ho già detto, i tuoi commenti mi danno una botta di autostima non indifferente. Non ho mai pensato di poter creare invidia per come scrivo (in senso positivo) anzi, ho sempre provato invidia io per come scrivono gli altri.
        Sono contenta ti siano piaciuti, diciamo che ho in mente un po’ la loro storia e forse ricompariranno in futuro.
        Grazie <3

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