Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 7
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.
Prompt 7: castelli in aria
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.
Capitolo 1 – Maschere di notte capitolo 1
Capitolo 2 – Maschere di notte capitolo 2
Capitolo 3 – Maschere di notte capitolo 3
Capitolo 4 – Maschere di notte capitolo 4
Capitolo 5 – Maschere di notte capitolo 5
Capitolo 6 – Maschere di notte capitolo 6

Maschere di notte
Capitolo 7
I festeggiamenti del matrimonio durarono tutta la notte. La musica e i balli non si fermarono facilmente, così come l’open bar che era una delle attrazioni importanti della serata. Gli sposi sembravano felici, gli invitati continuavano a fare foto o video da postare sui social, commentavano positivamente gli addobbi e il servizio impeccabile del personale.
Avevano mangiato piatti prelibati, bevuto dell’ottimo champagne e avevano ballato, scambiato convenevoli, fino all’arrivo della torta. Gustarono il dolce e mentre qualcuno si preparava per ritirarsi, altri ripresero le danze.
Lili era seduta da un po’ su una panchina in giardino, guardando verso la sala dove gli sposi stavano facendo il giro degli invitati per ringraziarli tutti per la presenza. Si era rifugiata lì da qualche minuto, nonostante il freddo. Lei, come le damigelle e le famiglie degli sposi, sarebbero rimaste a dormire nella villa, quindi non doveva preoccuparsi dell’orario. Inoltre, visto il suo ruolo, doveva restare lì fino a quando non fossero andati via tutti.
Sentì dei passi e qualcuno sedersi accanto a lei, ma non si girò nemmeno. Sapeva chi era, anche senza vederlo. Non doveva inventarsi qualche magia, ormai quella sera lo aveva ritrovato ovunque attorno a lei quindi si era rassegnata. Erano seduti allo stesso tavolo a mangiare, avevano dovuto ballare insieme persino, si erano occupati di aiutare gli sposi con i regali ricevuti all’ultimo minuto, anche se non avevano più parlato di nulla di personale.
«Come vorresti che fosse il tuo matrimonio?» La voce di Rhys era bassa e risultava quasi un sussurro coperta dalla musica e dalle chiacchere di vari gruppi di persone che si trovavano nelle vicinanze.
«Non sai nemmeno il mio nome completo e stai organizzando il nostro matrimonio? Sto riprendendo in considerazione l’idea che tua sia un serial killer.» Lili non si girò nemmeno verso di lui, continuò a guardare dritta, sperano che la prendesse come un’offesa e andasse via.
«Sei corsa troppo veloce con la fantasia, anche se credo saresti una sposa incantevole. Tuttavia, la mia era una domanda innocente, giuro. E per dimostrarti la mia buona fede, ti dico cosa immagino io: un giardino pieno di fiori che profumano, un’essenza lieve e piacevole, non stucchevole; il prato verde curato, gli alberi che fanno da cornice agli invitati, accanto a un lago in una tenuta in Scozia. Le sedie bianche sono sistemate accuratamente sul prato in modo da lasciare una via in mezzo, che conduce all’altare. Nastri azzurri e blu intrecciati a uno bianco sono mossi dalla brezza estiva, l’arco decorato con fiori bianchi e azzurri, che si perdono sul cielo limpido sopra la scogliera. Pochi tavoli apparecchiati per la famiglia e gli amici veri, risate e musica con balli che dopo qualche bicchiere non seguono più nessun ritmo sensato. Una torta semplice, buona, che non sia solo per la scena o per le foto, ma per il suo sapore, un ballo sotto le stelle con la mia sposa prima di salutare tutti e ritirarci.» Rhys sorrise quando vide che Lili si girò verso di lui con curiosità.
«Per essere uno scapolo ambito, ci hai pensato tanto al matrimonio. E lo sfarzo, la carrozza con i cavalli bianchi, la limousine, le dieci damigelle e altrettanti cavalieri accanto allo sposo, la torta a quattro piani, dove sono?»
«Quelle ci saranno per la festa che il mondo intero si aspetta da un matrimonio nella mia famiglia. Quello che invece vorrei io è diverso, intimo, con calore umano, dove il mondo non può vedere e non può criticare o corrompere in qualche modo quella giornata e i suoi ricordi che resteranno.»
«E perché l’azzurro e il blu? Sei così arrogante e vanitoso che faresti tutte le decorazioni che si abbinino perfettamente al colore dei tuoi occhi solo perché belli? Credo che dobbiamo mettere anche il narcisismo patologico alla lunga lista dei tuoi difetti.»
Rhys scoppiò in una risata sincera, come non gli capitava da molto tempo. Doveva ammettere che era molto divertente stare in compagnia di quella donna che gli rispondeva ogni volta per le rime.
«Quindi consideri belli i miei occhi, lo terrò presente.» Le fecce l’occhiolino mentre lei roteava gli occhi con disappunto. «E no, non è per quello. Amo l’oceano e il cielo limpido dopo una tempesta sulle scogliere in Scozia, mi dà il senso di libertà ogni volta che le guardo. E quel tipo di matrimonio, semplice e intimo, per me sarebbe un atto di libertà.»
«E perché dovrebbe esserlo? Da cosa ti libererebbe esattamente?»
«Dalle imposizioni della società che si aspetta che io sposi un certo tipo di donna, che io faccia un certo tipo di festa dove i lussi sono d’obbligo, dove ogni dettaglio deve gridare al mondo ricchezza e potere. Sarei libero perché potrei essere me stesso e quel momento sarebbe solo per me, per la mia sposa, per la mia famiglia e per quelle persone che io considero davvero amici.»
«Tuttavia, sei considerato un ottimo partito, come hai detto tu. Credo che il tuo matrimonio dovrà essere persino più sfarzoso di quello al quale abbiamo partecipato oggi. Non so su quale piano della gerarchia sei, ma vedendo gli invitati di oggi, direi che ti trovi piuttosto in alto. Questo ti impone di realizzare una festa che i comuni mortali si ricorderanno per anni.»
«Ne sono consapevole. Le mie idee in fondo sono castelli in aria che al primo soffio di realtà si disintegreranno e rimarranno soltanto come un sogno. Ma fino ad allora, nulla mi impedisce di immaginare e sperare.»
Disclaimer & copyright
Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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