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Racconto “A Natale mi hai rubato…”

Racconto “A Natale mi hai rubato…”

Nota

copertina storytelling

Buonasera lettori. Ecco a voi il racconto di Stephi per il mese di dicembre la rubrica Storytelling Chronicles ideata da Lady C. . Dicembre richiedeva un racconto dove ci fosse qualcosa di rubato. Ovviamente il tema è ampio, poteva essere qualcosa di materiale o meno. Ecco a voi la versione di Stephi.

A Natale mi hai rubato…

copertina racconto dicembre
Foto di Elly Fairytale da Pexels

Natale in casa Parker? Immaginate il luogo più addobbato in cui vi siate mai imbattuti. Valgono anche quelli dei film. Riuscite a visualizzarlo limpidamente di fronte a voi? Ecco, ora prendete quell’immagine, aggiungeteci addobbi a volontà, luci a palate, un numero troppo grande anche solo per essere pensato di decorazioni e moltiplicate il tutto per dieci. O per venti. E non ci sarete nemmeno vicini la metà.

Per questo quando apro gli occhi non ho bisogno di guardare il giorno sul calendario appeso al muro di fronte a me per sapere che è la mattina di Natale: le carole già rimbombano per ogni angolo di casa, le luminarie che decorano le pareti esterne dell’edificio brillano così tanto che, sommate a quelle all’interno, sfiderei un astronomo a dire che il Sole irradia più luce più di questo posto, e persino Purr, il mio gatto che ha appena varcato la soglia della stanza, indossa uno stupido costume da Babbo Natale. Adesso capite cosa intendo?

«Meow», miagola disperato il quattro-zampe peloso, chiedendomi aiuto per essere salvato dall’orribile destino cui qualcuno del piano di sotto – 10 a 0 che la colpevole è mia madre – l’ha costretto.

«Mio Dio, Purr, che ti è successo?» gli chiedo, accarezzandogli la testolina mentre un brivido mi corre lungo la schiena, mischiato a una non troppo imprevedibile sensazione di vomito. Mi metto seduta, lo sollevo da terra e lo scruto con disgusto, portando la punta del naso contro il suo muso.

«Meow», ripete lui, l’espressione ancor più mogia.

«Capisco, piccolo amico, capisco. Ora ti libero!» lo rassicuro, poggiandolo sulle coperte e sfilandogli con delicatezza l’orribile costume, prima da una zampa e poi dall’altra, regalandogli finalmente la libertà. Mi ringrazia mordicchiandomi la punta delle dita, prima di voltarsi e scomparire sotto al letto, al sicuro dalle grinfie dei pazzi che l’hanno conciato letteralmente “per le feste”.

Pur di ritardare il fatidico momento in cui dovrò affrontare la mia famiglia niente di meno che durante la mattina di Natale, ovvero il peggiore tra tutti i momenti nella storia dei peggiori momenti, mi ributto sotto le coperte. Dalla cucina li sento cantare e schiamazzare, già ebbri per il clima festoso. Mi tiro il piumino fin sopra la testa, mugugnando tutto il mio disprezzo alle lenzuola di flanella che mi stanno dando rifugio. Chiariamoci, non è che non ami la mia famiglia. Sono tutto per me, davvero: non credo sopravvivrei al mondo senza anche solo uno di loro, mio fratello Mark compreso (non ditegli che ve l’ho detto!). È solo che, se loro stanno al Natale come “Miracolo nella 34a strada”, io sto al Natale… come il Grinch. E non perché il Natale di per sé sia brutto. È solo che…

«Carrie, tesoro! Sveglia! È mattina! È Natale!» urla mia madre dalle scale. «Ed è il tuo compleanno! Auguri!»

Capite il dramma? Nascere il giorno di Natale: esiste cosa più terribile al mondo? Con tutti che un attimo prima ti fanno gli auguri, un attimo dopo ti fanno altri auguri, e poi sei dimenticata, sempre in secondo piano tra stupide luci e inutili addobbi, perché il Natale è famiglia, è regali, è cibo, è tutto tranne te.

«Evivva» mormoro al soffitto, poi mi alzo. Sposto le coperte verso il fondo del letto, scosto le tende e apro le finestre, lasciando che l’aria frizzante tipica delle mattine di dicembre come questa pervada ogni angolo della stanza e mi riempia i polmoni. Inspiro profondamente, scruto l’orizzonte innevato. Sospiro, scuotendo la testa: ci vorrà ben più che un po’ d’aria fresca per sopravvivere alla giornata.

Mentre sto per richiudere l’anta, alla finestra della casa di fronte scorgo una mano che ondeggia veloce in un saluto. Subito dopo, dietro le dita appare un volto sorridente, incorniciato da un folto cappello rosso e una buffissima barba bianca, a coprire un mento decisamente troppo giovane per essere tanto peloso.

«Oh oh oh, buon compleanno Carrie!» esclama, mentre la barba gli scivola giù dal viso, lasciando scoperti lineamenti che riconoscerei anche a occhi chiusi, tante sono le occasioni in cui ho potuto perdermici.

«Davvero, Theo? Davvero?»

«Stavo cercando di farti sorridere mettendomi estremamente in ridicolo, nel caso in cui non l’avessi notato!»

«No, è proprio perché l’ho notato…»

Sorride, uno di quei sorrisi a 32 denti che illuminano anche la più buia delle giornate. «Come ti senti, con un anno in più?» chiede, ridacchiando, mentre tenta di rimettersi a posto la barba, senza successo.

«Più acida che mai, ma non so se la vera causa sia effettivamente l’anno in più o quella terribile cosa che indossi!» gli dico.

«Ehi, nemmeno io esulto all’idea di vestirmi ogni 25 dicembre da goffo vecchietto barbuto e saltellare per casa nascondendo regali a destra e a manca senza farmi beccare da mio fratello o dalla mia bisbetica vicina che odia il Natale perché è il giorno del suo compleanno. Ma non per questo sono meno attraente!» ammicca.

Alzo gli occhi al cielo. «Ti prego, poni fine a questo supplizio, fallo, ora, FULMINAMI!» chiedo implorando al Divino, restando immobile una volta pronunciata la frase nella speranza che qualcosa succeda davvero. Ovviamente, non lo fa.

«Però sei ingiusta, Riri… Lo sai anche tu che lo faccio solo e soltanto per Nick. Decreto la tua richiesta di aiuto al Divino per liberarti della mia presenza un vero colpo basso, e mi ritengo ufficialmente offeso, Mariah!» ribatte, incrociando le braccia sul petto e corrugando il volto in un’espressione a metà tra il finto offeso e il non troppo velatamente divertito.

Lo folgoro con lo sguardo. «Come hai osato chiamarmi?!» sibilo. Dare a me, Carrie, della Mariah, è una gravissima mancanza di rispetto, il peggiore degli insulti, il più nefasto degli appellativi, soprattutto il giorno di Natale, soprattutto da parte di chi si professa essere il mio migliore amico.

«L’hai sentito benissimo. E te lo sei meritato. Ora, se non ti dispiace, ho un Natale da salvare io, qui!» dice, indicando con un gesto plateale la stanza alle sue spalle. Con una mossa teatrale, gira su se stesso, si risistema la barba, volta il viso a farmi una linguaccia, e se ne va.

Alzo gli occhi al cielo e richiudo la finestra, in preda alla disperazione: se neanche Theo ha migliorato la mia giornata, questo potrebbe davvero essere il peggior Natale di sempre.

«Ehi, tesoro» bussa piano alla porta papà, mentre ancora il mio sguardo è fisso sulla finestra di Theo, che se la ride con il fratellino per il travestimento da Babbo Natale.

«Ha osato chiamarmi Mariah…» sussurro.

«Theo? Davvero? Devi averlo stuzzicato per bene…» ride, avvicinandosi alla finestra a guardare a sua volta il clima festoso nella casa di fronte.

«Papà! Tu dovresti essere dalla mia parte!» lo rimprovero, bonariamente.

«Hai ragione tesoro, appena lo becco da solo, da uomo a uomo, gliene dico quattro!» promette.

«Facciamo otto?»

«Otto sia. Solo perché è il tuo compleanno… e, a proposito, auguri, bambina mia!» dice, porgendomi un pacchetto – che tanto pacchetto non è.

Sorrido, afferrandolo, e lo scarto subito: è una tradizione. Ogni anno il regalo di papà lo apriamo insieme, solo lui e io. È il nostro piccolo momento di normalità in questa giornata di follia. Mi ritrovo tra le mani il vinile Twist and Shout, il secondo album dei Beatles, il mio gruppo preferito. «Oh mio Dio! Grazie, papà!» esclamo, abbracciandolo. «Anche se non credo di potermi più definire una bambina, ormai…»

«Tu, per me, lo resterai sempre» sentenzia.

Sorrido di nuovo, rigirandomi il disco tra le mani. «Scendiamo? Mamma potrebbe impazzire se non ci vede in cucina a preparare il tavolo cantando allegramente le stupide canzoni del mio alter ego.»

«Carrie! John! La colazione è pronta!» urla lei in quel preciso istante dal piano inferiore.

Scoppia a ridere. «Andiamo sì, prima che ci condanni per tentata alterazione delle tradizioni natalizie!»

«Sia mai!» dico, alzando le mani.

Ridendo, stretti l’un l’altra, scendiamo le scale e raggiungiamo il resto della famiglia in cucina.

«Buon compleanno a te, buon compleanno a te, buon compleanno a Carrie, buon compleanno a te!» cantano tutti mentre io e papà entriamo nella stanza: mamma, papà alle mie spalle, Timothee (a modo suo), perfino Mark – il che mi lascia alquanto perplessa: non ha mai mostrato particolari segni di gentilezza nei miei confronti, perlomeno non da quando gli ho rubato il ruolo di “cocca di casa”.

«Grazie!» esclamo stupita a fine canto, gli occhi un po’ lucidi.

«Ti sei commossa, tesoro? Awww!» sussurra dolcemente mamma, abbracciandomi e tirandomi le orecchie.

«Nah, è solo che non sono ancora del tutto sveglia!» mento. La realtà è che non mi aspettavo un’accoglienza tanto calorosa, nel frastuono che solitamente avvolge le prime ore della giornata di Natale.

«No vero, no vero!» esclama il piccolo Timmy dal seggiolone.

«E va bene, forse sono un po’ commossa, o… no, niente commozione, la vera verità è che mi è entrata una ciglia nell’occhio» dico, facendogli il solletico. Scoppia a ridere mentre lo afferro e lo prendo in braccio, stringendolo e riempiendolo di baci.

«Okay, basta chiacchiere! È ora di fare tutti una bella colazione!» esclama la mamma, posando sul tavolo un piatto colmo di muffin al cioccolato. Ridendo, ognuno di noi si sbraccia per accaparrarsene almeno uno.

Quando suona il campanello, sono io ad andare ad aprire: mamma e papà stanno ultimando la preparazione dei vari piatti del menù, Timothee è troppo piccolo per riuscire nell’impresa (ha da poco imparato a reggersi in piedi sulle sue gambe senza franare a terra), Mark troppo impegnato a cazzeggiare sul divano guardando con un occhio Whatsapp e con l’altro una stupida serie alla tv.

Neanche il tempo di abbassare la maniglia che l’urlo di zia Pam mi assorda i timpani: «Buon Natale!»

«Zia Pam» le dico, spostandomi per farla entrare – una cosa che mi costa molta fatica: dopo lo strillo che ha appena lanciato, vorrei lasciarla lì fuori al freddo e al gelo. Richiudo la porta alle mie spalle solo perché la temperatura è decisamente troppo bassa per rimanere entrambe sulla soglia di casa.

«Tesoro! Buon compleanno!» grida ancora lei, stritolandomi fino a quasi togliermi il respiro. Ora ne sono certa: davvero avrei fatto bene a non farla entrare. E sì, se vi servisse un altro motivo per capire perché odio così tanto il Natale, senza dubbio vi citerei proprio le spropositate dimostrazioni d’affetto di questa donna.

«Gra… grazie zia!» riesco a bofonchiare, in qualche modo. «Puoi… puoi lasciarmi, ora!» imploro. «E smetterla di urlare, ti sentiamo benissimo anche a un tono di voce sotto ai 100 decibel!»

Scoppia a ridere. «Oh, tesoro tesoro tesoro, che piacere immenso vederti mia cara!» continua a ripetere lei, senza mollare la presa.

«Per me proprio no!» le rispondo, tirandole una mezza gomitata allo stomaco per liberarmi.

«Oh, come sei grinchosa quest’anno!» ribatte lei ridendo. Non sono del tutto sicura abbia capito che la mia affermazione non era uno scherzo.

Quando finalmente si decide a lasciarmi andare, la fulmino con lo sguardo.

«Maaark, Timotheeeee! Dove sono i miei tesorucci?» riprende a gridare, dirigendosi verso la cucina.

«Pam! Ben arrivata!» esclama mio padre, suo fratello.

«John! Buon Natale!» ricomincia lei, stringendo tra baci e abbracci prima lui, poi mamma, il piccolo Timmy e infine Mark. Purr si salva solo perché è ancora ben nascosto sotto al mio letto.

«Allora…» inizia a dire, terminato il giro dei saluti.

«Allora si mangia!» annuncia papà, salvandoci tutti quanti dall’interrogatorio di zia Pam. Almeno per il momento.

«Quindi, chi comincia?»

Terminata l’ultima portata, di fronte a cinque tazze fumanti di caffè, hanno inizio i tradizionali Giochi della giornata di Natale in casa Parker. Ovvero, una serie di attività dal dubbio gusto cui tutti siamo costretti a partecipare – sì, anche il piccolo Timmy – per “sentire ancor di più lo spirito di questa meravigliosa giornata!”, per dirlo con le parole della zia. Io di meraviglioso non ci trovo niente, se non una meravigliosa perdita di tempo, ma anche papà è irremovibile a riguardo: i giochi s’hanno da fare, volente o nolente.

«Un giro di Uno?» propone mamma. «Chi vince decide il prossimo gioco!» Acconsentiamo tutti. Papà ci straccia uno dietro l’altro, quindi è lui a scegliere il successivo: una tombola. Timmy estrae i numeri, mamma li legge, e tutti noi tra risate e canti di Natale a ripetizione che a lungo andare diventano quasi piacevoli da ascoltare segniamo le caselle a mano a mano che l’estrazione continua. Vince Mark, ed è lui a proporre “Ti ho rubato…” come gioco successivo.

Come funziona “Ti ho rubato…”? Semplice: ci si sfida sottraendo gli uni agli altri qualcosa senza cui, secondo noi, non possono sopravvivere per più di un’ora. Se ce la fanno, abbiamo perso; se non ci riescono, abbiamo vinto. Si continua finché non restano in gara due sole persone, che si contenderanno il titolo di malfattore dell’anno fino al Natale successivo. Indovinate chi arriva sempre in finale? L’anno scorso, tuttavia, è stato Mark a vincere, per questo ora è lui il primo a decidere chi sfidare. Ovviamente sceglie me, e mi sequestra il cellulare.

«Pivello!» esclamo, consegnandoglielo senza alcuna remora, dopo averne accuratamente bloccato lo schermo (che non si sblocca senza riconoscimento facciale). «Hai già perso. Fortunatamente non siamo tutti come te, Whatsapp dipendenti, in questa famiglia!» gongolo mentre lui, in silenzio, imposta il timer, una smorfia stranamente divertita stampata in volto.

Non mi lascio intimorire. «Visto che perderai, e di questo sono certa, ora tocca a me! Io rubo a Timmy il naso!» dico, correndo verso il piccolo di casa.

«No no no, naso! No, non prende naso, no!» inizia a gridare lui, scappando a rifugiarsi dalla mamma. Mentre tutti alzano gli occhi al cielo, io sogghigno: sì, mi piace vincere facile.

Avendo battuto un giocatore (e mezzo, se contiamo la schiacciante umiliazione che infliggerò a Mark tra 53 minuti esatti), ne sfido un altro.

«Mark eliminato, Timmy eliminato, mmm, vediamo chi è il prossimo… Sì, deciso! Rubo a zia Pam la voce!» affermo, guardandola con determinazione.

«Ma questo non è giusto!» esclama lei.

«E così anche la zia è fuori dai giochi!» ribatto io, soddisfatta: dopo che l’oggetto del “furto” è stato scelto, chi infrange la propria indicazione viene infatti eliminato.

«Il Grinch. In persona! Ecco cosa sei!» sbuffa lei, impettita.

Le lancio il più splendente dei miei sorrisi. «Quanto mi rendi felice quando fai così, zietta!» le dico, mentre la osservo trattenere diverse imprecazioni “che non si addicono proprio a una signora”, cit. lei stessa.  

Con la zia vinta, restano in gioco entrambi i miei genitori, cui assesto il colpo finale. A papà sottraggo gli occhiali – è una vera talpa, senza! – e a mamma i calzini in pile – mamma soffre terribilmente il freddo ai piedi. Mentre entrambi mi rinfacciano bonariamente la mia cattiveria, e io giro per casa diffondendo in ogni dove una risata maligna, suona il campanello.

«Carrie, apri tu?» chiede papà, gli occhi stretti stretti come due fessure mentre cerca di rivolgere lo sguardo alla porta, dirigendosi invece verso la colonna che delimita il salotto.

«Sì papà, è meglio che tu resti seduto!» ridacchio, riaccompagnandolo al tavolo.

“Chi mai potrebbe venire a trovarci il giorno di Natale?” mi chiedo, abbassando la maniglia.

«Sorpresa!» esclama Theo, avvolto nel costume di Babbo Natale.

«Sono ancora furibonda con te!» dico, cercando di chiuderlo fuori, ma è inutile: ha già infilato un piede dentro casa e non intende arretrare.

«Buon Natale signora e signor Parker!» insiste lui, ignorando la mia frecciatina.

«Ciao Theo! Grazie caro! Entra pure, stiamo giocando a “Ti ho rubato…”, partecipi anche tu?» gli chiede mamma, ignara di quanto successo qualche ora prima.

«Non credo sia una buona idea…» sento bofonchiare mio papà.

«E perché mai no?» risponde zia Pam. «È bello che il ragazzo di Carrie passi del tempo con la sua famiglia John, suvvia! Non essere uno di quei padri burberi e antipatici!» aggiunge.

Quando sento la parola ragazzo uscire dalla bocca di zia Pam vorrei scavarmi un buco al centro del salotto e sprofondare.

«Non è il suo ragazzo, è il suo “migliore amico”» mi sbeffeggia Mark, sdraiato sul divano con il mio cellulare in una mano e una mia foto nell’altra, cercando di sbloccare il cellulare. Alzo gli occhi al cielo.

«Ah, oggi si chiamano così?» ammicca lei.

«Non ti avevo rubato la parola?» rispondo sibilando.

«Sì, l’avevi fatto, ma ho già perso, tanto vale che parli!» mi risponde, un ghigno che grida vendetta stampato sul viso.

Theo scoppia a ridere alle mie spalle. «È sempre un piacere vedervi, tutti quanti!» dice, gentile.

Scrollandomi le spalle, e lasciandolo entrare, riprendo il mio posto a tavola.

«Allora Theo, come state passando la giornata al di là della strada?» chiede mamma.

«Fantasticamente, signora Parker! Spero altrettanto per voi qui, nonostante miss “Io odio il Natale”!» mi sbeffeggia.

«Oh, Carrie è stata sorprendentemente amichevole oggi, tutto sommato!» ridacchia zia Pam.

«La giornata è ancora lunga» ribatto.

«E non può che migliorare!» sostiene lei, continuando a sorridermi con un’aria di sfida. «Allora T…»

«Theo, signora!»

«Theo!» ripete zia Pam. «Visto che sei un nuovo giocatore, dicci un po’. Tu cosa vuoi rubare? E soprattutto… a chi?» aggiunge, stressando con la voce la fine della frase e ammiccando in mia direzione.

«Io… beh, io sì, io vorrei rubare a tutti quanti voi la qui presente Carrie!» dice, la voce tremante, le guance rosse rosse.

«Ma non puoi rubare una persona!» protesto, voltandomi per fulminarlo con lo sguardo.

«Beh, in realtà non c’è una regola che lo vieti» esclama mamma.

«Quindi tecnicamente può farlo» aggiunge papà.

«E se rifiuti sei eliminata!» grida Mark dalla sua postazione.

«Non ti darò MAI questa soddisfazione!» gli rispondo. «Bene, come hai intenzione di rubarmi?» chiedo a Theo, che intanto si è fatto meno paonazzo.

«Portandoti fuori per una breve passeggiata» afferma lui, come se fosse la cosa più scontata del mondo.

«Perfetto. Andiamo! Anzi, prima di andare… ti prego, togliti di dosso questo orribile costume da Babbo Natale! Abbi pietà di me.»

«Se è questo che vuoi» dice, iniziando a spogliarsi di fronte a tutti i miei parenti, lasciando che sia io stavolta a diventare rossa quanto un pomodoro.

«Ma devi farlo proprio qui davanti a tutti?» gli chiedo.

«Ho altra scelta?» ribatte lui, ridendo. Sotto al costume, fortunatamente, indossa pantaloni da tuta e un’adorabile felpa in pile con una renna stampata esattamente al centro, il cui naso rosso si illumina a intermittenza. «Tu piuttosto, faresti meglio a vestirti con qualcosa di pesante. Fuori sta nevicando!» dice, rivolgendomi un sorriso.

Salgo in camera giusto per recuperare giacca, sciarpa e guanti, e per controllare Purr, ancora al sicuro nascosto sotto al letto.

«Tutto bene, piccolo amico?» gli chiedo.

«Meow!» annuisce.

«Ottimo! A più tardi, dormiglione!» lo saluto. Per precauzione, chiudo la porta a chiave: se mai zia Pam lo trovasse e lo strapazzasse come ha fatto con noi questa mattina, il piccolo micio mi odierebbe per sempre, e lo sanno tutti quanto vendicativi possono essere i gatti. Meglio non rischiare!

«Bene, possiamo andare!» dico, scendendo le scale.

«Dopo di te!» esclama Theo, aprendo la porta come un vero cavaliere.

«Risparmia la gentilezza Theo, risparmia!» gli dico, uscendo.

«Tra un’ora sarà di nuovo tutta vostra» promette ai presenti. «So che ne sentirete terribilmente la mancanza!»

«Terribilmente» afferma solenne Mark, ormai tutt’uno con il divano e la sua impresa impossibile.

«Terribilmente!» recitano in coro gli altri, trattenendo a fatica le risate.

«Vi odio tutti quanti» sentenzio, avviandomi lungo il marciapiede. Dentro la sciarpa, un sorriso invisibile al mondo.

«Sai, vi stavo guardando giocare dalla finestra» rompe il silenzio Theo, dopo un paio di minuti che camminiamo, fianco a fianco, sotto la neve.

«Quindi ci stavi spiando!» dico, senza nascondere una sottile punta amara nella voce.

«Più o meno. È che… la tua è proprio una bella famiglia, Carrie! E molto spesso, guardandovi, mi chiedo come sarebbe se anche la mia avesse solo un po’ della magia che si respira tra le mura di casa vostra…» confessa.

Mi fermo e mi volto a guardarlo. «Theo, ma che dici?»

«È vero Riri… forse tu non te ne rendi conto perché ci sei dentro, ma visto da fuori è uno spettacolo per cui in tanti pagherebbero il biglietto.»

Mi si stringe il cuore. «Oh Theo…» sospiro. «Senti… Mi dispiace per stamattina. Non era mia intenzione ferirti, lo sai vero?»

«Lo so, tranquilla, è tutto ok. So quanto odi la mattina di Natale, e il Natale in generale. È proprio per questo che ti ho trascinata via con me in quest’ora di libertà» svela.

«Davvero?» gli chiedo, incredula e commossa.

«Sì, non volevo che il tuo compleanno passasse in secondo piano anche quest’anno. Volevo festeggiare insieme a te perché non è soltanto il giorno di Natale, questa è la tua giornata, ed è importante. Perciò… buon compleanno, Riri. Tieni!» dice, porgendomi un piccolo pacchetto, confezionato con una carta blu indaco, puntellata da strane stelle argentate.

«L’hai fatto tu… la carta e tutto il resto?» esclamo, la voce tremante quanto le mani.

«Sì. Il pacchetto fa un po’ schifo proprio per questo…» ridacchia.

«Non è vero che fa schifo, è perfetto!» gli dico, mentre cerco di aprirlo senza distruggerne nemmeno un lembo. All’interno, una foto incorniciata: Theo e io insieme a Nick e Timmy lo scorso Natale.

«So quanto bene vuoi a questi due piccoletti… ho pensato avresti apprezzato averli sempre con te sul comodino, a tenerti compagnia!»

«È il più bel regalo che abbia mai ricevuto» affermo, commossa.

«Ne sono lusingato» dice, stringendomi in un abbraccio.

Uno a fianco all’altra, continuiamo a camminare in silenzio lungo le vie della nostra piccola città, ognuno assorto nei propri pensieri eppure entrambi felici di essere insieme senza aver bisogno di riempire quel vuoto con stupide parole. Di tanto in tanto ci scambiamo qualche occhiata sfuggente. Nei suoi occhi c’è una strana luce, che ultimamente gli ho visto poche volte brillare in viso: è felice, più di quanto lo sia stato negli ultimi tempi. E la sua felicità è il mio miglior regalo di compleanno.

Quando arriviamo di fronte casa, lo invito ad entrare, per far sì che quel luccichio non si spenga troppo presto.

«Vorrei tanto poter trascorrere ancora un po’ di tempo con te, ma non posso. Nick è solo con mia madre, devo assicurarmi che sia tutto ok» spiega, lo sguardo ora puntato verso terra, dove la neve ha già ricoperto tutto con i suoi candidi fiocchi.

«Capisco… promettimi che stasera mi racconti com’è andata. Alle 21 alla nostra finestra?»

«Affare fatto!» sorride, prima di voltarsi per rientrare nell’appartamento di 80mq che divide con sua madre e il fratellino da quando il padre è venuto a mancare per un incidente due anni prima.

«Ehi Theo…» lo richiamo.

«Che c’è?» mi chiede, voltandosi.

«Non ti ho ancora dato il mio, di regalo…» gli ricordo.

«Mi hai fatto un regalo?» chiede, incredulo, avvicinandosi.

Gli sorrido, alzando lo sguardo verso il rametto di vischio che pende sulle nostre teste.

«Sì. Questo!» sussurro, e lo bacio. «Buon Natale!»

Mi stringe delicatamente, ricambiando il bacio. «È il Natale più bello di tutta la mia vita.»

Dalle finestre partono urla e applausi imbarazzanti: la sua e la mia famiglia affacciate a gridare la loro gioia.

Sono felice di rispondergli «Anche il mio.»

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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18 Comments

  1. Marianna

    Hi! È stata una lettura molto piacevole e ho trovato il tutto ben scritto e scorrevolissimo. Lo stile è infatti fresco e chiaro, non annoia per niente! Scusa il mio parere concisa ma ti leggerò nuovamente in futuro e con piacere… magari mi dilungherò con ulteriori dettagli in quel caso. Oggi non sono di molte parole.
    Ps: continua così!

  2. Ho adorato la tua storia. L’amore che nasce tra migliori amici è uno dei miei talloni di Achille. Capisco molto bene lo stato d’animo di Carrie, sono nata vicino al giorno di Natale e il mio compleanno viene spesso considerato meno rispetto alla festività, a tal punto da ricevere un regalo solo ahahah Hai seguito il tema alla grande con tanti piccoli furti fino a quello più bello. Bravissima!

    1. Stephi

      Ciao Tany, grazie mille! <3 Mi fa piacere ti sia immedesimata nella protagonista, e mi spiace tanto tu debba passare ogni anno qualcosa di simile 🙁 Anche perché a mia volta capisco perfettamente come ti senti: facendo gli anni a gennaio, anche a me spessissimo viene detta la tremenda frase "Beh, regalo unico, no?" 😒Mi fa piacere tu abbia apprezzato il racconto e ti siano piaciuti i vari furti inseriti! 🙂 Grazie per le tue belle parole! A presto!

  3. Ciao Steph!
    Innanzitutto grazie per aver preso parte al mio tema 😊
    Sono felicissima di aver letto la storia di Carrie e Theo (vero!! Abbiamo avuto un’idea simile XD) e del loro dolcissimo rapporto! Qui, in realtà, ci sono tanti furti: oltre al gioco e a Theo che ruba la sua amica, anche a lei è un po’ stato sempre rubato il compleanno per colpa del Natale. Devo dirtelo: mi piace un sacco il tuo stile, le battute e i battibecchi e poi l’atmosfera natalizia quasi all’eccesso ma bellissima!
    Comunque Theo è un amore!! L’ho adorato!
    Bravissima!

    1. Stephi

      Ciao Fede! Grazie a te per averlo proposto: l’ho sinceramente adorato! Sono contentissima ti sia piaciuto il racconto e che abbia apprezzato la sfumatura che ho voluto dargli: è stato assurdo vedere come entrambe abbiamo plasmato l’idea, simile nel contenuto ma diversa nello sviluppo 🙂

  4. Simona Busto

    Bello! Romantico e frizzante. Mi sono piaciuti i battibecchi, ma soprattutto mi è piaciuta l’atmosfera che sei riuscita a creare.
    Il tuo racconto scorre lieve ed emozionante, ogni dettaglio funziona alla perfezione.

  5. Susy

    Steph ma che bella questa storia!!!!
    Allora premette io amo il Natale, amo i romance come penso oramai avrai capito quindi con questa storia tu mi inviti a nozze e adoro, adoro. Posso dirti che secondo me questo è il tuo racconto più bello? Sono di parte è vero ma l’ho amato proprio, l’ho praticamente divorato e mi è piaciuto un sacco quindi bravissima.
    Theo è adorabile e poverina la protagonista che essendo nata il giorno di Natale odia e ama quella festa.
    Ti segnalo una piccola cosa Evivva che dovrebbe essere Evviva giusto?
    Alla prossima

    1. Stephi

      Ciao Susy! Tu e Liv oggi mi volete far piangere! Ho riletto due volte il tuo commento e non so cosa dire se non grazie, grazie, grazie e ancora grazie! Addirittura il più bello? Wow!!! Mi tremano le mani! Sono veramente contentissima che ti sia piaciuto così tanto, e ti ringrazio anche per avermi segnalato il refuso, mi era proprio sfuggito! Un abbraccio, Stephi

  6. Liv

    Eccomi finalmente a leggere. Bellissimo, io adoro il tuo modo di scrivere e i tuoi personaggi. Sono divertenti, fanno ridere, strappano un sorriso in qualsiasi momento e devo farti i miei complimenti perché riesci a crearli. Sono semplici, veri, reali, divertenti, con i loro problemi e i casini di ogni giorno eppure riesci a dare un tocco un più.
    Cosa dire di questi personaggi? Mi piacciono un sacco. Non so se hai in mente altro su di loro, ma che ne dici di farci un pensierino? Sono davvero belli e secondo me potrebbero offrire molte gioie e sofferenze a chi legge.
    Sei stata davvero brava anche questa volta, alla prossima 🙂

    1. Stephi

      Ciao Liv, questo commento mi ha commosso. Non avrei mai pensato di riuscire ad arrivare con dei personaggi che sono nati per caso, senza nessuna particolare riflessione sopra, in un modo che ti ha colpito così! Wow! Grazie davvero di cuore, non so cosa dire. Prometto di pensarci, sul seguito. 🙂 Grazie ancora <3

  7. Silvia Maria Bragalini

    Ciao Stephi! Devo dire che in una giornata buia e uggiosa come questa il tuo racconto è stato un vero balsamo per l’anima. All’improvviso ho visto comparire sole, neve, feste di famiglia, Babbi Natale… un’ambientazione bellissima che tu hai creato perfettamente. Poi, la dolcezza e l’ironia che pervadono la narrazione sono davvero notevoli. Carrie è un po’ “grinchosa”, ma alla fine lo spirito natalizio avrà la meglio anche su di lei! è un racconto un pochino “fluff” (non so se si usi ancora questa parola, significa leggero e divertente), ma per Natale ci sta, e poi comunque non mancano i momenti più seri. Anche il tema mensile è pienamente rispettato! Complimenti, mi hai fatto sognare! Alla prossima 🙂

    1. Stephi

      Grazie mille Silvia! Sono super felice di leggere queste tue belle parole, essere riuscita a farti sentire l’atmosfera natalizia è una soddisfazione 🙂 Lo spirito natalizio ha avuto la meglio anche su di me ahaha il racconto era iniziato con un altro piglio, però sono contenta di come si è concluso, e ancora di più di essere riuscita ad azzeccare anche la tematica 🙂 Grazie ancora di aver letto questo racconto, a presto! Stephi

      1. Anne Louise Rachelle

        Ciao Steph! Ho atteso di proposito l’ultima settimana di gennaio per leggere i racconti di dicembre, con l’intenzione di racimolare tutto lo spirito natalizio residuo e godermelo in un periodo fin troppo “normale” e…. quanto sono stata felice di leggere il tuo come primo racconto? L ho adorato! La grinch protagonista mi ha rubato il cuore, e tutta la sua famiglia! Mi hai fatta sorridere, ridere, ma anche commuovere. Col tuo stile coinvolgente hai dipinto una bellissima cartolina, con pennellate di emozioni vividissime, ma anche i dialoghi sono stati magistrali, abbinati alla perfezione a ogni personaggio. E vogliamo parlare di Theo???? Quanto l’ho amato… con la sua dolcezza e fortissima amicizia per Carrie, screziata da altri sentimenti un tantinello più romantici (sbaglio?). Ovviamente VOGLIO rivederli hihihi perché questo racconto è stato decisamente un assaggio 🥰 Bravissima e alla prossima ❤

        1. Stephi

          Ciao Anne Louise <3 Sono felicissima di essere riuscita a farti ritrovare lo spirito natalizio anche a gennaio inoltrato 🙂 Non sbagli sui sentimenti romantici di Theo verso Carrie, spero di riprenderli presto in mano per una nuova sfida, hanno tanto da dire, devo solo capire bene come 😉 Grazie di cuore per il tuo commento! Alla prossima <3

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