“Uno sguardo delicato sul mondo” Salvatore Claudio D’Ambrosio | Recensione

“Uno sguardo delicato sul mondo” Salvatore Claudio D’Ambrosio | Recensione

Trama: “Uno sguardo delicato sul mondo”

Cosa succede all’essere umano in certe situazioni? Quali sono i sentimenti che si provano davanti a certe esperienze? Venticinque racconti, venticinque fotografie che raccontano l’atteggiamento che alcune persone hanno provato davanti a situazioni di sofferenza e di dolore, senza avere la paura di mettersi a nudo e mostrarsi nelle loro debolezze e nelle loro fragilità. Uno sguardo delicato sul mondo è la prima raccolta di racconti di Salvatore Claudio D’Ambrosio, già autore di Ho ancora gli occhi da cerbiatto e Frammenti di un cuore da cerbiatto, entrambi editi da CSA Editrice.

Salvatore Claudio D’Ambrosio ha 37 anni ed è un consulente bancario di un primario gruppo nazionale. Sposato con Sara, hanno tre figli: Elisabetta, Umberto e Susanna. Ama scrivere nel poco tempo libero che gli lasciano i figli e prendere appunti su fogli di carta e post-it che puntualmente perde.

Commento

Uno sguardo delicato sul mondo è una raccolta di racconti brevi, a volte giusto un paio di facciate, ma capaci di lasciare un segno profondo. Sono storie che non hanno bisogno di molte pagine per colpire: l’autore sceglie di raccontare un solo episodio, un frammento di vita dei personaggi, e lo fa con una semplicità che arriva dritta al lettore.

Ho letto lentamente perché alcuni racconti chiedono di riflettere, senza passare oltre e divorare il prossimo. Tra quelli che restano più impressi nella mia mente c’è Il peluche, un testo che fa venire i brividi: una realtà durissima filtrata dallo sguardo innocente di un bambino, che non comprende la violenza che lo circonda. Proprio questo punto di vista rende il racconto ancora più potente, mostrando l’amore di una madre che cerca in ogni modo di proteggere il figlio e regalargli una parvenza di normalità. Ho avuto i brividi a leggerlo.

Il palloncino colpisce per la sua essenzialità: la scena finale e la frase conclusiva bastano a dire tutto, senza bisogno di spiegazioni o didascalie, proprio come lo scatto fotografico che il protagonista realizza. È un racconto che dimostra quanto il non detto possa essere più eloquente di mille parole, soprattutto in situazioni e luoghi come quelli di guerra.

In Ancora un ballo, invece, il contrasto tra il mondo interiore del protagonista, pieno di gioia e aspettativa, e lo sguardo esterno degli altri è struggente. Lui balla felice, convinto di vivere un momento importante, mentre il resto del mondo lo vede semplicemente ballare da solo. E quando lo si scopre, non si può fare altro che rimanere sconvolti.

Nel complesso, questi racconti fanno riflettere su temi profondi e complessi senza mai risultare pesanti o eccessivamente drammatici. Non ci sono fronzoli né inutili costruzioni: solo uno sguardo attento, umano e delicato sulla realtà. Una raccolta che dimostra come, a volte, bastino poche pagine per raccontare molto più di un’intera vita. 

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