Il lato luminoso dell’oscurità

“L’uomo è mortale a causa dei suoi timori e immortale a causa dei suoi desideri.” Pitagora

foresta

L’immortalità… forse è la cosa più desiderata al mondo da sempre. Se facessimo una lista di ciò che gli uomini e le donne sognano nella loro vita, al primo posto starebbe proprio lei. È vero, ci sono tante cose che combattono per il podio: ricchezze spropositate, grande potere, amore, bellezza eterna, ma alla fine il fatto di poter vivere per sempre è quello che batte tutto il resto senza ombra di dubbio. Ha il suo fascino dopo tutto. Insomma, chi non vorrebbe veder passare il tempo e rimanere se stesso come se nulla fosse? Non cambiare mai, non invecchiare neanche di un giorno nonostante passino centinaia di anni? Chi non vorrebbe cenare accanto al grande Cesare e sentire le sue gesta e poi raccontare tutto questo a un pranzo con Napoleone? Chi non vorrebbe conoscere Dante o Einstein o magari cenare con Re Sole? L’idea sta già prendendo vita nella vostra mente, sta diventando più reale, sta acquisendo una luce diversa. Vivere senza invecchiare, senza morire, poter viaggiare attraverso il tempo e le culture, vedere i grandi cambiamenti della storia e dire: “Io c’ero!”. Un pensiero davvero allettante, non potete negarlo.

Poi se vogliamo essere ancora più precisi, gli uomini potrebbero avere mille amanti senza troppi problemi, potrebbero conoscere le belle donne con i vestiti lunghi e scintillanti del ‘600 così come le giovani con le minigonne del duemila, potrebbero viaggiare su un cavallo brandendo una spada per difendere il proprio onore oppure su una macchina con un motore ruggente che sfreccia per le strade a grande velocità. Le donne invece potrebbero provare ogni moda di ogni epoca, avrebbero l’occasione di vedere un vero principe inginocchiato ai loro piedi così come un uomo d’affari affascinante in giacca e cravatta, potrebbero guardarsi allo specchio senza vedere le tanto temute rughe perché per loro il tempo non passerebbe mai. Una bella prospettiva per entrambi, non è vero? Messa così, l’immortalità è qualcosa per cui vale la penna lottare con tutte le forze, persino fare un patto con il Diavolo se necessario.

Adesso potrei sembrare il guastafeste di turno, dopo avervi fatto questo bel quadro devo porvi una domanda: avete mai pensato al prezzo che dovreste pagare? Perché se ho imparato qualcosa nei miei quasi ottocento anni di vita è che tutto si paga prima o poi. Niente è gratis, alla fine devi dare sempre qualcosa a Madre Natura, così crudele che gioca con i nostri destini come le piace. E si diverte a farlo senza il minimo rimpianto. Iniziate a non essere più così sicuri? Avete dei dubbi? State ancora pensando di vendere la vostra anima al Diavolo per vivere per sempre? Io cambierei idea, subito se possibile. Siete ancora in tempo. Credetemi.

Sembra che io sia uno al quale non piaccia mai niente, che non si accontenta di ciò che ha e di cosa ha già avuto, ma non sono mai stato così. Ho solo imparato dalle esperienze, e vi assicuro che in ottocento anni di vita ne ho fatte tante, alcune cose non sono così belle come sembrano all’apparenza. Quando vi dicono di ascoltare le persone anziane, non mentono, sanno cosa dicono e io l’ho capito, solo che ho impiegato più tempo del previsto. Voi cercate di non fare il mio errore.

Una volta, tanto, tantissimo tempo fa, ero un giovane come tutti gli altri: amavo andare a caccia, ballare con le principesse giovani e carine, amavo il sole e la primavera, guardare i fiori sbocciare e sentire il loro profumo, amavo vedere l’alba e il tramonto. Dovevo sposarmi, le leggi della società erano quelle: un buon matrimonio per avere degli eredi. Non era di certo come oggi: appuntamenti, messaggini, telefonate fino a tarda notte, balli e baci appassionati. A me non dispiaceva come idea, non sapevo molto dell’amore, avevo una promessa sposa bellissima, seguivo i consigli dei genitori e fantasticavo su quella che poteva essere la mia vita futura. Una cosa comune a quei tempi: si sognavano ricchezze, la pace, balli e feste e dei sani eredi ai quali lasciare titolo e castello. Era tutto ciò che contava davvero.

Nel corso dei secoli però le cose sono cambiate, almeno in apparenza perché alla fine l’idea di fondo è rimasta quella: le feste piacciono a tutti ancora, le belle donne anche, e molti si sposano perché così salvano il patrimonio. Strano, ma vero, pare che questi ottocento anni siano in realtà molti di meno. Tornando alla mia storia, quello ero io. La vita perfetta di un principe. Mai avrei immaginato cosa sarebbe successo e cosa sarei diventato. I piani che facciamo non sono mai uguali ai risultati che si ottengono dopo e Madre Natura gioca spesso a dadi con questo.

Una sera, quando la primavera stava ormai lasciando spazio a un’estate calda e afosa, stavo passeggiando nel bosco che si estendeva non lontano dai confini del castello. Sarebbe stata una delle ultime notti da ragazzo spensierato e non sposato, quindi volevo godermi quello spettacolo che amavo fin da bambino. La luna piena argentea illuminava con i suoi raggi il mio cammino. I fiori dormivano, cullati dal canto di pochi uccelli ancora svegli, l’erba si muoveva piano piano spinta da una dolce e leggera brezza, gli alberi alti creavano ombre a volte spaventose. Ero immerso nella natura, coglievo ogni dettaglio di quel paesaggio surreale, quando qualcosa mi colpì al petto e un dolore mai provato prima, intenso, mi tolse ogni forza che avevo nel corpo. Caddi a terra, cercando di urlare, di chiedere aiuto, cercando di respirare. La luna si spense davanti ai miei occhi e i fiori scomparvero, l’ultima cosa che vidi davanti a me fu una rosa cullata dal vento. Rimase solo il profumo dolce che forse solo immaginavo prima di lasciar andare via la mia anima.

Non so per quanto tempo sono rimasto in quello stato, ma qualcosa è accaduto e mi sono svegliato. Non avevo mai creduto ai miracoli prima di quel momento, ma ero sicuro che quello lo fosse davvero e avrei convinto tutti di quel fatto. Cosa altro avrebbe potuto salvarmi se non un intervento divino? Forse quelle storie che si raccontavano erano vere dopo tutto, mi dissi. Quanto fui sciocco. Non stavo male, non avevo dolori, avevo più forza di prima, sembravo come rinato. Non sapevo purtroppo che non era stato un miracolo a ridarmi la vita, ma una maledizione.

Mi resi conto che non conoscevo il posto così mi alzai dal letto velocemente e cercai qualcuno per ringraziarlo per l’aiuto. Ero davvero felice, volevo portare quella persona dai miei genitori per ricompensarla perché mi aveva salvato la vita. La casa tuttavia era vuota: nessun servitore, nessun animale, nessuna anima viva. In un secondo la mia felicità scomparve e pensai di essere stato rapito o forse i malviventi mi credevano morto. Non sapevo da quanto tempo fossi lì né come ero arrivato. Iniziai a cercare indizi, ero intelligente ma sentii rumore di passi così decisi che era saggio affrontare chiunque fosse. Mi girai e vidi una donna bellissima, con due occhi neri profondi e dei capelli rossi fuoco, un vestito pregiato che la faceva sembrare una vera regina. Rimasi incantato e per un secondo pensai che volevo una moglie così: stupenda da togliere il fiato. Come se mi avesse letto nella mente, lei iniziò a ridere. La sua risata avrebbe fatto venire i brividi a chiunque. Girò attorno a me e con superiorità e arroganza mi disse che le dovevo la vita. Mi raccontò come dei cacciatori che avevano bevuto troppo avevano fatto una scommessa ed erano partiti per una caccia al buio e io ero solo una vittima collaterale. Lei mi aveva salvato perché colpita dalla mia bellezza. Pensava fosse uno spreco morire in modo così stupido e poi si sentiva sola, aveva bisogno di un compagno con il quale condividere tante cose. Questo le aveva dato il diritto, secondo lei, di maledirmi per sempre. Cercavo di capire il suo discorso, ma sembrava senza senso, finché non accennò al fastidio che sentivo nella gola. Avevo sete tuttavia non avevo toccato l’acqua che si trovava sul tavolo. Per qualche ragione non riuscivo ad allungare la mano e prendere il bicchiere, non avevo voglia di acqua. Era una sete strana. E poi non sentivo caldo e neanche il freddo, ero diverso. Più lei mi faceva domande retoriche e più io iniziavo ad avere dei dubbi fino a quando non capii veramente cosa ero diventato. Ero una creatura della notte, un vampiro di cui si parlava nelle favole antiche che raccontavano i giullari a corte e i saggi attorno al fuoco a qualche festa, quelle anime maledette che non avevano pace e non meritavano di essere sfiorati dalla luce del sole. Ero così sconvolto che corsi via come se quella fuga potesse in qualche modo cancellare quello che mi era successo.

 Non avevo capito bene le frasi che quella donna dagli occhi pieni di oscurità mi aveva detto, cercavo scuse, qualche sogno o qualche allucinazione per colpa della febbre, ma alla fine fui costretto ad accettare la verità. Dopo tanto tempo mi sono fermato e ho sentito vicino il battito di un cuore, solo che non era il mio. Vidi un mercante che viaggiava di notte e sentii il suo sangue pulsare nelle vene, l’odore di stanco sulla sua pelle e in un secondo lo vidi per terra con gli occhi spalancati e senza vita. Lo avevo appena ucciso per la mia sete.

La donna aveva ragione, non era l’acqua quella che avrebbe placato quel fastidio in gola, ma il sangue caldo, rosso, così dolce. Mi resi conto che le leggende erano solo favole, perché la realtà era molto più brutta e crudele di quello che era stato scritto nei libri. Ero diventato un mostro. Camminavo, parlavo, mi muovevo con forza e velocità, ma non avevo più un cuore. Ero freddo, pallido e non sentivo più il sangue pulsare nel mio corpo. Scappai, veloce, senza guardare dove, per cercare risposte. Più il tempo passava e più mi abituavo a quella nuova condizione: un viandante di notte, una dolce fanciulla persa nel bosco, senza speranza, uccisi per vivere.

Ero immortale, ma a quale prezzo? Dovevo prendere la vita degli altri per continuare la mia, dovevo vedere la luce spegnersi nei loro occhi perché io continuassi a esistere. E poi è veramente vivere? Ho conosciuto re e imperatori, ho ballato con le loro mogli e figlie, ho sedotto le loro sorelle, ma posso dire di aver vissuto? Perché come Cenerentola si è divertita fino a quando la mezzanotte non è arrivata, io mi divertivo fino a quando il sole non sorgeva.

Io amavo il caldo, i raggi d’oro che mi accarezzavano i riccioli scuri, i fiori che si aprivano lentamente e gli uccelli che cantavano. L’immortalità però mi ha portato via quella gioia. Non posso vedere l’alba se non nascosto dentro una casa, al buio, come i criminali più feroci, perché alla fine sono questo: un criminale che non merita di essere accarezzato dal caldo sole mattutino. Non merito di sentire i fiori e gli uccelli, non merito nemmeno i raggi della Luna, che piena di compassione è l’unica rimasta a illuminarmi il cammino.

Ho avuto l’immortalità, ma chi aveva il diritto di decidere per me? Quella vecchia vampira di cui non ho mai saputo il nome, ha fatto una scelta al posto mio, ma non mi ha salvato, mi ha soltanto dannato in eterno. La vita vera è quella di chi sente il proprio cuore battere nel petto, chi sente il calore del proprio corpo, di chi può cantare e ballare alla luce del sole, non di chi si nasconde nel buio e toglie vite e sorrisi per avere ancora una notte a disposizione.

Per tanto tempo sono stato arrabbiato con lei, non aveva nessun diritto di decidere per me, non poteva scegliere lei come io avrei dovuto continuare la mia esistenza. Con il tempo invece iniziai a non provare più nulla, forse l’avevo persino perdonata. In fondo, comprendevo le sue ragioni. Tante volte ho voluto trasformare qualcuno per non essere più solo, per avere compagnia per sempre. Puoi trovare persone intelligenti, donne bellissime, puoi magari innamorarti, ma sai che mentre tu resterai immutato ogni anno, quella persona è come una clessidra, sempre più vicina alla sua fine. Perché non mi sono fatto uccidere fino adesso? Ci ho provato, ma a volte la sopravvivenza e la paura dell’ignoto è più forte. È come una dipendenza: anche un alcolizzato sa che l’alcol gli fa male, tuttavia non può vivere senza bere un bicchiere, ed è sempre l’ultimo. Per me era così: ancora una notte, un’ultima avventura, un’ultima vittima e poi avrei smesso. Sarei morto di fame o forse bruciato dal Sole. Eppure dopo ottocento anni sono ancora qua perché codardo, perché quando sei dannato non sai cosa ti aspetta dopo. Non sai cosa fare se non continuare con ciò che hai in quel momento.

Sono andato avanti così per quasi otto secoli, ho visto il mondo, ho incontrato persone importanti, ho visto le guerre, c’ero quando hanno usato i cannoni così come quando usavano le spade, c’ero quando il Papa non era uno solo, quando la gente veniva bruciata sul rogo per qualche frase o libro strano, c’ero quando hanno inventato quegli aggeggi strani con i quali adesso fanno foto e parlano da grandi distanze, io c’ero. Ho dovuto adattarmi, cambiare vestiti e modo di parlare, ma in fondo ho sempre voluto rimanere come ero una volta: un giovane spensierato che amava la caccia, il ballo, la musica. Potrei dire di essere ancora così, ma sarebbe un’offesa a quel giovane che ero. Adesso sono solo una ombra, un criminale che non guarda più in faccia nessuno, sono una creatura che molti cercano di uccidere. E fino adesso forse li ho ingannati, perché in fondo persino un’immortale spietato ha paura della morte, dell’ignoto. Non so cosa possa aspettarmi dopo, se non le pene dell’inferno come punizione per le mie colpe.

Ho ucciso, ho spento centinaia di vite, forse anche migliaia. L’ho fatto per necessità, per divertimento a volte, l’ho fatto per sopravvivere. Ma nessun motivo può giustificare i miei crimini perché non ho fatto altro che mancare di rispetto a quel giovane spensierato. Ho distrutto i suoi sogni, le sue aspettative, ho rovinato ciò che era e ciò che voleva essere, ho ucciso me stesso per poter vivere ancora.

E poi dopo che hai visto tutto e hai vissuto ciò che altri possono soltanto immaginare, cosa ti resta da fare? Sei immortale, ma cosa ti rimane di concreto per continuare la tua esistenza? Cosa puoi fare se hai già fatto tutto? In fondo credo che l’immortalità abbia anche lei la sua fine, non credete? Perché se uccidi e uccidi ancora, arrivi a non sopportarti più. Ci sono i momenti in cui senti urla e pianti e preghiere e non ridi più, anzi, provi solo disgusto per te stesso e per ciò che sei: un dannato. Non è senso di colpa, non sto diventando santo all’improvviso, solo che sono arrivato ad un punto dove tutto questo non ha più uno scopo.

Provo orrore a ricordare ciò che ho fatto e nessun pensiero mi aiuta a voler continuare questa esistenza inutile e vuota, perché non la posso chiamare vita. Volevo una moglie, degli eredi, volevo ballare e cantare accanto ai miei sudditi, e invece sono qua, un morto che cammina, che non ha nulla di importante per cui lottare ancora.

Li sento, i cacciatori che si avvicinano in gruppo. Sono stati addestrati e hanno armi potenti e nuove, sento la loro sete di vendetta, il loro coraggio. Potrei scappare, reagire, terrorizzarli, ma con quale scopo? Tanto io sono morto ottocento anni fa, adesso loro metterebbero fine alla mia maledizione permettendomi di ritrovare la mia anima, da qualche parte nell’inferno.

Li vedo, veloci e forti, sento un dolore al petto, atroce, che mi toglie ogni forza. Vedo la luce dell’alba, dei raggi timidi che cercano di cacciare l’oscurità, sento il profumo dei fiori che si aprono lentamente, gli uccelli che cinguettano felici della nuova giornata. Sento il caldo sulla mia pelle. Cado a terra e tutto si spegne piano piano. Sento ancora il profumo dei fiori o forse lo immagino e basta.

 Sono tornato ragazzo, giovane e spensierato, mi vedo ballare e cantare, sento il sole e il caldo e tutto sembra non essere cambiato. L’immortalità non porta niente, mantiene tutto fermo nel corso degli anni, dei secoli, e alla fine è solo una maledizione, pesante e dolorosa tortura, per l’anima di un mostro che voleva soltanto vivere.

Liv

Sulla storia

Ho amato da sempre queste creature particolari, i vampiri e ho letto leggende, romanzi, di ogni genere e tipo. Domo molto tempo ho deciso di parlare di un vampiro un po’ diverso forse, almeno nella mia mente lo è: un mostro che nonostante tutto prova ancora qualcosa, perché il mondo non è mai solo buono o solo cattivo.

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Il contenuto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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