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Racconto “La magia di Xan”

Racconto “La magia di Xan”

Nota

Questo mese diamo il benvenuto a un’altra autrice che ha deciso di lanciarsi nel vuoto e pubblicare un racconto: Ester Reeds. La ringrazio per non avermi mandata a quel paese quando l’ho incoraggiata a scrivere e ovviamente la ringrazio per la fiducia che mi ha accordato. Vi lascio con il tuo racconto.

Nota dell’autore

Quando ho ricevuto la consegna “A Natale forse tutti ritorniamo un po’ bambini” per la sfida natalizia del gruppo Ritrovo scrittori anonimi (s)bloccati, ammetto di aver subito pensato a scrivere qualche cosa di divertente o in chiave fantastica. Avrei potuto anche ispirarmi al Grinch, insomma tanti pensieri, ma nulla che realmente mi dicesse: ecco è quella giusta.

Per questo Natale volevo scrivere qualcosa di diverso e donare un messaggio a chiunque leggesse il mio racconto. Mi sono messa quindi a ragionare sulla consegna e a trovare un altro modo di interpretarla. Ho pensato a cosa il Natale rappresenti per me e a cosa significhi ritornare bambini. Secondo me, la cosa che più li caratterizza è il sorriso di felicità che è insito nei loro animi. Quella leggera spensieratezza che quando si posa sul prossimo sembra alleviare qualsiasi pensiero scomodo o difficoltoso. È come se guardassero il mondo attraverso una lente diversa e proprio grazie a quest’ultima molto spesso riescono a riscaldare anche i luoghi più freddi.

Per questa storia vi invito a cambiare la lente di lettura e ritrovare il vostro io bambino. Certo, bambini possiamo esserlo sempre, non serve il venticinque dicembre direte voi. Avete ragione, eppure nel mio modo di percepire il periodo natalizio, mi sembra di vivere una magia. C’è un’euforia tangibile che pervade l’ambiente circostante. Per molte persone equivale ad un respiro di leggerezza e spensieratezza che si traduce in milioni di sorrisi condivisi da milioni di persone. Per alcuni può anche rappresentare l’esatto contrario, ma quello che a parer mio rimane immutato sono la forza, la potenza e la valenza di un sorriso sincero. E in questo periodo dell’anno siamo circondati da tanti sorrisi sinceri.

Ecco, immaginate quindi che il Natale sia un bambino che vi dona un sorriso. Ricambiando questo sorriso, non vi sentite forse un po’ bambini?

Dopo essermi persa a lungo nella mia mente ho accolto un preziosissimo consiglio da chi di scrittura ne sa molto più di me. Ho aperto un foglio bianco e iniziato semplicemente a scrivere. Inaspettatamente la storia è fluita e i personaggi hanno iniziato a condurmi in questo breve, ma splendido viaggio.

Spero possa piacervi e donarvi un po’ di spensieratezza in un momento difficile come quello che stiamo vivendo. Auguro una buona lettura a tutti voi e aspetto pareri, critiche e consigli.

Ester

LA MAGIA DI XAN

copertina racconto
foto da Pixabay

Era il periodo di Natale, come tanti altri prima di questo. Nevicava ed il vento soffiava insistente facendo scricchiolare le vecchie imposte delle abitazioni di quel piccolo ed isolato villaggio chiamato Nevel. Una manciata di case, una scuola, un negozietto di alimentari, l’ufficio del telegrafo all’angolo, lo studio del dottore e una tavola calda sempre pronta ad accogliere chiunque vi mettesse piede, erano alcune delle cose presenti lì.

Come capitava sempre nei piccoli centri abitati, anche a Nevel tutti sapevano tutto di tutti. Non c’era segreto che potesse essere taciuto e tale fu anche l’arrivo del signor Nessuno. La venuta di uno straniero destava sempre chiacchierii incuriositi, espressioni incredule e mirabolanti congetture riguardanti la vita di questo o quello. Figurarsi poi l’acquisto di una casa avvenuto dall’oggi al domani ad opera di un certo cittadino dal nome ignoto. Insomma, l’intero villaggio era in fermento.

Nessuno era riuscito a vederne il volto né a scambiarci qualche parola che non fosse un cenno del capo o un gesto della mano. Per conseguenza diretta, fin da subito nacquero strane storie sul suo conto. Si vociferava, infatti, che l’abitante misterioso fosse stato privato dell’uso della lingua in circostanze sospette, motivo per il quale era impossibilitato a parlare. Inoltre, la ragione per la quale non mostrava il volto era sicuramente da imputarsi ad una qualche tragica disgrazia occorsagli e che lo aveva fortemente sfigurato.

A causa di tutto questo era quindi difficile conoscere il nome di questa misteriosa creatura. Inoltre è risaputo che davanti all’incertezza e all’ignoranza si preferisce fuggire, temere o ignorare il fatto. Ed è proprio quello che accadde anche lì. Gli abitanti di Nevel cominciarono presto ad essere intimoriti da questo strano individuo che non riuscivano a definire e decifrare ed erano così tanto impauriti da fingere che costui non fosse mai arrivato. Ciò gli valse il nome di signor Nessuno.

La casa del signor Nessuno segnava il confine con la foresta ed era abbastanza isolata dal resto del villaggio. Vicino rimaneva solamente un’altra abitazione, anch’essa accompagnata da una triste storia. Qualche anno prima infatti, una tragedia aveva prematuramente colpito la famiglia che vi abitava, lasciando in vita solamente la giovane moglie Rosi e il figlio più piccolo Alexander.

Rosi era benamata da tutta la comunità che ne ammirava il coraggio e la forza con cui era riuscita ad affrontare il lutto mantenendo intatta quell’innata capacità di riscaldare i cuori altrui. Non mancava mai di donare a chicchessia un sorriso o una parola gentile e il piccolo Xan, come veniva soprannominato quel tenero bimbo, ne era il degno erede. A cinque anni sembrava già un ometto di tutto punto. Come ogni bambino che si rispetti, era notevolmente curioso, aveva quel tipo di insaziabile interesse verso il mondo che spinge a non lasciare nulla di intentato fino a che la risposta non compare. Non si arrendeva davanti alle difficoltà, anzi, per lui i problemi erano opportunità e gli ostacoli sfide da affrontare. Secondo la sua personale opinione, non era possibile che il signor Nessuno fosse il signor Nessuno.

  «Madre! Il nostro vicino deve avere un nome. Non credo che sia muto e brutto quanto dicono!»

  «Xan, caro, non possiamo forzare le persone a percorrere un cammino che non desiderano prendere. Sicuramente avrà un motivo per comportarsi così e noi dobbiamo rispettare la sua volontà di riservatezza.»

  «E se fosse solo timido?», disse Xan, «Se anche lui fosse spaventato quanto noi? Fra poco è Natale e nessuno deve stare da solo. Nemmeno il signor Nessuno!»

  «Lo sai cosa pensano di lui gli abitanti del villaggio. Ricorda quanto hanno fatto per noi… e poi chi ti dice che lui ne sarebbe contento?»

  «E se lui lo fosse?», ribadì il bambino incrociando le braccia al petto.

  «Xan…»

  «Madre per favore, posso provare? Fammi andare da lui, ti prego!», implorò lui, gli occhi speranzosi.

Rosi sospirò esasperata pensando che non poteva dire di no a suo figlio quando si comportava così, soprattutto perché la pensava allo stesso modo. Aveva intravisto poche volte quell’uomo passeggiare nei dintorni e le era sempre sembrato infinitamente triste. E lei sapeva cosa significasse la tristezza. Seppur si mostrasse sempre sorridente davanti agli altri, ciò che era accaduto anni prima le pesava ancora sul cuore. Perdere un marito e due figli non era facile da accettare, alle volte si guardava indietro chiedendosi come avesse fatto a resistere fino a quel momento.

Poi guardava Xan e la mente ritornava al presente e al fatto che doveva essere forte. Per quella ragione aveva opposto poca resistenza davanti alla richiesta di suo figlio. Conosceva il dolore e, vista la sua esperienza, sapeva che il rinchiudersi e l’isolarsi dal mondo non erano le scelte migliori per stare meglio. Al contrario, erano una punizione che solamente qualcuno che stava soffrendo parecchio ed in silenzio poteva infliggersi. Suo figlio inoltre aveva il naturale talento di far sorridere anche le statue, forse sarebbe riuscito a riportare un po’ di calore nel cuore di quello strano vicino.

Dopotutto era Natale. Pochi attimi in cui il mondo intero sembrava entrare in sintonia e armonia. Il cibo diventava inspiegabilmente più saporito, le discussioni più dolci, le strette di mano più calorose, gli sguardi più accoglienti, i sorrisi più rilassati e contagiosi, i cuori più felici. Non c’era una spiegazione razionale, semplicemente accadeva. E fu proprio in quegli attimi sospesi nel tempo che la leggendaria magia del Natale arrivò anche a Nevel. Più precisamente, accadde quella che venne definita la magia di Xan.

Non c’era giorno in cui egli non bussasse alla porta del signor Nessuno sperando invano che gli aprisse o mettesse il naso fuori casa. Rimaneva seduto sui gradini per ore e ore, ma l’uscio restava ostinatamente chiuso. Ogni tanto si percepiva qualche rumore all’interno, segno che la casa era abitata, ma il vicino non compariva. Questo comportamento avrebbe fatto desistere anche il più intrepido dei cavalieri. Chi mai sarebbe stato disposto a rimanere seduto al freddo giornate intere, senza battere ciglio e per di più per una persona che non si degnava nemmeno di affacciarsi alla finestra? Xan, però, era Xan. Testardo e tenace come lo era stato suo padre. Non c’era verso di fargli cambiare idea. L’indomani, infatti, sarebbe stato il ventiquattro dicembre e Xan pensò che doveva assolutamente riuscire nella sua impresa, a qualsiasi costo.

TOC TOC TOC TOC TOC

Silenzio.

TOC TOC TOC TOC TOC

L’uomo si alzò dalla sedia infastidito e guardò fuori dalla finestra. Non poteva credere che quel bambino stesse bussando ancora alla porta. Eppure gli sembrava di essere stato abbastanza eloquente. Non voleva vedere, ascoltare o parlare con nessuno.

TOC TOC TOC TOC TOC

Si sentì una pausa e poi il rumore riprese.

TOC TOC TOC TOC TOC

  «Lo so che è lì dentro! L’ho vista alla finestra. Sono Xan, abito nella casa qui vicino!»

Ancora silenzio.

TOC TOC TOC TOC TOC

  «Per favore mi apra! Non vorrà mica continuare a lasciarmi qui al freddo, vero? È la Vigilia di Natale!»

La risposta fu ancora una volta il silenzio.

Mettendo le mani sui fianchi con espressione battagliera Xan gridò: «Guardi che questa volta non me ne vado. Finché lei non esce, non mi muovo. Problemi suoi se poi mi avrà sulla coscienza!»

Ancora niente, nessun cenno. E così passarono altre ore. Il signor Nessuno restava ostinatamente barricato dentro casa, anche se di tanto in tanto si alzava per dare uno sguardo fuori dalla finestra. Quella piccola creaturina pareva non avere timore di lui. Non poteva fare a meno di sentirsi colpito dalla determinazione di quel bambino. Non lo conosceva neppure, lo aveva lasciato al freddo per

giorni e lui ancora non aveva ceduto. Sembrava che ogni suo rifiuto avesse sortito l’effetto contrario. Continuò ad osservarlo anche quando lo vide sedersi a terra, sul gradino antistante la porta. Presto, il giorno lasciò spazio alla sera e il buio calò sempre più fitto. L’intera Nevel fremeva in attesa dei festeggiamenti. Le luci natalizie dell’intero villaggio si accesero così come il grande albero allestito per l’occasione nella piazza centrale. Tutti erano impegnati con i preparativi del cenone. C’era chi si occupava dei tavoli, chi delle pietanze, chi si riscaldava la voce in vista dell’esibizione canora, mentre altri rientravano dai boschi con le braccia cariche di legna per il focolare.

Mancava ormai poco all’ora di cena quando finalmente la porta si schiuse. Dopo un attimo di esitazione, con insolita delicatezza l’uomo raccolse Xan da terra e se lo caricò sulle spalle. Lentamente percorse la breve strada che lo separava dalla casa vicina. Bussò e attese. La serratura scattò e una porta si aprì. La giovane donna che gli stava di fronte lo guardò sorpresa.

  «Si è addormentato. Sarà stato esausto. Non sono stato molto gentile con lui», l’uomo disse il tutto con voce ferma mentre la guardava dritto negli occhi, «Suo figlio è un bambino unico nel suo genere».

Rosi guardò quello strano uomo che le stava davanti e l’espressione del suo volto si addolcì. Non era affatto come narravano in paese. La luce gentile che emanavano quegli splendidi occhi grigi le diedero la conferma che suo figlio aveva avuto nuovamente ragione. Era giovane e anche di bell’aspetto, molto distante dall’immagine distorta del mostro delle caverne alle quali erano solite riferirsi le pettegole del villaggio. Rise fra sé e sé cercando di immaginare le loro facce quando ne sarebbero venute a conoscenza.

  «Ha ragione. Nessuno qui è come lui. Non si arrende nemmeno davanti alle sfide più complesse», gli rispose con gentilezza guardandolo a sua volta negli occhi, «Grazie per averlo riportato».

Il signor Nessuno guardò Xan ancora addormentato sulle sue spalle e lo vide muoversi. Si stava svegliando.

  «Sono io a doverlo ringraziare mi creda. Mi scuso per il mio comportamento», sembrava gli costasse fatica ammetterlo, «Vorrei fare ammenda. La prego, mi dica cosa posso fare per sdebitarmi».

Sdebitarsi! Rosi guardò l’espressione buffa e smarrita di suo figlio ancora mezzo addormentato, quella corrucciata del suo interlocutore e cominciò a ridere.

  «In effetti, ci sarebbero due cose in cui lei sicuramente mi potrà essere utile e guai se deciderà di rimangiarsi la promessa», sorrise mentre faceva quella richiesta con tono quasi autoritario.

  «Mi dica», l’uomo parve smarrito per un istante, ma rispose subito appoggiando delicatamente Xan a terra.

  «Primo, il suo nome. Non possiamo continuare a chiamarla Signor Nessuno. Secondo, accompagnerà me e Xan al cenone di questa sera. Dovrà fare ammenda davanti a tutta Nevel per il suo imperdonabile comportamento».

L’uomo la guardò e scoppiò in una fragorosa risata come non gli accadeva ormai da troppo tempo.

  «Mi chiamo Enea e va bene. Credo di potervi accompagnare. Dopotutto questo è il minimo che posso fare visto come mi sono comportato con suo figlio», ammise lui.

E fu così che alla Vigilia di Natale la magia di Xan fece il suo miracolo e il signor Nessuno, ora da tutti conosciuto come Enea, venne accolto in seno alla comunità di Nevel. All’inizio titubanti, gli abitanti ben presto si accorsero di quanto sbagliata fosse stata la loro prima impressione. Di lui si iniziarono ad elogiare la raffinata eleganza, l’estrema cordialità e gentilezza, il buon cuore, la generosità nonché l’attraente aspetto.

Solo un occhio molto attento avrebbe notato nel suo sguardo l’aleggiare di una lieve aura di mistero quasi a testimoniare la presenza di un’ombra legata al suo passato. Eppure, finalmente aveva trovato il coraggio di sorridere di nuovo e forse con il tempo sarebbe riuscito a liberare quel dolore da tempo racchiuso dentro di lui. Mentre lasciava vagare lo sguardo sull’ampia sala decorata a festa non poté fare a meno di osservare quel bambino che senza saperlo aveva fatto tanto per lui. Erano passati anni dall’ultima volta che si era sentito così leggero e rilassato, come se una carezza avesse improvvisamente deciso di posarsi sulla sua guancia. Gli parve perfino di sentire la voce di sua madre sussurrare dolcemente.

Va tutto bene figlio mio. Hai sofferto abbastanza, basta ora. Non continuare a farti del male. Vivi la tua vita, ama di nuovo, prenditi cura di te. Quando me ne sono andata la cosa che volevo di più era che tu tornassi ad essere felice, volevo che il mio bellissimo bambino ritornasse a sorridere e smettesse di sentirsi responsabile per questa malattia che ha finalmente deciso di portarmi via. Lo so che il tuo grande sogno e motivo che ti ha spinto fino a qui era trovare una cura efficace che mi permettesse di vivere più a lungo. E lo hai fatto. Ho vissuto più di quanto il destino avesse previsto. Hai fatto tutto il possibile, tesoro mio. E io sono felice di averti visto crescere. Non è stata colpa tua. La medicina, come la vita e la morte, è imprevedibile. Possiamo controllarle un po’, ma prima o poi inevitabilmente compiono il loro destino. Il mio ha deciso di farlo davanti ai tuoi occhi e di questo ti chiedo perdono. L’ultima cosa che volevo era che ti sentissi responsabile per ciò che è accaduto. È passato del tempo. Io sto bene. Vivi, continua con la tua missione e non lasciare che il dolore governi le tue giornate. Lasciami andare. Gioca, divertiti, ridi. Ritrova il bambino felice che è in te. Sappi che io starò dietro di te e ti veglierò sempre.

Come ridestato da un sogno, respirando affannosamente Enea ritornò lentamente al presente con gli occhi ancora lucidi di lacrime.

  «Enniii!» si sentì chiamare e cercò la fonte di quella voce. Ovviamente era Xan. Solo lui poteva trovare un soprannome del genere nel giro di così poco tempo. Il bambino si voltò verso di lui e gli sorrise sincero. Negli occhi di Enea comparve una piccola scintilla di speranza e per la seconda volta in un giorno, l’espressione del suo volto si increspò in un timido sorriso.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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13 Comments

  1. Elodea

    Che meraviglia! Hai racchiuso nel tuo racconto l’essenza dello spirito natalizio e della gioia che esso porta: traspare il concetto che, nonostante la vita possa essere dura, c’è sempre un raggio di luce nell’oscurità per darci speranza; qui quel raggio di luce è stato il piccolo Xan con il suo sorriso. Nelle note iniziali hai detto che speravi di donare un po’ di spensieratezza con il tuo racconto. Per quanto mi riguarda, ci sei riuscita: la tua storia mi ha emozionata e mi ha scaldato il cuore. Complimenti davvero!
    P.S. Non avrei mai detto che questa era la tua prima esperienza…ancora complimenti!

    1. Ester

      Ciao Elodea! Grazie di cuore per le tue bellissime parole!! Sono davvero contenta che il mio racconto sia riuscito a trasmetterti tutte queste emozioni! Ancora grazie! Ester ^^

  2. Ciao! Che dire, se è la tua prima pubblicazione hai fatto davvero un ottimo lavoro! Credo che questa storia racchiuda proprio lo spirito del Natale, con l’innocenza e la positività dei bambini. È una storia scorrevole e ben scritta, e credo che, nonostante la consegna non semplice, tu l’abbia interpretata in maniera davvero originale.

  3. Geani

    Ciao! L’inizio di questa storia mi ha incuriosita molto e in seguito mi ha tantissima tenerezza leggerne lo sviluppo e la fine. Sono del parere che i bambini siano gli unici a poter imporsi facendo cambiare punto di vista agli adulti, portano sempre freschezza e allegria. E’ stato molto toccante vedere come il signore cambia idea e accetta di accompagnare la famiglia alla cena, andando contro tutto quello che si era prefissato al suo arrivo. Molto bello anche l’intervento della madre che lascia intendere un passato difficile e incoraggia a un futuro migliore e all’amore, alla speranza. E’ stata una lettura molto molto bella e sono molto felice di averla fatta.

  4. Joey Tre

    Ciao Ester, ho letto la tua storia tutta d’un fiato. Devo dire che l’interpretazione della consegna è stata una scelta più che azzeccata perché sei andata al di là del racconto “canonico” e hai scelto una prospettiva più complessa e per questo anche unica. Non è facile fare questo tipo di scelte “azzardate” ma visto il risultato ne è valsa la pena! Questo racconto mi ha ricordato molto “Il buio oltre la siepe” (che ho letto qualche mese fa) e devo dirti che mi ha strappato un sorriso. Hai preso gli aspetti più belli dell’infanzia (la spensieratezza e la totale assenza di pregiudizi) e li hai riportati all’età adulta, che invece è piena di difficoltà e complessità, creando un contrasto che ho amato particolarmente e mi ha emozionato. Mi piace come hai deciso di raccontare il tutto, la storia si evolve molto rapidamente e comunque lascia sempre molto spazio alla riflessione. Anche lo stile è adeguato e molto scorrevole. L’unico elemento che forse un po’ mi è mancato è una collocazione storica che rendesse il tutto più “reale”, ma questo è più un mio gusto personale, la storia si legge benissimo anche così. Complimenti e spero di leggerti ancora!!
    Joey

    1. Ester

      Ciao Joey, grazie davvero tanto! Sono felicissima di essere riuscita a strapparti un sorriso con il mio racconto, era proprio quello che speravo quando l’ho scritto. Effettivamente hai ragione, non ho lasciato molto spazio alla collocazione storica. Diciamo che l’idea era quella di ricreare un’ambientazione sospesa e a tratti indefinibile, ma forse ho esagerato XD Grazie mille per avermelo fatto notare, lo terrò a mente per le prossime volte! Ti ringrazio ancora e a presto 🙂 Ester

  5. Liv

    Ciao. Ho letto il tuo racconto in anteprima e per questo sono davvero contenta e soprattutto onorata che tu abbia deciso di fidarti di me e farmi leggere il tutto.
    Sono contenta che tu ti sia buttata nella mischia e che abbia provato questa sfida e soprattutto perché sei arrivata alla fine e hai pubblicato. Conosco l’ansia e l’emozione del momento, la ricordo ancora molto bene, tuttavia ti devo dire che la prima storia che io ho pubblicato era un vero disastro. Tu invece hai scritto un racconto breve davvero bello, con uno stile semplice, scorrevole eppure che trasmette qualcosa a chi legge.
    La consegna non era facile ma tu l’hai interpretata in modo originale e per questo ti devo fare i complimenti. Hai scritto qualcosa di diverso da quello che ci si poteva immaginare, hai sorpreso e ho apprezzato molto questa cosa.
    Hai raccolto dentro una storia quella che è la magia del Natale, delle feste e lo spirito pure dei bambini. Non solo vediamo il cambiamento di Enea, ma vediamo come questo cambi grazie a un bambino testardo che ha capito lo spirito del Natale meglio di certi adulti direi.
    Xan è un bambino che sa cosa vuole e che dà la forza e la gioia a chi si trova attorno a lui, mi è piaciuto molto.
    Complimenti per la tua prima storia e auguri per la prossima. 🙂

    1. Ester

      Ciao Liv! Grazie a te per la fiducia! Senza il tuo aiuto non avrei mai trovato il coraggio di buttarmi. Grazie perché mi hai spinta a superare le mie paure ed insicurezze e provare finalmente a scrivere una storia. Sono contentissima di essere “entrata nella mischia”, non vedo l’ora di continuare questo viaggio. Semplicemente grazie e sono felicissima ti sia piaciuto! Ci vediamo alla prossima 😉

    2. Ester

      Cosa fondamentale: grazie per avermi fatto da “lettore beta” altrimenti sì che sarebbe stato un vero disastro 🤣 Sono i tuoi consigli di scrittura che hanno permesso al racconto di arrivare dov’è ora! Ester

  6. Ester

    Ciao Stephi! Ti ringrazio di cuore per le tue parole e i preziosi consigli di cui farò assolutamente tesoro!!! Ammetto che ero preoccupata per la scelta con cui ho deciso di interpretare la consegna. Temevo fosse troppo azzardata e non chiara, quindi sono davvero contenta ti sia piaciuto! Ancora grazie e a presto per i prossimi appuntamenti ☺️ Ester

  7. Stephi

    Ciao Ester! Innanzitutto, benvenuta nel club! Leggo dall’introduzione che è la prima volta che pubblichi qualcosa e devo dire che è stato un piacere leggerti, ne sono felice! 🙂 Riguardo alla storia che hai scritto, devo ammettere che, guardando la traccia, mi sarei aspettata di leggere come un adulto a Natale può ritrovare la magia del vivere il periodo più festoso dell’anno con la spensieratezza di un bambino. Tu invece hai deciso di raccontare come un bambino cambia il nostro modo di vedere il mondo da adulti, e l’hai fatto bene, perché l’intero racconto narra l’impatto di Xan sulla vita di tutti i personaggi della storia, a partire dalle prime righe quando si scontra con i pregiudizi, fino alle ultime dove dimostra che anche per gli estranei una parola dolce e un sorriso possono fare la differenza, possono fare bene al cuore. Un’interpretazione della traccia originale, che ho apprezzato. Per quel che riguarda la scrittura posso dirti senza dubbio che scrivi bene, e ti fai leggere senza alcuna difficoltà, riuscendo a descrivere con poche parole delle belle immagini: brava! Unica cosa che modificherei, qualche d eufonica qua e là e qualche virgola fuori posto, ma piccolezze che in nessun modo rovinano la lettura 🙂 Sono felice di aver conosciuto la tua penna e spero di ritrovarti nei prossimi appuntamenti lanciati nel gruppo per #narratoridistorie. A presto e complimenti ancora, Stephi

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