Introduzione racconto “Tra libertà e dovere”
Siamo a settembre e dopo una pausa, torna la la rubrica Storytelling Chronicles organizzata da Lady C di La Nicchia Letteraria. Per questo mese le richieste erano poche, così da riprendere un po’ la mano. La storia doveva contenere queste cose:
- Storia che racconti la fine della stagione torrida
- Essa non solo dovrà essere ambientata in una città a vostra scelta dove non siano presenti né il mare né la montagna, ma dovrà anche essere incentrata su un legame di amicizia estremamente importante per la voce narrante
- Infine, ma non meno rilevante, dovrete trattare personaggi inediti e mai visti prima d’ora nella rubrica
Quindi eccoci qui. Il protagonista sta vivendo gli ultimi momenti della sua vacanza estiva sapendo che l’arrivo dell’autunno lo porterà ad aprire un nuovo capitolo della sua vita.

Tra libertà e dovere
Il tramonto quella sera aveva dei colori spettacolari, sembrava magico, quasi irreale. Il cielo era violaceo, le nuvole parevano zucchero filato lilla con sfumature rosa e arancioni. Anche se il suo sapore era amaro per Christopher. La pioggia di quei giorni aveva spazzato via il caldo assurdo dell’estate, annunciando così l’arrivo dell’autunno. Questo portava la fine della sua vacanza. Per qualcuno l’inizio di settembre sarebbe stato l’inizio della scuola, per altri del lavoro, per lui era un nuovo capitolo che lo avrebbe incatenato sempre di più a quel ruolo che gli avevano cucito addosso da diversi anni ormai.
L’estate non era solo una stagione agli sgoccioli che lasciava spazio all’autunno, ma era un breve periodo dove lui aveva assaporato la libertà nuovamente. E per questo il sapore era amaro e difficile da digerire. L’autunno era alle porte e i suoi doveri stavano quasi bussando.
Qualcuno avrebbe detto che nella sua posizione poteva fare tutto quello che desiderava in qualsiasi momento e che non aveva nulla di cui lamentarsi. Lui aveva smesso di confutare quella affermazione perché chiunque fosse esterno a quel mondo, non sarebbe stato in grado di capire come ci si sentiva davvero al suo posto. Da fuori vedevano la ricchezza, i vestiti belli, gli incontri con altre persone famose, le cene i gala, le macchine con l’autista e pensavano esistesse solo quello. Nessuno andava oltre alle apparenze, a guardare tutte quelle regole rigide che dovevano rispettare per il protocollo, per la sicurezza e per il bene della politica e del paese.
Lui era in parte colpevole perché rafforzava quella idea mistica che lui potesse davvero fare tutto forse perché dentro di sè sperava fosse vero. Si illudeva a volte di poter compiere delle piccole pazzie. La sua ovviamente era un’illusione, un sogno ad occhi aperti perché la realtà era un’altra e purtroppo lui doveva tornarci, anche se non aveva voglia. Aveva avuto due mesi a sua disposizione, aveva vissuto come aveva voluto, sempre entro certi limiti, ma aveva vissuto. Niente cene dove nessuno è mai sincero, niente gala dove devi parlare e intrattenere tutti, niente politica.
Era a Parigi da due mesi, otto settimane vissute quasi da personale normale. Abitava in un attico dal quale poteva vedere il tramonto ogni sera o la Tour Eiffel che si illuminava di notte, aveva qualcuno che puliva a fondo il suo appartamento ogni giorno e che gli faceva trovare le cose pronte nonostante lui continuasse a dire che non era necessario, c’era la sicurezza che lo seguiva comunque da lontano, ma in un certo senso aveva vissuto una vita normale.
Era andato a visitare i musei, a vedere chi cantava, ballava e suonava per strada, era persino andato a un concerto. Aveva fatto la spesa e aveva provato a cucinare, anche se i risultati non erano stati proprio dei migliori, aveva anche bruciato una camicia cercando di stirarla. Per otto settimane aveva vissuto come un ragazzino viziato con tante risorse a sua disposizione, cercando comunque di imparare qualcosa. Aveva fatto il bucato, aveva ordinato da asporto e mangiato qualcosa per strada, aveva fatto foto come un turista e questo gli era bastato per respirare un po’.
Ellie avrebbe riso fino alle lacrime se avesse ascoltato quei racconti della sua vita quotidiana e gli avrebbe ribadito che nonostante tutto, lui non aveva vissuto come una persona normale. Lei era l’unica che poteva davvero prenderlo in giro e criticarlo apertamente, senza conseguenze. Era il loro patto dal primo giorno avevano iniziato a lavorare insieme. Lei doveva essere sincera e spietata con lui, in ogni momento e lui l’avrebbe ascoltata senza conseguenze, perché era l’unico modo a volte di conoscere la realtà senza fiocchi dorati che spesso e volentieri gli mettevano tutti. Pensavano che una situazione facesse meno schifo se fosse stata presentata in un modo più carino. Ellie serviva per fargli vedere le cose come erano, senza renderle carine e dolci. E spesso ci andava giù pesante con lui, ma era proprio per quello che la considerava la sua migliore amica.
In fondo lei e David erano gli unici suoi veri amici, se non considerava la sua famiglia. E all’interno di quella famiglia allargata non poteva considerare delle amicizie, erano parenti, a volte da molto lontano, ma erano pur sempre parenti. Ellie e David invece erano una categoria diversa. David era la sua guardia e anche se veniva pagato per proteggerlo, sapeva che poteva contare su di lui come su un vero amico. C’erano momenti, lontano dagli occhi del mondo, dove loro erano solo David e Christopher che giocavano a carte o con la Playstation, dove ridevano e imprecavano persino, dove si prendevano in giro o si davano consigli su come conquistare le ragazze.
Ellie invece era un caso particolare. L’aveva conosciuta per caso dieci anni prima quando l’aveva travolta in un parco, correndo. Lei si era arrabbiata così tanto con lui e lo aveva insultato in tanti modi diversi, che lui era rimasto fermo con la bocca aperta. Era la prima volta che sentiva una ragazza parlare in quel modo e soprattutto era la prima volta che qualcuno osava non solo alzare la voce con lui, ma rinfacciargli in modo pesante un errore che aveva commesso. Quando lui, in modo arrogante, le aveva fatto notare che era il Principe e lei non poteva nemmeno guardare dritto nei suoi occhi, figuriamoci parlargli in quel modo, lei gli aveva risposto che chi sbagliava. Che avrebbe dovuto chiedere scusa per il suo errore e che l’arroganza era un pessimo biglietto da visita, persino per qualcuno della famiglia reale.
Aveva solo diciassette anni e come un adolescente in piena tempesta ormonale, era rimasto così attratto da quella ragazza con il completo da corsa attillato, che non era riuscito a trovare un modo intelligente di ribattere. La seconda volta l’aveva incontrata nel cortile della scuola e aveva provato ad usare il suo fascino reale con il risultato di venire nuovamente insultato. Era stato un colpo per il suo ego, ma lo aveva tenuto con i piedi per terra mostrandogli che non poteva piacere a tutti.
Quando fu il momento di andare all’università, gli fu concesso di studiare in incognito a patto di portare qualcuno con lui per protezione. Non doveva essere lui l’erede, ma la malattia aveva portato via suo fratello più grande quando era al terzo anno di università. Quella tragedia cambiò completamente il suo mondo.
Lui non aveva esitato e aveva scelto David come guardia personale. Era stato il suo coinquilino, avrebbero seguito le stesse lezioni e visto che si conoscevano da quando erano piccoli, al mondo intero sarebbero sembrati due vecchi amici che hanno scelto lo stesso percorso di studi.
Quando suo fratello era morto, gli fu concesso di finire l’università in incognito a patto di iniziare a prepararsi per il suo nuovo ruolo. E quando aveva dovuto scegliere il suo assistente che probabilmente sarebbe rimasto accanto a lui per tutta la vita, esitò. Sapeva che non poteva fare quella scelta in modo spensierato, così ascoltò il consiglio dell’assistente di suo padre e lo lasciò organizzare i colloqui.
File di ragazzi e ragazze giovani si erano presentati pronti a stupire il principe per farsi scegliere. Sarebbe stato un lavoro ben pagato e un prestigio per la famiglia e tutti erano pronti a tutto per quel posto. Lui aveva solo messo una clausola a tutto: dopo ogni colloquio doveva rimanere solo con il candidato per un paio di minuti. Voleva fare delle domande in privato.
E così aveva scartato la maggior parte di loro senza dubbi. Aveva ormai perso le speranze di trovare qualcuno, quando aveva riconosciuto un viso che anni prima aveva popolato i suoi sogni per mesi: la ragazza del parco. Era diversa: era più matura, seria, vestita con pantaloni e giacca neri, con la camicia bianca, semplice, i capelli biondi raccolti in una crocchia rigida e perfetta, il portamento che rispettava tutte le regole del protocollo. Era professionale, aveva risposto a tutte le domande e non era rimasta sorpresa quando il principe aveva chiesto di essere lasciato solo con lei. Ormai la voce di quel breve colloquio strano che faceva ai candidati si era sparsa e tutti cercavano di prepararsi in qualche modo.
Lui non era così sprovveduto, quindi prima di tutto faceva firmare a tutti un contratto di non divulgazione. Tutto quello che si fossero detti in quella sala, sarebbe rimasto tra principe e candidato. Ellie aveva firmato ed era rimasta in silenzio, in attesa di capire quale sarebbe stata la prova. Gli erano bastati quei pochi minuti con lei per capire che sarebbe stata perfetta come sua assistente, non solo per la specializzazione ma anche una volta finita l’università.
Christopher tornò con la mente al presente e sorrise quando ricordò quei momenti. Ellie lo aveva rimesso in riga, con un tono fermo ed educato, ma senza ombra di adulazione. E quello gli era bastato per sceglierla. Quando si era presentata il primo giorno di lavoro, avevano stretto un patto: lei sarebbe stata sincera con lui senza mezzi termini e lui avrebbe fatto altrettanto, trattandola alla pari. Così era nata quella amicizia tra loro tre e lui sapeva che era fortunato perché dopo sette anni, era ancora accanto a lui. La sua vita sarebbe cambiata ancora, ma sperava che Ellie David sarebbero rimasti uno dei suoi punti fermi. Erano due delle persone più importanti per lui, dopo i suoi genitori e i suoi fratelli. Per il mondo intero loro non erano altro che la sua guardia personale e la sua assistente, ma per lui erano i suoi migliori amici.
Sorrise ancora e guardò il sole sparire oltre l’orizzonte. Il giorno dopo avrebbe preso un aereo e sarebbe tornato a casa, avrebbe ripreso i suoi impegni ufficiali e la routine che il suo ruolo di principe erede al trono gli imponeva, ma per una notte poteva ancora fingere di essere una persona normale. L’estate stava finendo, proprio come la sua libertà e lui aveva intenzione di godersi quel tempo, fino all’ultimo istante.
Prese le chiavi e il telefono e uscì, come un ragazzino che aveva appena avuto un’idea fantastica. Mandò un messaggio a Ellie e continuando a sorridere, immaginando la sua reazione, andò verso Champ de Mars pronto per assaporare gli ultimi istanti dell’estate e della sua libertà.
Disclaimer & copyright
Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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Mi piace sempre leggere i tuoi racconti perché hanno quel lato di introspezione che ti fa fermare a riflettere anche se la storia non lo richiede necessariamente. Mettersi nei panni degli altri, immaginarsi una vita completamente opposta a quella che viviamo, e riuscirci bene, presentando un quadro credibile e autentico tanto da poter tranquillamente essere reale non è da tutti, eppure tu ogni volta lo fai e con una semplicità disarmante. So quanto è stato difficile per te riprendere in mano il computer per lanciarsi nell’impresa di ricominciare a scrivere, direi che l’hai fatto bene! I punti della consegna mi sembrano rispettati, e anche la mia solita curiosità di voler conoscere meglio i protagonisti dei tuoi racconti 😛 Sfida superata! Brava 🙂
Sono contenta ti sia piaciuta la storia, non è stato facile e non so nemmeno come sia nata, ma è qui e sono contenta. 🙂