Inno alla vita

Chiudo le dita a una a una fino a stringere il pugno destro e poi lo riapro. Faccio la stessa cosa con il sinistro e poi ripeto l’operazione da capo. Aumento la velocità perché voglio essere sicuro che le articolazioni non siano rigide poi faccio altri movimenti e tutto sembra andare liscio, fluido e senza intoppi. Prendo un respiro e riempio i polmoni poi lascio andare l’aria piano e ripeto.

Chiudo gli occhi e provo ad escludere qualsiasi cosa attorno a me finché sento soltanto il mio cuore che rimbomba nella cassa toracica ad un ritmo ben definito. È un suono strano, ma se ci si concentra su di esso, a volte sembra quasi di ascoltare un motivo particolare, come se ognuno di noi fosse un carillon con la sua propria melodia. Se mi sentisse il mio medico in questo momento, alzerebbe gli occhi al cielo quasi sicuramente.

È uno scienziato che si basa sulle prove, sul principio di causa ed effetto, sui sintomi e su ciò che li ha creati quindi la mia affermazione è fuori da ogni suo schema; anche se una volta mi ha detto che ognuno è libero di credere in ciò che vuole, se questo lo fa sentire meglio. Basta solo che questa nostra credenza non ci porti al fanatismo, all’essere talmente estremisti da rifiutare qualsiasi altra idea diversa.

Io l’ho ascoltato, alla lettera, persino quando i suoi consigli erano contro ciò in cui credevo e l’ho fatto perché è bravo, è davvero uno bravo che sa il fatto suo e perché in fondo mi sono sempre fidato di lui. Ho seguito tutto ciò che mi ha detto fino a questo momento. Non è che ho smesso veramente di farlo, diciamo che mi sono ribellato per un po’. L’ho fatto perché non ho più nulla da perdere ormai e lui lo sa, forse per questo non ha provato a fermarmi dal fare questa piccola ribellione. In qualche modo posso dire di avere la sua benedizione? Probabilmente lui userebbe una parola come accordo o consenso, ma preferisco dire le cose a modo mio.

Mi avvicino alla meta e sento tutto diversamente, come se ogni fibra del mio corpo sapesse che questa sarà l’ultima volta. Faccio i passi piccoli, perché è vero che non vedo l’ora di essere lì eppure allo stesso tempo ho paura che tutto finisca troppo presto.

pianoforte

Faccio altri due passi e sono lì, davanti a quei tasti bianchi e neri che mi hanno accompagnato da quando ho memoria. Li sfioro soltanto, come una carezza debole, come un ultimo saluto pieno di nostalgia. Mi siedo e ispiro. Non sono mai stato agitato prima di un concerto. Studiavo ore e ore, giorno e notte, perché volevo essere il migliore e volevo eseguire ogni pezzo alla perfezione. Qualcuno mi considerava un genio, qualcuno un secchione, non ho mai dato peso né a uno né all’altro perché le parole erano superflue davanti alla musica, per quanto mi riguardava.

Ho imparato prima a suonare che a scrivere credo. Forse erano solo accordi strampalati senza regole, eppure continuavo a toccare quei tasti come se fossero il miglior giocattolo del mondo. Ho imparato a leggere le note e con calma ho trovato il modo per esprimermi e dire al mondo intero ciò che provo. Ho suonato per i compleanni dei miei genitori e dei miei fratelli, ho conquistato quella che poi è diventata mia moglie e la madre dei miei figli, ho suonato per dirle quanto era bella, per chiederle di sposarmi, ho suonato per calmare i miei bambini e farli addormentare o per farli divertire; ho suonato per teatri interi, per il mondo, e oggi suonerò ancora una volta, soltanto per me.

Perché vedete, quando dedichi la tua vita alla musica, è l’unica a dettare regole e a stabilire i ritmi delle tue giornate. Ti alzi e canti, suoni, balli, vivi.

Tocco un tasto e poi un altro e mi godo quelle note. Non mi interessa nemmeno come sia la parte vista da fuori, oggi suono per me stesso, per quello che sono stato, per quello che non sarò più. Suono per dire addio, per avere una chiusura, per sentire ancora una volta i tasti sotto le mie dita come se fossero ormai parte di me. Suono perché è l’unica cosa che ho saputo fare davvero bene e oggi sono egoista, voglio che tutto sia solo per me. Ho raggiunto l’apice e non posso fare altro che cadere, ma voglio farlo a modo mio: suonando.

L’acustica di questa sala è perfetta, sono sicuro che se fosse piena, persino le persone sedute nell’ultima fila sentirebbero tutto in modo cristallino come lo sento io qui. Sapete, gli spettatori ascoltano la musica e ti fanno i complimenti, si emozionano e la usano per crearsi ricordi, ma non sono come noi musicisti. Noi sentiamo la musica, le vibrazioni sotto le nostre dita, vediamo gli spartiti, le note nella nostra mente, amplificando tutto. Loro si divertono mentre noi esprimiamo noi stessi in ogni istante mentre siamo su quel palcoscenico.

Per un musicista la sua vita viene vissuta e raccontata tramite canzoni, spartiti e note sparse. C’è la melodia che suoniamo quando siamo tristi e vogliamo stare da soli, quando siamo felici, quando amiamo, quando soffriamo. C’è la melodia che porta a galla un aneddoto, che ci fa ridere, che ci ricorda quanto siamo cresciuti e migliorati.

Tocco altri tasti e chiudo gli occhi. Immagino la sala piena, gli applausi e poi il silenzio delle persone in attesa di sentire ciò che ho da offrire. Riapro gli occhi e sorrido perché questo concerto sarà in solitaria, ci sarò io e il pianoforte su un palco in una sala vuota e silenziosa. Non volevo spettatori perché questa volta non suono per loro, non lo faccio per farli divertire e passare un’oretta alla scoperta della musica, lo faccio perché è il mio atto finale prima di uscire da questo mondo.

Prendo un respiro e inizio a suonare come se fossi sul palco più importante del mondo.

Si si do re re do si La sol sol la si si la la…

E quale opera potevo scegliere per questa uscita di scena se non “Inno alla gioia”? Perché la scena potrebbe essere triste, un addio, ma per me suonare è sempre stata una gioia quindi niente potrebbe racchiudere quella che è stata la mia vita se non questo inno che dalle prime note ispira felicità che cresce piano piano. Ho amato la musica e non mi ha portato altro che gioia quindi credo che questo inno sia la colonna sonora della mia vita.

Quando mi hanno comunicato l’esito delle analisi e mi hanno detto che non sarei stato più in grado di usare le mani e quindi di suonare, il mondo è crollato. Prima suonavo ogni giorno, poi mi limitavo solo a sentire melodie fatte dagli altri perché potevo anche non essere più adatto a toccare quei tasti ma questo non significava che dovevo escludere la musica del tutto. Adesso sono alla fine della battaglia, sarà il mio ultimo concerto, le ultime note che suonerò in questo mondo.

Si si do re re do si La sol sol la si si la la…
Si si do re re do si la sol sol la si la sol sol
La la si sol la si do si sol la si do si la sol la re…

In questo momento chiudo gli occhi e assaporo ogni vibrazione e ogni nota che viene fuori, sento il dolore alle dita e ai polsi, eppure continuo. Le fitte sono forti, ma nulla mi ferma più dal suonare queste ultime note della mia vita.

Si si do re re do si La sol sol la si si la la…
Si si do re re do si la sol sol la si la sol sol
La la si sol la si do si sol la si do si la sol la re…

Si si do re re do si la sol sol la si laaaa sol sol

Mi alzo e sfioro ancora una volta quei tasti che mi hanno accompagnato per quarant’anni e faccio un inchino, lasciando cadere il sipario su ciò che sono stato.

Liv

Informazioni

Il contenuto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

Sulla storia

Ho scritto questa breve storia ispirandomi al tema di un evento organizzato tra vari blog, “le note della vita” e anche se non partecipo ho trovato interessante mettermi alla prova.
Nella mia mente il tutto si svolge su un palco dove si trova solo un pianoforte e il protagonista che eseguirà il suo ultimo concerto. Ho scelto “Inno alla gioia” come colonna sonora perché mi sembrava giusto mostrare come persino in un atto disperato potesse trovarsi della felicità.

Ringraziamenti

Ringrazio Lady C. per avermi parlato di questo tema e avermi quindi dato l’ispirazione. Potete leggere la sua storia sul blog La nicchia letteraria.
Ringrazio Sabrina per la consulenza sulle note messe all’interno del racconto e chiedo scusa a lei e ai musicisti se ho sbagliato qualcosa, ammetto la mia ignoranza in musica.

    2 Comments

    1. Martina
      Giugno 28, 2019
      Reply

      Bellissimo racconto, come sempre del resto😊.

      • Liv
        Giugno 28, 2019
        Reply

        Grazie mille perché leggi sempre ciò che scrivo 🙂

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