Cernobyl, 33 anni dopo

Era il 26 aprile del 1986, quando alle ore 1.23(ora locale) si verificò quello che viene considerato il più grande disastro nucleare della storia: Cernobyl.

Quella notte la centrale nucleare V.I Lenin situata in Ucraina settentrionale (all’epoca parte dell’URSS), a 3 km dalla città di Pryp’jat’ e 18 km da quella di Černobyl’, 16 km a sud del confine con la Bielorussia ebbe un guasto che creò un’esplosione.

Cause

Le cause furono indicate come gravi mancanze da parte del personale che lavorava lì, sia tecnico che dirigente, e dei problemi nella struttura e nella progettazione e la gestione della centrale.

Mentre veniva effettuato un test definito “di sicurezza” (già eseguito senza problemi sul reattore numero 3), il personale violò alcune importanti regole e norme di sicurezza. Questo portò a un incontrollato aumento della potenza e quindi della temperatura del nocciolo del reattore numero 4.

L’aumentò della temperatura ebbe come effetto la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno provocando elevate pressioni che portarono alla rottura delle tubazioni. Il contatto tra l’idrogeno, la grafite incandescente delle barre di controllo e l’aria, innescò una fortissima esplosione, che scoperchiò il reattore. In questo modo ebbe inizio un vasto incendio.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino alla costa del Nord America.

Effetti

Le vittime, secondo un rapporto delle autorità, sono di 65 morti accertati e più di 4000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei quali probabilmente attribuibili alle radiazioni. La maggior parte di questi casi sono stati trattati con prognosi favorevoli. Al 2002 si erano contati 15 morti. I dati tuttavia sono incerti, soprattutto perché inizialmente l’accaduto fu nascosto dalle autorità russe.

L’esplosione non fu di tipo nucleare, ma chimico. Infatti il coperchio del reattore saltò per colpa della pressione del vapore, innescando così un incendio e rilasciando materiale radioattivo del nocciolo in aria per giorni. I materiali rilasciati erano plutonio, cesio, e altri metalli con quantità di radiazioni molto grandi.

Per cercare di risolvere il problema, fu costruito il cosiddetto sarcofago: un pesante coperchio di cemento e acciaio, che avrebbe ricoperto così il nocciolo e circa 180 tonnellate di combustibile, pulviscolo altamente radioattivo e 740.000 metri cubi di macerie contaminate. Vista la qualità del materiale usato e il tempo, ogni anno di formano nuove crepe che devono essere ricoperte, per mantenere il tutto ancora in sicurezza. A fine 2016 è stata presa la decisione di creare una nuova copertura, il “New Safe Confinement” (NSC), portata successivamente a termine.

All’epoca l’esercito e diversi esperti furono mandati a stimare i danni e risolvere il tutto. Molti di loro non conoscevano neanche il problema delle radiazioni, sono andati a lavorare e sono morti o si sono ammalati. Si stima che con il loro lavoro abbiano impedito la creazioni di nuove esplosioni, salvando così molte vite, poiché le radiazioni avrebbero potuto distruggere metà Europa.

Danni a distanza di anni

Dopo anni, diversi scienziati sono andati nella zona ormai deserta, per capire quali sono i danni e le conseguenze del disastro. Le piante, gli alberi, nonostante siano ormai morti, non si decompongono e contengono quantità di radiazioni considerate letali per la vita. Sono stati trovati animali con un DNA diverso dai soliti che siamo abituati a vedere, perché hanno cercato di adattarsi alle nuove condizioni per sopravvivere. La vita continua attorno alla vecchia centrale e al sarcofago, persino nel lago che una volta era di raffreddamento, altamente contaminato, c’è vita: pesci e alghe popolano quelle acque, essendosi ormai adattati a quelle condizioni. Nonostante tutto la natura ha continuato il suo corso.

Oggi la zona è praticamente desolata, poche persone vivono nascoste e in modo illegale, poiché le radiazioni, anche se minori che in passato, hanno un livello troppo alto per l’uomo, e una esposizione prolungata potrebbe essere letale.

Le conseguenze dell’esplosione sono state di diversi tipi: radiazioni elevate che hanno provocato tumori e malattie, modificazioni del DNA degli animali e delle piante. Inoltre ci sono state diverse persone evacuate che in seguito sono rimaste senza casa, altre hanno rischiato la loro vita per costruire il sarcofago e limitare i danni.

Per diversi motivi come politici, sociali ed economici o di sicurezza, le informazioni che vengono date non sono mai certe al 100%.

Nonostante siano passati 30 anni da quel disastro, più grande dell’esplosione di Hiroshima, il mistero avvolge la centrale di Cernobyl e la sua sorte.

Cernobyl è oggi rimasto come nel 1986: scuole e case abbandonate, giocatoli e vestiti rimasti come quel giorno quando fu chiesto loro di prendere gli oggetti più importanti e evacuare la città, senza sapere che non sarebbero mai più rientrati.

Situazione centrali nucleari oggi

Oggi nel mondo ci sono centinaia di centrali nucleari, con grandi quantità di materiale radioattivo, che nonostante il pericolo per la vita, danno una grandissima quantità di energia usata poi per scopi civili. Nel marzo del 2011 si verificò un altro disastro, Fukushima. Tuttavia l’uomo pare abbia imparato dal passato, poiché le vittime e i danni furono inferiori a Cernobyl. Per queste ragioni si cercano sempre soluzioni nuovi per la sicurezza delle centrali nucleari, imparando dal passato.

Fonti: Focus Wikipedia La stampa Rai News

Liv

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