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Racconto “Orrore nella notte del pigiama party”

Racconto “Orrore nella notte del pigiama party”

Nota racconto

copertina storytelling

Il racconto “Orrore nella notte del pigiama party” è stato scritto per il mese di ottobre per la rubrica Storytelling Chronicles organizzata da Lady C. Finalmente, dopo un lunghissimo tempo di pausa, ho ripreso a scrivere e grazie a questa rubrica spero di vincere il blocco che ho avuto e che ho ancora purtroppo.

Il tema di questo mese era un po’ particolare perché aveva diversi dettagli e devo dire che non è stato facile, anche se sono stata io a chiedere più dettagli. Se da un lato mi ha aiutato a scegliere una strada per il racconto, dall’altra parte mi ha messa in crisi perché il blocco non mi ha dato tregua.
Le richieste erano per il racconto di ottobre erano:

1) I protagonisti devono essere cinque e devono essere tutti amici.
2) La storia deve descrivere un loro classico sabato sera in compagnia.
3) Deve esserci almeno un colpo di scena da far cascare le braccia.
4) Dovete citare al più tre colori diversi, non importa il come o il perché.
5) Avete presente le due canzoni che state ascoltando di più in questo periodo? Mettetecele.
6) Il finale deve indurre il lettore a porsi domande, ergo deve essere aperto.
7) Non superate le 3000 parole, controllerò personalmente se sgarrerete.
8 ) Infine, nella prosa e/o nei dialoghi dovranno apparire minimo otto domande.

Spero di aver rispettato tutto, in caso contrario Lady C. mi punirà sicuramente 😉 Ovviamente con richieste simili, non poteva nascere una storia sensata e lineare, e non tutto è come sembra. AVVISO! Nella storia sono presenti alcune parolacce, in linea con i personaggi e la situazione che stanno vivendo.

Buona lettura.

P..S. Voglio ringraziare Lara e Stephi per il supporto che mi hanno offerto durante la scrittura e soprattutto Em per il titolo e per l’idea del finale, questo racconto probabilmente non avrebbe mai visto la parola fine senza di voi ragazze.

Orrore nella notte del pigiama party

copertina racconto
Foto di StockSnap da Pixabay

Il campanello suonò per la quinta volta quella sera. Era Halloween e la maggior parte dei bambini del quartiere era in giro a fare dolcetto o scherzetto. Charles andò ad aprire senza avvisare Marco; si comportava come se fosse a casa sua e lo faceva da anni ormai. Da quando si erano conosciuti al liceo, erano diventati come fratelli, non solo loro due, ma anche tutti gli altri del gruppo. Erano molto diversi tra loro, come interessi, come carattere, e in quel momento anche come lavoro, ma in qualche modo erano come dei pezzi di un puzzle che si incastravano alla perfezione.

Aprì la porta e per un attimo rimase imbambolato. Si aspettava un altro gruppo di bambini per i quali aveva già pronte le caramelle, invece davanti a lui c’era Jess.

«Wow, sei uno schianto. Benarrivata!» La strinse in un forte abbraccio e poi la lasciò entrare. La osservò alla ricerca di piccoli nuovi dettagli rispetto all’ultima volta che si erano visti. Era un fotografo e non gli sfuggiva nulla, spesso prestava attenzione alle cose che gli altri davano per scontate ed erano proprio quelle particolarità a raccontargli spesso le storie che molti tacevano.

Jess aveva i capelli visibilmente più lunghi e più chiari, aveva un piercing in più sull’orecchio destro, sembrava più magra e anche se era ancora truccata alla perfezione, si notava la stanchezza nei suoi occhi. Quelle erano le prime cose che poteva vedere con una rapida occhiata, ma aveva un intero fine settimana davanti per scoprire cosa fosse successo dal loro ultimo incontro.

«Ho finito la riunione e sono corsa all’aeroporto e poi direttamente qua, non ho avuto il tempo di cambiarmi. Se mi prestate un pigiama, mi adeguo al dress code della serata più che volentieri.» Jess si tolse il capotto e lo appese vicino alla porta. Indossava una gonna blu scuro a vita alta con uno spacco dietro, abbinata alla giacca, una camicetta bianca, scarpe con il tacco e gioielli. Niente di esagerato o vistoso, ma molto elegante.

«Abbiamo detto di vestirci comodi per Halloween, non per un incontro con il direttore di Vogue. Jess, sei elegantissima; noi in confronto sembriamo dei pezzenti.» Marco la abbracciò, seguito a ruota da Ellie. Indossavano dei pigiami larghi: Marco ne aveva uno a forma di dinosauro, con la coda e le creste sulla schiena, Ellie era un unicorno rosa mentre Charles aveva optato per uno scheletro.

 Una volta impiegavano settimane per trovare dei costumi: iniziavano mesi prima per avere una idea, giravano per i negozi alla ricerca il materiale necessario per costruirli e per avere il trucco perfetto. Se avessero partecipato a qualche concorso, avrebbero vinto sicuramente. Non avevano mai preso la prima cosa senza senso perché ci mettevano impegno e ingegno. Per loro non contava solo il risultato finale ma anche il percorso che li portava fino a quel punto. Tutti loro avevano da qualche parte una scatola con i vecchi costumi e, soprattutto, decine di foto e video e altrettanti aneddoti che ogni anno in quel periodo venivano fuori.

«Puoi sempre dire che ti sei vestita da donna in carriera. Anche se vuoi fare la figa mettendoci in imbarazzo con i nostri pigiami, ti vogliamo bene lo stesso.» Marco finse di essere offeso, ma poi sorrise e la abbracciò di nuovo. Il loro rapporto era sempre stato così; non era l’abbigliamento a contare per loro, non dopo tutti quegli anni di amicizia.

Marco e Jess si erano conosciuti al primo anno di medie, al terzo anno si era aggiunto Charles; al primo anno di liceo era arrivata Ellie e poi al college avevano conosciuto Jack, l’ultimo che doveva arrivare a quella rimpatriata. Erano cresciuti assieme, avevano finito il college anche se avevano studiato cose diverse, avevano viaggiato ed erano stati presenti nei momenti più importanti delle loro vite. Anche se ormai ognuno aveva intrapreso la propria strada, avevano stabilito di trovarsi per un fine settimana senza lasciar passare più di tre mesi. Nel periodo Natalizio cercavano di passare più giorni assieme, anche con le loro famiglie. Quando erano ancora al college, un sabato sera al mese era dedicato alla cena cucinata da loro e a un film. E adesso, quando si incontravano, era ancora il loro modo preferito per passare una serata assieme.

«E la tua riunione è stata piacevole?» Charles alzò le sopracciglia un paio di volte con fare decisamente malizioso.

«Se tu reputi piacevole prendere appunti su tutte le idee che propongono mentre litigano e urlano, la prossima volta ti chiamo al mio posto.» Jess decise di togliere le scarpe e la giacca per stare più comoda. Le piaceva vestirsi elegante quando era in ufficio, non solo perché lo richiedeva il regolamento aziendale ma perché aveva da sempre amato curare la sua immagine in alcune circostanze. Nel suo caso a maggior ragione doveva farlo in quanto lavorava per una holding come assistente dell’amministratore delegato nonché uno dei soci.

«Le immaginavo diverse le vostre riunioni in realtà.» Charles continuò a sorridere lasciando intendere ciò a cui alludeva. Scherzava sempre, cercando di allentare la tensione. Spesso lui e Jack costruivano intere storie assurde partendo dalle battute più innocenti solo per far ridere gli altri. Quando qualcuno di loro aveva una brutta giornata, loro prendevano i fatti e li trasformavano in qualcosa di diverso, creavano caricature viventi delle persone, cambiavano la realtà e la mostravano sotto una luce diversa fino a quando il tutto non sembrava più nero ma assumeva un po’ più di colore. Era una specie di super potere. Non prendevano la vita alla leggera, sapevano essere seri quando la situazione lo richiedeva, ma avevano mantenuto quella loro spensieratezza nei momenti in cui serviva per tirare su il morale alle persone care.

«Davvero? E si può sapere come si svolgono nel tuo mondo fantasioso?» Jess lo guardò un po’ perplessa in attesa di una risposta. Si rese conto troppo tardi che non doveva fare un simile domanda. Aveva appena scoperchiato il vaso di Pandora.

«Oh no, non dovevi chiederlo; non dovevi proprio farlo. Non puoi cadere ogni volta nella sua trappola, Jess.» Marco si sedette sulla poltrona e si prese la testa tra le mani ridendo.

«Ti immagino nel suo ufficio, con la porta rigorosamente chiusa, sulla sua scrivania intenti a fare attività vietate ai minorenni. Devo scendere nei particolari? Se vuoi, Ellie può offrirti dei dettagli con il suo nuovo romanzo rosa che sta scrivendo. Ellie, glielo fai leggere in anteprima?» Il suo sorriso malandrino, che non era mai cambiato da quando era diventato un adolescente, era spuntato subito e quello era una spiegazione sufficiente per tutti di quello che lui poteva avere effettivamente nella testa in quel momento.

Quelle battute erano iniziate quando Jess aveva raccontato loro la sventura di una trasferta di lavoro: aveva sbagliato la stanza di albergo e non se ne era accorta, entrando in quella del suo capo. Siccome aveva bisogno di andare in bagno, era corsa proprio mentre il suo datore di lavoro stava uscendo dalla doccia e la scena non era stata propriamente romantica come continuava a sostenere Charlie. In realtà era stato tutto molto imbarazzante: lei seduta sul water mentre il suo datore di lavoro era mezzo nudo intento ad asciugarsi. Da allora, tuttavia, spesso c’erano delle battute una presunta relazione nata da quell’incontro. Ovviamente quelle storie venivano raccontate solo quando c’erano loro, per quanto potevano essere insistenti e bambini nei loro comportamenti, mantenevano i loro segreti sempre.

«Cambiamo argomento, per favore. Qualcuno mi presta un pigiama?» Jess si alzò e fece finta di cercare qualcosa in borsa. Stava cercando di nascondersi, tuttavia, i suoi sforzi furono inutili perché il silenzio che era calato nel soggiorno era un segno evidente del fatto che gli altri avevano notato il suo comportamento strano.

«Jess, perché stai arrossendo?» Charlie smise di sorridere e la fissò in attesa di una risposta.

«Jess, tutto a posto? Ti stai comportando in modo strano.» Ellie si avvicinò a lei preoccupata cercando di capire come mai quel cambiamento improvviso.

«Oh no, le battute di Charlie non sono più dette a caso ma sono la realtà; hai davvero una relazione con il tuo capo. Jess, cosa stai combinando?» Marco, abituato a leggere tra le righe visto il suo lavoro di avvocato, aveva impiegato poco a fare il collegamento tra la reazione di Jess e ciò che stava nascondendo.

«Cosa? Sei andata a letto con Mister CEO?» Ellie aveva praticamente urlato quella frase ed era a bocca aperta.

«Jess, davvero?» Persino Charlie era sconvolto. Aveva continuato a scherzare, ma non aveva mai pensato che quella storia potesse diventare realtà. Quando Jess aveva raccontato loro durante l’ultima chiamata che era uscita con qualcuno, non aveva immaginato che stesse parlando del suo datore di lavoro. Quella sera stava iniziando a prendere una piega diversa dal solito divertimento tra amici con cena e film.

Partì la musica dalle casse e le note di Victory di Two Steps from Hell riempirono la stanza. Sembrava la scena di un film: tutti in silenzio che pensavano mentre in sottofondo la canzone riempiva il vuoto lasciato da loro. Nel crescendo della melodia, il campanello suonò ancora.

Marco andò ad aprire ancora incredulo per la scoperta appena fatta e in trepidante attesa per la spiegazione. Davanti a lui c’era il ritardatario Jack sorridente che teneva per mano una donna.

«Che sorpresa, hai portato un’ospite.» Non riuscì a trattenersi e la frase uscì con un tono poco felice visto che in pochi minuti tutte le sue certezze si stavano sgretolando.

«Scusate per il ritardo, ragazzi, e per non aver avvisato di non essere solo, ma è stata una cosa dell’ultimo minuto. Vi presento mia moglie; ci siamo sposati stasera. Voi siete i primi a saperlo e mi faceva piacere festeggiare con voi.» La donna accanto a Jack sorrise a tutti e mostrò la mano sinistra con l’anello e la fede, facendo dei piccoli saltelli sul posto.

Marco era con la bocca aperta, incapace di trovare le parole, sconvolto da quella notizia, Charlie li stava guardando come se avessero appena parlato in una lingua a lui sconosciuta, Ellie continuava a sbattere le palpebre e a fissarli imbambolata mentre Jess sembrava aver visto un fantasma.

«Sembra che io vi abbia spiazzati. Non mi aspettavo una reazione simile.» Jack guardò gli altri cercando di capire perché avessero reagito in quel modo. Lo trovava un po’ esagerato, ma non riusciva a capire perché erano così turbati da quella notizia.

«Congratulazioni, amico, scusaci; ci hai presi alla sprovvista in un momento particolare. Adesso dovrai raccontarci i dettagli.» Charlie si riprese per primo, fece le congratulazioni e gli altri seguirono il suo esempio. La moglie di Jack, che non li conosceva, non poteva capire che in realtà si stavano sforzando e che i loro sorrisi non erano del tutto veri. Erano confusi e non capivano la dinamica di quella decisione improvvisa e la notizia era arrivata dopo aver saputo di Jess e della sua relazione quindi la serata era piena di fatti nuovi da comprendere.

«Quindi, rockstar, hai deciso di mettere la testa a posto. Una donna finalmente ha conquistato il tuo cuore e ti ha trascinato all’altare. Per sentire la storia completa e per avere anche i dettagli di Jess e della relazione con il suo mister Ceo, abbiamo bisogno di alcol e cibo. Mi accompagni a portare di qua le cose?» La domanda di Charlie in realtà non prevedeva un rifiuto e Jack lo sapeva. Marco li seguì in cucina lasciando le donne a guardare l’anello e la fede della nuova arrivata.

«Si può sapere che diavolo hai combinato? Non sei ubriaco, quindi come hai fatto a sposarti in un pomeriggio senza dire nulla a nessuno? E chi è questa se fino alla settimana scorsa eri felicemente single?» Charlie lo stava guardando come se davanti a sé avesse uno sconosciuto e non l’amico di sempre. Quella sera doveva essere rilassante e invece si stava rivelando l’inizio di un disastro.

«E poi non avevi detto che dovevi star buono e tranquillo dopo il casino di Las Vegas dove qualcuno aveva insinuato che ti fossi sposato con chissà chi?» Marco, che solitamente era il più calmo di tutti, stava perdendo la pazienza.

«Sì, lo so, infatti ho rigato dritto. Il matrimonio è stato una idea dell’ufficio che gestisce l’immagine e quelle cazzate lì. Lei è una modella, è carina, simpatica, sa come funziona questo mondo, siamo usciti alcune volte assieme, andiamo d’accordo e quindi oggi ci siamo sposati.»

«Amico, sembra che io provi più passione per la mia macchina fotografica di quanta ne provi tu per tua moglie, dannazione!» Charlie lo guardò sconvolto. Non si aspettava chissà quale dichiarazione romantica, ma di certo non una risposta così vuota e senza sentimenti.

«Andiamo di là e domani vediamo di capire in che pasticcio ti sei cacciato. Qua tutto sta andando a rotoli.» Marco tornò in soggiorno sbuffando.

Brindarono e ascoltarono il racconto del matrimonio di Jack: una fuga con testimoni la sua assistente e la sua guardia del corpo, due foto scattate da loro, niente stampa o parenti, tutto in segreto. Una decisione presa all’ultimo e portata a termine in poco tempo, senza riflettere molto sulle conseguenze. Nessuno ebbe il coraggio di dire davvero quello che pensava, lo avrebbero fatto quando Jack sarebbe stato da solo. Per togliere un po’ della tensione che si era creata, Ellie propose di scegliere il film della serata. Si alzò per andare a prendere i popcorn e proprio in quel momento suonò di nuovo i l campanello.

Aprì la porta con le caramelle già pronte solo che davanti si ritrovò con una donna che non era lì per dolcetto o scherzetto.

«La posso aiutare?» Ellie era sempre gentile, anche quando l’umore non era dei migliori, come quella sera.

«Sto cercando Jackson Williams. Mi hanno detto che uno dei suoi avvocati abita qui, un certo Marco Silvestri.»

«Sì, sono io Marco Silvestri. In cosa posso esserle utile?» Marco arrivò subito dietro a Ellie. Vestito da dinosauro non era proprio formale, ma era Halloween ed era comprensibile. Jack comparse anche lui dietro a Marco e appena vide la donna sulla porta sbiancò.

«Buonasera. Sono Margaret Taylor. A quanto pare io e Jackson Williams ci siamo sposati a Las Vegas quattro anni fa. Appena ho scoperto che il matrimonio è valido a tutti gli effetti, ho cercato di contattarlo in ogni modo possibile.»

In sottofondo partì un’altra canzone, Everything Burns di Ben Moody e Anastacia. E su quelle note, l’unica cosa che si sentì dopo la bomba appena sganciata fu la voce di Charlie: «Cazzo, questo sì che è un disastro.»

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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One comment

  1. Stephi

    Che dire, compagna di blocco dello scrittore: un gran bel ritorno! Come sempre nelle tue storie riesci a tenermi incollata alle parole dall’inizio alla fine, con personaggi noti o meno. Hai sempre quella capacità di raccontare in modo così vivido che le scene si dipingono davanti agli occhi man mano che lo scritto avanza ed è una qualità di cui devi essere super orgogliosa. Mi sembra che tu abbia usato tutti gli elementi che avevamo e sia riuscita a creare una bella descrizione di un sabato sera da horror, anche se non nel senso più letterale del termine: ho sentito i brividi di Jackson fino a qua! Ottimo il colpo di scena, anzi, i, e ottimo anche il finale aperto, perché muoio dalla voglia di saperne di più!!! I miei complimenti dunque 🙂

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