Racconto: Un Natale sfortunato…o forse no

Racconto: Un Natale sfortunato…o forse no

Introduzione racconto

“Un Natale sfortunato o forse no” è un racconto scritto per il Secret Santa organizzato da Alexa nel gruppo Prompts are the way ~. La persona che riceverà questo racconto, nell’elenco dei vari fandom e storie che avrebbe preferito leggere, aveva anche il romance. Così mi sono detta: ce la puoi fare, l’atmosfera natalizia offre un sacco di spunti per una storia romance. Ci ho provato almeno. Spero che Persephone l’apprezzi almeno quanto io mi sia divertita a scrivere.

Trama racconto

Lauren è una giovane donna che vive nella sfortuna ogni giorno tanto che non conta più quante volte inciampa o si fa un livido. La Vigilia di Natale corre in giro per la città per finire i preparativi, nonostante diversi intoppi, e resiste all’impulso di nascondersi solo perché passerà la cena e le feste in famiglia. Un incontro all’apparenza sfortunato, cambia la sua serata.

Un Natale sfortunato…o forse no

Ci sono giorni che iniziano benissimo già da quando si aprono gli occhi: il sole mattutino brilla, i raggi dorati riscaldano tutto, il profumo del caffè risveglia i sensi e ogni cosa prosegue liscia fino a sera. Vengono spesso descritti nei libri, nei film, e persino da qualche persona in carne ed ossa che, con un sorriso enorme, afferma che tante volte la sua esistenza è semplicemente perfetta.

Per Lauren un giorno così non era mai esistito davvero: aveva sempre le occhiaie, la stanchezza dipinta in faccia, era spesso in ritardo anche quando partiva da casa con grande anticipo. Persino nei suoi giorni migliori, qualcosa andava storto. In alcuni momenti sembrava che la sfortuna la stesse perseguitando. Si era abituata a quel modo di vivere già da adolescente e con il tempo aveva quasi smesso di arrabbiarsi con il destino. Aveva accettato la sua sfortuna e sfidava la sorte continuando a vivere la sua vita giorno dopo giorno, così come veniva, altre volte però le veniva voglia di stare chiusa in casa o di cambiare nome e scomparire e proprio quel giorno sarebbe stato così, anche se non lo sapeva ancora.

Era la Vigilia di Natale e lei doveva ancora fare dei pacchetti e comprare dei regali. Aveva deciso di abbracciare del tutto lo spirito natalizio, quindi voleva che fosse un giorno speciale. Senza smentirsi, tuttavia, appena mise i piedi fuori dal letto, inciampò e andò addosso al comò assicurandosi il primo livido della giornata. Si massaggiò piano il fianco, prese un paio di respiri profondi e indossò la felpa. Aprì le finestre per cambiare l’aria e fu investita da un’onda di gelo. Stava nevicando, i fiocchi erano talmente fitti che non si vedeva nemmeno il cielo. Poteva essere un bel paesaggio, quasi magico, se solo non fosse stato necessario affrontare la metro piena di persone, i negozi affollati e poi il traffico e le strade congelate. Fece un altro respiro profondo e si impose di non perdere la calma.

Prese la sua tazza fortunata e accese la macchinetta del caffè, ma quando schiacciò il tasto, sentì un rumore strano e poi il silenzio. Riprovò senza che il risultato cambiasse: la macchinetta aveva deciso di andare in pensione lasciandola proprio in un giorno importante come quello. Lauren prese un biscotto e ritornò in camera per vestirsi. Non voleva farsi abbattere da nulla, lo spirito natalizio doveva vincere su tutto così uscì di casa prima del previsto e passò in caffetteria. Si incamminò verso i negozi stringendo la tazza per asporto e dopo due sorsi, sorrise appena sentì il caldo dentro di sé. La caffeina era d’aiuto e lei ne era grata.

Poco prima della sua prima tappa, però, andò tutto storto nuovamente. Qualcuno la urtò e parte del suo caffè le finì sulla sciarpa. Visto che non era il primo incidente della mattina, iniziava a far fatica a restare positiva nonostante lo spirito natalizio. Alzò gli occhi al cielo come per chiedergli chi ce l’avesse con lei. Si pulì nel miglior modo possibile anche se ormai la sciarpa era macchiata irrimediabilmente e continuò con il suo piano della giornata.

Le code infinite dei negozi, la metro e il freddo le fecero perdere più tempo di quello che lei aveva previsto e così si ritrovò a rientrare nel suo piccolo appartamento dopo pranzo. Ovviamente non aveva tempo per mangiare un pasto con calma, così prese dei biscotti e decise di accontentarsi di quelli. Non erano un vero pasto, ma quella sera avrebbe fatto una cena degna di un re.

Sistemò gli ultimi pacchetti facendo del suo meglio, prese la borsa con il cambio per la notte e i vari regali e caricò tutto in macchina. Partì verso la campagna, già in ritardo. Non si spiegava come fosse possibile, ma sperava di trovare le strade libere e quindi di recuperare qualche minuto.

Le sue speranze furono distrutte appena uscì dalla città perché la strada era ricoperta di neve. Dovette andare molto più piano di quello che aveva previsto perché ci teneva alla sicurezza. In quel momento niente di ciò che aveva programmato era andato per il verso giusto. Aveva fatto un piano dettagliato e una tabella di marcia precisa e si era ritrovata affamata e in ritardo su strade piene di neve.

Arrivò a destinazione con più di una ora di ritardo. Era contenta di essersi già cambiata, così almeno era presentabile. Scese dalla macchina e iniziò a tirare fuori le varie scatole. Salì il primo gradino davanti casa e il secondo lo mancò completamente. La neve scivolosa le fece perdere l’equilibrio e si ritrovò per terra. Con quella caduta avrebbe guadagnato altri lividi sicuramente. Ormai era sull’orlo del pianto, voleva scomparire e non farsi più vedere da nessuno. La sua famiglia, che nel frattempo era uscita per salutarla, la aiutò a rialzarsi e a pulirsi un po’, anche se il suo maglione e i jeans erano ormai rovinati.

«Ti può prestare qualcosa Mariah, dovrebbe avere la tua stessa taglia.» Sua zia Rose la abbracciò e la tenne stretta per qualche istante. Non era sua zia biologica, ma la migliore amica di sua mamma. Dopo la morte prematura dei suoi genitori, lei era andata a vivere con Rose, suo marito e i suoi figli, diventando a tutti gli effetti un membro di quella famiglia.

Entrò in casa e salutò tutti, chiese a Mariah qualcosa di carino per cambiarsi e una volta recuperato il necessario, andò al piano di sopra. Quella giornata non era iniziata bene, ma Lauren sperava fosse finita tutta la sfortuna. Voleva godersi la cena e il resto della serata con la sua famiglia e quello le sarebbe bastato per cancellare tutti i momenti negativi di quel giorno. La sua speranza morì poco dopo.

Con una borsa piena di indumenti vari entrò in camera, ma dopo un solo passo andò a sbattere con qualcuno.

«Sto sognando, sto ancora dormendo e sto sognando, altrimenti non si spiega perché sono andata a sbattere contro un uomo nudo che ha dei fantastici addominali. Sto sognando, è questa la risposta. E finalmente è una bella cosa dopo la giornata di oggi.» Lauren chiuse gli occhi, prese un respiro e allungò le mani nella speranza di trovare solo la sua morbida coperta, ma lo scenario non cambiò. Il torace nudo di un uomo era ancora davanti al suo naso. Lo toccò con un dito un paio di volte cercando una spiegazione logica a tutto. Allo stesso tempo voleva convincersi che il tutto non era altro che un sogno, tenendo gli occhi ancora chiusi.

«Se sono l’uomo dei tuoi sogni, basta dirlo piccola. Li faccio diventare realtà in un attimo.» Una voce profonda le rispose e Lauren capì che il tutto era reale, molto più di quello che lei sperava.

«Se fino adesso hai usato questa battuta per attirare l’attenzione di una donna, allora devi essere solo e insoddisfatto da tempo immemore.» Finita la frase, Lauren si maledisse perché era stata troppo diretta. La maggior parte delle sue figure non proprio carine iniziavano con una sua frase detta in modo ironico, che ovviamente non veniva apprezzata o compresa del tutto dal suo interlocutore.

«In realtà è la prima volta e i miei amici, se sapessero cosa è appena uscito fuori dalla mia bocca, mi prenderebbero in giro fino alla morte. Non dirlo a nessuno di sotto, altrimenti non avrò il coraggio di scendere.»
Lauren aprì gli occhi e iniziò a ridere e quello allentò un po’ la tensione che si era creata. La situazione era ancora assurda, ma almeno non sentiva più il desiderio di scappare urlando. Scappare sì, ma magari con stile.

Si allontanò un attimo e finalmente guardò in faccia quello che era un completo sconosciuto fino a poco prima. Quando lo riconobbe, chiuse gli occhi nuovamente e maledisse la sua sfortuna. Aveva avuto un dubbio sentendolo parlare, ma aveva ignorato la vocina dentro la sua testa perché non voleva crederci davvero.

«Jay, a quanto pare sono destinata a trasformare ogni nostro incontro in un memorabile momento pieno di assurdità e di sfiga. Oddio, e ti parlo ancora guardandoti mezzo nudo. Ti giuro che non sono una stalker e non mi piace invadere l’intimità degli altri, così come non mi piace guardare uomini mezzi nudi. Cioè sì, mi piace, ma non te in particolare e non senza il loro consenso, ovviamente se non contiamo gli attori. Non mi danno il loro consenso per sbavare sulle loro foto. Oddio, l’ho detto ad alta voce, ho perso l’ultimo briciolo di dignità davanti ai tuoi occhi.» Jay le mise le mani sulle spalle e quello fu sufficiente per fermare il suo monologo sconclusionato. Lo guardò dritto in viso, cercando di essere seria finalmente.

«Lauren, respira. Non è successo nulla di grave. Mi hai detto che i miei addominali sono fantastici, quello è sufficiente per farmi capitolare davanti a te.» Scoppiarono entrambi a ridere nuovamente.

Lauren aveva sempre apprezzato quel lato di Jay, aveva sempre fatto la battuta giusta per allentare la tensione senza mai farle pesare la sua goffaggine. Erano usciti un paio di volte perché lui era amico dei fratelli di Mariah che aveva organizzato i loro appuntamenti al buio. Non era andata come sperato da tutti, avevano concluso le serate da amici senza nemmeno provare a baciarsi.

«Direi che possiamo aggiungere un altro appuntamento andato male alla nostra lista. Non c’è due senza tre, no?» Lauren cercò di sorridere ma era ancora nervosa. Jay era un bell’uomo, attraente, intelligente, simpatico e lei aveva continuato a mostrargli solo il suo lato goffo e un po’ le dispiaceva.

«Non ci siamo messi d’accordo sull’incontro, quindi direi che non lo possiamo considerare un vero appuntamento andato male. Ma siccome non c’è due senza tre, cosa ne pensi di trovarci dopo cena sul patio? Magari mi aggiorni su cosa hai fatto negli ultimi tempi.» Jay le sorrise come sempre nel suo modo affascinante e Lauren si rilassò un po’.

«Sei coraggioso, vuoi rischiare un’altra camicia? Quella del primo appuntamento mi sa che non ha più recuperato il suo colore originale.» Lauren ricordava ancora la sua buonissima spremuta di melograno che aveva rovesciato sulla camicia bianca di Jay in quell’occasione. Doveva essere un brunch tranquillo che finì con Jay che sembrava essere stato squartato da un alligatore sul torace.

«Questa volta sacrificherò un maglioncino se vuoi. Però esigo un ballo da te dopo. Come pagamento per la mia camicia persa direi che potrebbe andare bene.»

«Vuoi rischiare anche i piedi?»

«Mi sono sempre divertito con te, quindi perché no? Le scarpe dovrebbero proteggermi.» Jay fece l’occhiolino e lei decise di uscire dalla stanza velocemente. Ovviamente prese lo spigolo del comò sul fianco e tra una imprecazione e una risata, andò via come un uragano. Lo sentì ridere e si maledisse nuovamente perché non era stata l’uscita di scena memorabile che lei aveva immaginato.

Corse dritta da Mariah che la stava aspettando con un sorriso sul volto che spiegava tutto. Le aveva detto di andare nella stanza sbagliata perché sperava che incontrasse Jay, quindi, non era stato uno sconto del tutto casuale.

Dopo essersi cambiata, scese giù dove tutti erano pronti per la serata. Il soggiorno era stato liberato in parte per creare una pista da ballo. Sua zia Rose aveva avuto la brillante idea di fare una festa diversa per quell’anno, così c’erano il caminetto acceso, il vischio, gli addobbi, le lucine colorate, come nei migliori film natalizi. Aveva superato se stessa in tutto.

«Wow, cambiato stile completamente con questo vestito. Se decidi di uscire così per strada, dobbiamo accompagnarti e fare un bel discorsetto ai maschi che incontri.» Mariah le aveva prestato un vestito di lana corto e delle calze nere che sembravano fatte per lei, mostrando le gambe atletiche. Visto che i fratelli di Mariah erano sempre stati protettivi con loro, non potevano non esserlo anche questa volta.

«Stai zitto Ben, non siamo più adolescenti. Per colpa vostra ci siamo perse le migliori feste al college.» Mariah lo guardò male, come accadeva ogni volta che veniva fuori quel discorso. Al liceo i suoi fratelli si erano intromessi spesso nelle loro relazioni, allontanando chi secondo loro non le meritava per niente.

«E andavate di nascosto con quegli idioti della squadra di basket.» Ben alzò gli occhi al cielo. Il copione era uguale sempre, potevano andare avanti per ore a discutere su come lui e David fossero stati troppo protettivi e su come Mariah e Lauren non fossero state libere.

«Erano più simpatici di te però.» Mariah si girò e si allontanò con classe. Lauren per un periodo aveva voluto essere come lei: solare, aggraziata, con la frase pronta per ogni occasione. Si era resa conto però che non sarebbe mai stata così e che in realtà si completavano. Lei era più timida, spesso goffa, sarcastica, ma assieme erano un tornado che spazzavano via chiunque si mettesse sulla loro strada. Erano indipendenti, forti, ciascuna a modo suo.

Si sedettero a tavola e mangiarono, tra una risata e qualche aneddoto della loro quotidianità. Jay raccontò a sua volta diversi episodi divertenti di quando era piccolo e la cena finì con tutti che si spostarono davanti al caminetto per ballare.

«Non capisco se non sei a tuo agio per la mia presenza o per l’incontro di prima. In ogni caso, basta dirlo e non ti accorgerai di me per il resto delle feste.» Jay si appoggiò al muro accanto a Lauren e guardò gli altri ballare.

«Fossi tu la ragione dei miei problemi, non sarebbe neanche tanto male.»

«Potrei sempre diventare il tuo incubo, con dei fantastici addominali, ma pur sempre un incubo.» Jay sfoderò il suo affascinante sorriso e Lauren non riuscì a restare seria.

«Non lo dimenticherai mai vero?»

«Quando una donna affascinante ti dice una cosa simile, non puoi dimenticare. È la medicina giusta per farti crescere l’autostima nei momenti peggiori.»

Lauren scosse la testa e continuò a ridere. Quando Jay le chiese di ballare, accettò anche se in un primo momento era rigida. Aveva paura di calpestargli i piedi, ma quando lui iniziò a ricordare i loro appuntamenti passati, ridendo e sottolineando il fatto che si era sempre divertito, Lauren si rilassò. Finite le canzoni lente, uscirono sul patio continuando a parlare.

«Questo nostro strano appuntamento non sta andando male, non credi?»

«Sei talmente folle da riprovare a uscire con me? Potrei sterminare il tuo intero armadio, non solo una camicia.»

Lauren si strinse le braccia attorno al corpo e si spostò verso l’angolo per non essere colpita dall’aria fredda, ma scivolò e in un attimo iniziò ad agitare le braccia per cercare di recuperare l’equilibrio. Aveva già collezionato diversi lividi per quel giorno e non ne voleva altri, ma soprattutto non voleva fare un’altra brutta figura davanti a Jay, per colpa della sua goffaggine.

Jay invece aveva i riflessi pronti e prima che lei si rendesse conto, la prese tra le braccia e la attirò verso di lui, fermando così la sua rovinosa caduta. Persino quando recuperò l’equilibrio, lui non la lasciò andare, anzi, la strinse tra le sue braccia ancora di più.

«C’è del vischio sopra le nostre teste, forse è un segno che possiamo rischiare.» Lauren lo guardò sorpresa. In un primo momento pensò che lui la stesse prendendo in giro ma la sua espressione era seria e il suo sguardo intenso andava dai suoi occhi alle sue labbra, mostrando chiaramente le sue intenzioni.

Lo vide avvicinarsi e decise di ignorare il suo destino nefasto e di lasciarsi andare. La sua giornata era stata una delle peggiori, tuttavia l’aveva portata a quella serata e quel momento che invece era bello. Quando Jay le sfiorò le labbra, Lauren gli strinse la braccia attorno al collo e rispose al bacio con passione.

Aveva voluto farlo diverse volte, ma ogni volta che accadeva qualcosa di negativo perdeva sempre di più fiducia nella possibilità che tra loro nascesse qualcosa. In quel momento invece dimenticò anche i lividi e si lasciò stringere tra le braccia forti di lui, come se potessero proteggerla dalla sfortuna. Forse, dopo tutto, non era una giornata da dimenticare.

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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