Storytelling Chronicles| Come il mare dopo la tempesta

NOTA

copertina storytelling chronicles

Cari lettori di AlteregoUniversus, ecco il racconto che con fatica sono riuscita a creare per questa sfida di agosto della nostra rubrica Storytelling Chronicles, ideata dalla dolcissima Lara de La nicchia letteraria. La tematica da affrontare è stata proposta proprio da Liv, a scelta tra tre diverse opzioni: potevamo infatti creare un racconto che riguardasse una citazione di Shakespeare, riscrivere una fiaba in chiave moderna (e qui lo ammetto, già mi ero immaginata Bianca Snow e i sette gatti – un delirio che vi risparmio più che volentieri ahah), oppure narrare di una tempesta che cambia, scegliendo liberamente l’interpretazione da dare sia alla tempesta che al cambiamento. Ho deciso di dedicarmi a quest’ultima traccia. Non aggiungo altro, se non che spero possa piacervi e che vi aspetto nei commenti! Un sincero grazie a Liv per il tema, davvero sfidante anche se dà l’impressione di non esserlo! Alla prossima storia,

Come il mare dopo la tempesta

È notte fonda.

Seduta a gambe incrociate di fronte al mare, Annie scruta silenziosa l’orizzonte, in attesa. Tutto tace, attorno a lei. Il mondo dorme. Lei, da quando ha perso James, non ci riesce più.

Con una meticolosa, quasi maniacale attenzione osserva tutto ciò che i suoi occhi riescono a distinguere, ormai abituatisi alle molteplici sfumature di nero che dipingono la notte. Il profilo delle montagne a ovest, dove il promontorio scende verso la spiaggia; il contorno frastagliato dell’isola del vecchio faro circondato dagli scogli, qualche miglio più in là; i tremolii che punteggiano le lontane città affacciate sulla costa, a est. Nel mezzo, la linea che separa il cielo dal mare, sottile quanto densa, oscura quanto necessaria, nera quanto quella notte, dove il buio si è ingoiato anche la luna.

Tutto un tratto, un lontano crepitio spezza il silenzio. Annie trattiene il fiato. Eccolo, il bagliore che aspettava. È un istante, infinitesimale. Il cielo si illumina con la forza di un’esplosione, e con la stessa rapidità si spegne, inghiottito dalla notte. È quello il segno. Sta arrivando.

Tremando, ma con determinazione, punta le mani sulla sabbia e si fa forza contro i granelli per sollevarsi in piedi. Si è alzato il vento, folate feroci, che le graffiano le guance. Ma Annie non ha paura. Non più. Chi ha perso tutto non teme niente.

Una volta alzata, resta immobile al cospetto del mare. Le onde si sono fatte impetuose: raggiungono riva sfogando la loro rabbia sulle rocce, producendo un rumore fragoroso, come a ricordare qualcosa che si sgretola, distruggendosi in mille pezzi. Il rumore di un cuore in frantumi. Il suono dell’anima di Annie, se le anime potessero avere un suono.

Annie socchiude appena gli occhi, per evitare che la sabbia le entri nelle cornee e le impedisca di guardare, e proprio in quel frangente lo vede ancora. Un nuovo bagliore. Questa volta più brillante. Più duraturo. Più vicino. /Ci siamo quasi/, pensa, muovendo un primo passo verso l’acqua.

Le raffiche si fanno sempre più potenti mentre Annie, un piede dopo l’altro, raggiunge il bagnasciuga. Il mare inizia a lambirle i piedi, ogni onda un po’ più alta della precedente.

È immersa fino alle ginocchia quando un terzo lampo squarcia il cielo, illuminando la notte. Tutto succede in una frazione di secondo: la luce che rischiara a giorno ogni cosa, il buio che si riprende in un istante il suo spazio, il tuono che scoppia deflagrando come la più potente delle bombe, e l’urlo di Annie – dapprima sordo, poi a mano a mano sempre più forte – che ne fa esplodere all’improvviso tutta la disperazione.

È un dolore atroce, il suo, tenuto dentro per troppo tempo. Covato lì, giorno dopo giorno, nel piccolo incavo tra il cuore e i polmoni. Una sofferenza straziante e angosciata, che sfocia in un grido incontenibile. Un’unica, acutissima nota che racconta tutta la disperazione del suo mondo da quando James non c’è più.

E quando il successivo fulmine brilla nella notte e il conseguente rombo del tuono rompe il silenzio, un nuovo, lacerante ruggito sgorga dal petto di Annie. Poi un’altra volta, e un’altra volta ancora: il temporale divampa. E mentre la natura scatena sulla terra tutta la sua furia, Annie fa lo stesso con il suo tormento. Si svuota di tutto il male che sente dentro. Fino a che la burrasca finisce, fino a che non le rimane più niente da tirare fuori. Fino a che, per la prima volta dopo mesi, si sente leggera. Quasi, incredibilmente, sollevata.

Barcollando, fa ritorno alla terraferma, camminando all’indietro, incapace di distogliere lo sguardo dalle onde, quelle stesse onde che le hanno portato via James. Eppure, guardando il mare placarsi, ora che il temporale procede verso l’entroterra, Annie sorride. Prima di crollare a terra sfinita. E lì, sulla sabbia inumidita dalla pioggia, esausta, addormentarsi. Consapevole che l’urgano è passato. Che la perdita del suo migliore amico, adesso che a modo suo ha iniziato ad affrontarla, fa un po’ meno male. Che lo struggente dolore che sta vivendo, prima o poi, la lascerà respirare di nuovo.

Ora lo sa.

Ritroverà la pace.

Come il mare dopo la tempesta.

Autore: Stephi

Disclaimer & copyright

Il contenuto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

    14 Comments

    1. Settembre 30, 2020
      Reply

      Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso. Ho provato delle emozioni davvero intense. Inoltre è scritto benissimo. Complimenti davvero.

      • Stephi
        Ottobre 6, 2020
        Reply

        Grazie mille Silvia <3 di vero cuore!

    2. Simona Busto
      Settembre 30, 2020
      Reply

      Brevissimo, ma davvero molto intenso.
      Si percepisce il dolore, in poche righe lo trasmetti molto bene. L’urlo liberatorio è quesi una sensazione fisica per chi legge.
      Molto ben narrato.

      • Stephi
        Ottobre 6, 2020
        Reply

        Ciao Simona! Vero, questo racconto è molto più breve dei miei soliti ahah però sono felice che nonostante questo sia riuscita ad arrivarti! “L’urlo liberatorio è quasi una sensazione fisica per chi legge” penso sia uno dei commenti più belli che abbia mai letto. Grazie, sinceramente <3

    3. Liv
      Settembre 30, 2020
      Reply

      Ciao. Che dire, bellissimo il racconto. Hai creato un ambiente vivo, lo vedevo davanti a me mentre leggevo: le onde, il vento, i fulmini, la sabbia, il freddo, tutto era reale.
      E vedevo il dolore di Annie, la immaginavo lì sulla spiaggia mentre sfogava il suo dolore, mentre urlava tutto ciò che provava e che le impediva di vivere normalmente.
      Il tutto è una poesia quasi. Inizia a un ritmo sempre più sostenuto, come la tempesta che prima avvisa del suo arrivo, poi devasta tutto e alla fine lascia solo silenzio e pace.
      Vorrei capire chi sono Annie e James e come lei sia arrivata a quel punto (ci fai una sorpresa magari e li rivediamo?)
      Complimenti ancora per tutto,
      Liv

      • Stephi
        Ottobre 6, 2020
        Reply

        Ciau Liv! Grazie mille per il tema che hai proposto, senza la tua fantasia non sarebbe mai uscita probabilmente una storia del genere! Non sai quanto mi rende felice sapere di essere riuscita a descrivere la scena tanto da fartela vedere di fronte agli occhi: è il mio più grande cruccio quello delle descrizioni, perciò ogni immagine che riesco a trasmettere è un grandissimo traguardo per me! Per Annie e James, non lo so… non ho pensato a loro in questo senso, ma non si sa mai… in fondo, nemmeno Ale e Ire dovevano essere personaggi ricorrenti! 😛

    4. Settembre 11, 2020
      Reply

      Ciao Stephi!
      Wow, intenso e bellissimo, straziante anche, perché, ti giuro, capisco alla perfezione ciò che Annie descrive e sente! È una piccola perla che dimostra tutto il tuo talento, la capacità che hai di creare mondi che ti entrano nel cuore e lo sconvolgono!
      Bravissima!
      Il tema poi è usato alla perfezione, con la tempesta emotiva e reale che sono sì due, ma si fondono alla perfezione e insieme danno vita a qualcosa di davvero speciale, di unico!!
      Complimenti ❤️

      • Stephi
        Ottobre 6, 2020
        Reply

        Cara Federica, che dire? Grazie di cuore. Mi sono commossa a leggere il tuo commento, e super felice di aver colto nel segno. Questo racconto non era nato così, perciò sapere che comunque arriva è super gratificante. Grazie ancora <3

    5. Anne Louise Rachelle
      Settembre 5, 2020
      Reply

      Wow wow wow! Un altro piccolo gioiello da incastonare nella bellissima collezione di racconti che stai tirando fuori Stephi!!! Anche questa volta mi hai rapita, coinvolta, incollata alla pagina. Hai usato le parole in un intreccio espressivo potentissimo, calibrando ogni sillaba quasi al millesimo, fino a dargli la forza di esplodere (proprio come il dolore di Annie). Bello, bello, bello! Sono rimasta ancora una volta piacevolmente colpita di come, in relativamente poche righe, tu sia riuscita a concentrare un tripudio di emozioni. Ho finito di leggere col batticuore nelle orecchie, come se fossi stata io stessa vittima inconsapevole di quella tempesta… ergo, anche la tematica è stata perfettamente rappresentata. Fantastica!

      • Stephi
        Ottobre 6, 2020
        Reply

        Ciao Anne Louise <3 Grazie di cuore per questo bellissimo commento! Sono così contenta di leggerle che penso me le stamperò per i momenti in cui smetto di credere di saper scrivere! Un abbraccio, Stephi

    6. Iniziato a leggere, ho temuto davvero il peggio e già ti stavo per scrivere in chat con lo scopo di bastonarti virtualmente. Sei stata fortunata che così non è stato perché, sono serissima, avrei fatto terra bruciata intorno a me eh, senza alcun problema 😛 Ahahahah A parte gli scherzi, comunque, sei stata brava come sempre. <3 La tempesta di cui racconti travolge in pieno non solo Annie, una donna oltremodo umana che deve scendere finalmente a patti con la realtà -un mondo amaro che il suo più caro amico ha abbandonato per andare in cielo, strappato improvvisamente dalla sua vita-, ma anche il lettore, una vittima disarmata di fronte alla maestosità del presente scritto :3 "Breve ma intenso": direi che è l'espressione corretta da usare in questo tuo caso 😉

      • Stephi
        Settembre 4, 2020
        Reply

        AHAHAH per un momento, lo ammetto, ci ho pensato. Poi ho riflettuto sul cambiamento che doveva apportare la tempesta, e ho deciso per questo finale alternativo 😛 Grazie mille Lara per tutto, commento compreso <3

    7. Silvia Maria Bragalini
      Settembre 1, 2020
      Reply

      Ciao Stephi! In questo tuo racconto le emozioni sono davvero travolgenti. Il tema della tempesta è ben interpretato, perché è sia fuori che “dentro” l’animo della protagonista. Mi piace moltissimo il tuo stile descrittivo, che sembra portare i lettori proprio nel vivo della scena. Il paesaggio che osserva Annie è raccontato tramite parole suggestive e dettagli significativi. Il motivo del suo dolore si comprende a poco a poco, ma sei stata brava a svelarlo del tutto solo alla fine…sembrava amore, ed invece è amicizia… che a volte è una forma d’amore ancora più profonda. Sei stata bravissima, complimenti!

      • Stephi
        Settembre 4, 2020
        Reply

        Ciao Silvia! Grazie mille per il tuo commento! Sono felice di essere riuscita sia ad interpretare correttamente il tema che a portarti nel vivo della scena, è sempre difficile in terza persona far vivere al lettore le stesse emozioni che si possono far percepire con la prima, per cui doppiamente grazie per il complimento! 🙂

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