Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 5
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano e pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli seguono questi prompt, dando così vita a una storia che si costruisce giorno dopo giorno.
Prompt 5: viaggio in macchina
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.
Capitolo 1 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 1
Capitolo 2 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 2
Capitolo 3 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 3
Capitolo 4 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 4

Maschere di notte
Capitolo 5
Il sole era sorto da poco quando Lili si alzò dal letto. Era davvero presto, ma continuò con la sua routine mattutina e un’ora dopo essersi svegliata, si ritrovò con la tazza di caffè caldo davanti, senza riuscire a provare nessuna gioia. Nemmeno quel sapore deciso della bevanda era riuscito a migliorare il suo umore. Sembrava che ultimamente tutto andasse per il verso sbagliato, più si impegnava a sfuggire a quelle rigide regole e più si trovava bloccata. Aveva avuto davvero poco tempo per stare in pace da sola visto che doveva aiutare sua zia con la festa di Natale e allo stesso tempo partecipare a quelle degli altri in veste ufficiale.
Sbuffò, finì il caffè e andò a lavare la tazzina. Sapeva che al suo ritorno la donna delle pulizie avrebbe comunque pulito tutto da capo, ma le piaceva almeno avere l’illusione che potesse fare anche lei come le persone normali. Aveva combattuto per poter vivere in un dormitorio del college e poi per un paio di anni con altre ragazze in un normalissimo appartamento dove lo spazio era sempre poco, dove doveva fare il bucato da sola e sistemarsi la stanza senza aiuti.
Ovviamente quei tempi erano finiti, adesso abitava in un appartamento troppo grande e non poteva rinunciare alla donna delle pulizie. Sembrava fosse una cosa assolutamente necessaria per il suo status sociale. Non poteva nemmeno essere ipotizzata l’idea che lei fosse come tutti i comuni mortali a cucinare o lavare i bagni. Così, lei sistemava il suo letto, faceva il bucato o lavava i piatti, ma sapeva che appena passava la donna delle pulizie, tutto veniva lucidato alla perfezione nuovamente. Avevano stabilito quel patto: lei provava a vivere una vita normale mentre dava comunque la soddisfazione a sua madre di avere del personale di servizio, come era consueto per la loro famiglia.
Fece mentalmente la lista delle cose che le sarebbero servite e quando fu sicura di avere tutto, prese la valigia, la borsetta e il cappotto e uscì.
Puntuale come sempre, l’autista la stava aspettando davanti all’entrata. La salutò e le prese la valigia mentre lei stava salendo in macchina.
Aveva davanti a lei tre ore di macchina almeno, fino alla destinazione fuori città e sapeva che le avrebbe passate in silenzio. Gli autisti di sua zia si limitavano sempre a chiederle se dovevano fare delle soste per strada e basta. Avrebbe voluto andare con Kayla, Meg e Sonia a fare un picnic quel fine settimana; invece, le toccava passarlo in una tenuta in mezzo alla natura e lontano da qualsiasi civiltà, con persone che non conosceva o che non sopportava nemmeno e non aveva comunque voglia di incontrare. Il tutto solo perché doveva rappresentare la sua famiglia. Era la stessa frase che sua madre ormai le dava come motivazione da anni per ogni invito che riceva e accettava a nome suo.
Suo fratello Vincent e sua cognata Rose erano in giro per il mondo per affari come sempre, sua madre e suo padre in quel momento erano a Londra; quindi, rimaneva soltanto lei negli Stati Uniti. In fondo, era anche l’unica che viveva lì stabilmente ormai da anni.
Quando aveva ricevuto l’invito, aveva provato a trovare una scusa per rifiutarlo, ma per sua madre era inconcepibile non andare a un evento del genere. Sembrava che un loro rifiuto potesse segnare la fine della loro vita sociale. Era stata abbastanza drammatica al telefono quando le aveva detto che doveva presentarsi anche con la febbre, quindi, era inutile cercare una scusa.
L’unico modo per salvarsi da quel fine settimana di tortura, sarebbe stato buttarsi sotto una macchina, ma Lili non la poteva considerare davvero una valida alternativa. Aveva dunque preparato la valigia con tutto il necessario e si era messa in viaggio.
Il silenzio iniziò a pesarle, così prese il telefono in mano e guardò i social, per verificare che non ci fossero messaggi o commenti ai quali rispondere. Il profilo personale era molto pulito, seguiva le linee guida della consulente della sua famiglia, anche se Lili preferiva gestirlo personalmente. C’era il suo nome sopra e voleva avere il controllo di quello che veniva pubblicato e di quello che poteva rispondere alle persone. I suoi genitori non avevano gradito molto questa scelta, ma erano arrivati a un compromesso: una volta al mese doveva sentire la consulente e accordarsi su cosa avrebbe potuto postare come nuovi contenuti.
L’ultima foto era della festa di novembre alla quale aveva incontrato Rhys per la seconda volta. Avevo postato il suo outfit con il vestito verde scuro, e poi alcune foto con diverse persone che aveva incontrato lì. Sembravano casuali, ma in realtà erano state studiate nei minimi dettagli prima che venissero scelte.
Sospirò e guardò per un po’ fuori dal finestrino. Non erano ancora usciti dalla città, il viaggio era lungo e sapere cosa la aspettava, lo faceva diventare ancora più pesante.
Riprese nuovamente il telefono, cambiando profilo. Quella mattina aveva pubblicato la foto della sua tazzina di caffè con una breve didascalia sul fatto che non era stato sufficiente a migliorare il suo umore.
La differenza tra i due era notevole e si vedeva da subito: se da un lato le foto erano semplici, la maggior parte fatte da fotografi a eventi formali, dall’altro lato c’erano libri, cartoline, quaderni con appunti, passeggiate, tramonti e persino tazzine di caffè. Era intimo, dava dettagli e pezzi di come era la sua vera vita e di come si sentiva lei, anche se nella maggior parte dei casi doveva limitarsi e mettersi una maschera. Lili Montclair era rigida, formale, precisa, mentre Lilith Night era calore e spontaneità.
Cominciò a vedere sempre meno edifici e più vegetazione, e quando iniziò la foresta, fece un piccolo video di qualche secondo e lo mise con una didascalia molto semplice: in viaggio con la fantasia. In fondo era davvero in viaggio in macchina e la fantasia era l’unica che le faceva compagnia quel giorno.
Rispose ad alcuni messaggi di Kayla e poi si mise a leggere. Non poteva fare altro per tutta la durata del tragitto. Sapeva che l’ebook reader sarebbe stato l’unico modo per sopravvivere a quei giorni e l’unica strada per riuscire a fuggire dalla realtà opprimente.
Continuò a leggere pagina dopo pagina, perdendo la cognizione del tempo fino a quando non sentì la macchina rallentare e alzò il viso. Si erano fermati davanti a un grande cancello che segnava l’arrivo a destinazione. Chiuse l’ebook reader, prese un respiro profondo e si sistemò dritta sul sedile. Tra pochi istanti, in fondo al vialetto, sarebbero iniziate le sue torture e lei sarebbe andata in scena.
Disclaimer & copyright
Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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