“Maschere di notte capitolo 4” | Racconto Writober

“Maschere di notte capitolo 4” | Racconto Writober

Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 4

“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorni di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.

Prompt 4: colori sgargianti

Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Capitolo 1 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 1
Capitolo 2 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 2
Capitolo 3 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 3

copertina racconto maschere di notte

Maschere di notte

Capitolo 4

Lili stava aspettando le sue amiche con un pizzico di ansia. Kayla e Sonia vivevano ancora insieme, mentre Meg si era spostata più vicino rispetto al lavoro, per poter andare a piedi. Quel pomeriggio dovevano trovarsi tutte e casa di Kayla e Sonia; tuttavia, Lili non era riuscita a raggiungerle in tempo. Visto che sua cognata Rose aveva tardato con l’invio del vestito, Lili aveva scelto di arrivare già pronta a casa loro. Così aveva preso il taxi e adesso si trovava lì ad attendere che loro scendessero. Era curiosa di sapere cosa ne pensava di quel travestimento.

Quando la portiera si aprì e Meg entrò dentro, si fermò e rimase a bocca aperta. Sonia guardò per capire cosa avesse fatto ammutolire Meg e rimase sorpresa anche lei. Tutte loro conoscevano Lili dal primo anno di college, sapevano che la sua famiglia era ricca e che lei partecipava ad eventi molto formali. L’avevano vista diverse volte vestita con il tailleur o con abiti eleganti e persino con i cappellini della nobiltà inglese, ma non era mai stata così bella e fuori dalla sua confort zone.

Solitamente indossava colori pastello, tinte molto sobrie, a volte la sera i colori erano più scuri, ma sempre semplici, mentre in quel momento era uno spettacolo vestita di rosso. Ammirarono la maschera sul viso, i brillantini dorati che si intravedevano con la luce dei lampioni ed erano senza parole.

«Non credo di averti mai vista con un outfit così bello. Tu sei sempre elegante e ti sta bene qualsiasi cosa, persino il pigiama con gli unicorni che ti abbiamo regalato l’anno scorso era elegante su di te, ma stasera ti sei superata.» Sonia le sorrise e continuò ad ammirare quel vestito.

«Ha ragione, sei stupenda. Farai conquiste stasera, tornerai a casa con un avvocato di quelli affascinanti come nei film.» Meg stava già sognando la loro storia d’amore come nell’ultimo libro che aveva letto per lavoro. Era la storia di un avvocato che si innamorava della sua assistente, una bella commedia romantica. E siccome Meg vedeva il mondo spesso attraverso ciò che leggeva, in quel momento aveva iniziato a raccontare loro il potenziale incontro tra Lili e la sua anima gemella. Per fortuna Kayla la fermò perché stavano arrivando alla festa, prima che Meg iniziasse persino ad organizzare il matrimonio di Lili con questo sconosciuto e affascinante avvocato che sarebbe rimasto folgorato da lei.

Scesero dal taxi ed entrarono nell’edificio dove ci sarebbe stata la festa. L’atrio illuminato dell’albergo era pieno di personale pronto ad intervenire per aiutare gli ospiti. Presero i loro capotti e poi uno di loro le condusse in quella che era la sala dove si sarebbe svolta l’intera serata. Le ragazze entrarono e per un attimo si fermarono a guardare attorno a loro.

La luce era soffusa, calda, da un lato c’erano i tavoli rotondi apparecchiati nei minimi dettagli, perfetti, c’erano camerieri che giravano con i bicchieri di champagne tra gli ospiti. Dall’altro lato della sala c’era lo spazio per ballare. Gli addobbi erano eleganti, raffinati, tutto curato con attenzione.

Kayla entrò per prima e andò verso i suoi colleghi che aveva riconosciuto, per salutarli e presentare le sue amiche. Aveva indossato una maschera rosa, come il vestito da principessa che aveva trovato. I suoi capelli castani con riflessi rossi erano raccolti in un’acconciatura semi raccolta alta, lasciando libera solo qualche ciocca sulla schiena.

Sonia aveva preso un vestito verde scuro, sembrava una dama del medioevo, con diversi inserti di pizzo sul corpetto. I capelli scuri erano stati raccolti in uno chignon basso, molto semplice. La maschera richiamava il colore del vestito.

Meg, la più colorata di loro, indossava un vestito simile, ma con un arcobaleno pastello che sfumava dai colori più chiari in alto verso l’indaco sul bordo della gonna. La maschera era un misto di indaco e lilla. I capelli ricci sciolti completavano il tutto.

Erano tutte eleganti, non come ad Halloween quando avevano denti e ferite finte con dei vestiti che di sobrio non avevano nulla. Questa volta si erano impegnate davvero tanto per non sfigurare accanto ai colleghi di Kayla. Per quanto apprezzassero le feste informali come al college, sapevano che in alcune occasioni come quella, non potevano non rispettare le regole sull’abbigliamento e sul modo di presentarsi. Tutte loro erano consapevoli che in tanti momenti e situazioni, dovevano tenere una maschera senza mostrare ciò che pensavano e ciò che erano davvero. Erano mondi separati, il lavoro e l’uscita il sabato sera con degli amici, e loro dovevano mantenerli in quel modo quasi sempre.

Salutarono e si presentarono a diversi colleghi di Kayla, ammirando e complimentandosi per i vestiti scelti: molti degli uomini sembravano dei principi o dei guerrieri usciti dalle favole, diverse donne invece avevano osato indossare gonne e maschere con colori sgargianti, anche se non risultavano esagerate. Avevano dei dettagli arancioni accesi, o forse fucsia, qualcuna aveva persino osato un corpetto verde mela, ma alla fine erano comunque distinte.

Fecero un brindisi e continuarono a parlare con persone che conoscevano già o che avevano appena incontrato, su qualsiasi tema. Lili si allontanò dal gruppo e andò a posare il suo bicchiere su un tavolino. Aveva partecipato a così tante feste di quel genere, anche se non c’erano fisicamente delle maschere, che si sentiva soffocare. Voleva sentirsi libera e vedere come attorno a lei parlavano di aneddoti delle vacanze o degli ultimi posti visti non era esattamente diverso dalla festa di due settimane prima doveva aveva partecipato per rappresentare la sua famiglia.

Cambiavano le persone, forse lì non c’era nessun vero nobile, ma la sostanza era sempre quella. Si stringevano alleanze e si facevano affari.

Sospirò piano annoiata. Non si rese conto che qualcuno si era avvicinato a lei fino a quando non sentì una voce che purtroppo conosceva bene.

«Non gradisci la serata, milady?» Rhys le sussurrò quelle parole vicine all’orecchio e la sentì mentre tratteneva il respiro. Era sicuro che lo aveva riconosciuto senza nemmeno guardarlo. Lui ‘aveva guardata da quando era entrata e non aveva smesso di seguirla con lo sguardo, l’aveva riconosciuta subito e non sapeva nemmeno come aveva fatto. Il suo istinto le aveva suggerito fosse lei e si era avvicinato per confermare la sua teoria.

«Credo ci siano gli estremi per una denuncia per stalking, dovrei andare a trovare un avvocato bravo qui dentro e poi recarmi dalla polizia.»

«Non credi nel destino e nelle sue trame?» Si spostò accanto a lei e la ammirò da vicino. Aveva pensato fosse davvero bella anche quella sera sotto la pioggia, nonostante i cappelli bagnati incollati al viso e i vestiti sporchi per la pozzanghera. L’aveva trovata davvero incantevole ed raffinata quando si era presentata alla festa organizzata dalla sua famiglia e quella sera aveva superato qualsiasi aspettativa: era semplicemente stupenda. Se fosse stato libero davvero, si sarebbe permesso di sognare e accanto a lui avrebbe visto una donna come lei, se non proprio lei.

«Un incontro una sera per strada sì, può essere un caso. Un secondo incontro a una festa lo possiamo chiamare coincidenza. Il terzo sta diventando uno schema che di casuale non ha nulla.» Lili usò un tono di voce basso ma fermo, sapeva che non poteva mostrare emozioni in pubblico e quell’uomo aveva già tirato fuori il peggio di lei in due occasioni. Non voleva rispondere nuovamente alla provocazione.

«Vorrei prendermi il merito per le mie abilità nel trovare una bella donna della quale non so ancora il nome, tuttavia, devo ammettere la mia sconfitta perché è davvero una coincidenza. La prima sera ero in ritardo dopo la fine di una riunione, stavo cercando di arrivare con un regalo per mia sorella per scusarmi visto che non ero stato puntuale per la serata cinema.»

«E la festa di due settimane fa? E questa di stasera? Sei entrato per caso in questi posti e mi hai trovata miracolosamente?» Lili si girò verso di lui e il suo sguardo duro incontro i suoi occhi azzurri limpidi. Erano messi in evidenza da una maschera molto semplice di pizzo nero che copriva metà della sua faccia, indossava dei pantaloni scuri eleganti fatti su misura, una camicia aperta con dei fili argentati sul bordo del colletto e una giacca con degli inserti d’argento molto fini.

Lili doveva ammettere che era stava davvero bene e che non era stata la pioggia e il freddo a portarla paragonarlo al protagonista dei libri, ma gli assomigliava davvero. Sembrava si fosse impegnato per fare il cosplay perfetto.

«Sono contento che apprezzi quello che stai vendendo. Riferirò a mia sorella che ha scelto molto bene i vestiti, per farmi assomigliare a un personaggio che infesta i sogni delle donne. Infesterò anche i tuoi?»

«Credo che la pioggia che hai preso ti abbia fatto venire la febbre e quindi ha danneggiato la tua parte razionale.» Si morse la lingua prima di continuare perché purtroppo si era lasciata andare e aveva risposto quando lui l’aveva provocata palesemente. Era caduta nel suo tranello anche se si era sforzata di non farlo più.

«No, sono ancora perfettamente integro. E visto che devo ancora dimostrarti la mia innocenza, ti dico che due settimane fa dovevo essere presente alla festa, visto che era organizzata per un’associazione benefica che ha creato la mia famiglia. E stasera devo essere presente perché altrimenti il mio amico smette di lavorare per me, e sarebbe una grande perdita.»

«Hai trovato le spiegazioni perfette, hai persino inventato una sorella per dare credibilità alla storia, ma con grande dispiacere per te, ti devo dire che non funziona e non mi hai convinta. Te lo ripeto: stai lontano da me.»

«Lilith, vedo che hai conosciuto Rhys. Volevo presentartelo prima, ma era al telefono. È sempre impegnato, persino alla festa del suo amico. Comunque, vi siete già presentati da soli?» Il capo di Kayla era amichevole, gentile e sorridente, anche se Lili voleva ucciderlo a mani nude in quel preciso istante perché aveva rivelato il suo nome.

«Milady, il piacere di conoscerla è tutto mio.» Con la voce suadente e bassa, Rhys portò la mano di Lili alla bocca sfiorando appena le nocche con le sue labbra mentre faceva un inchino davanti a lei, che formalmente avrebbe dovuto fare solo di fronte alla regina.

«Rhys, come tuo avvocato e amico, ti prego, non farmi preparare contratti di riservatezza stasera. Voglio divertirmi, quindi non essere te stesso, ma il gentiluomo che dovresti, grazie.» Lo fulminò con lo sguardo e lo ammonì, perché non conosceva Lili e non voleva che quella festa diventasse una ragione per far finire in prima pagina sui giornali scandalistici il suo amico.

«Sarò un perfetto gentiluomo e inviterò milady a ballare.» Rhys sfoggiò il suo sorriso malizioso e attese che Lili posasse la mano sulla sua. Era consapevole del fatto che poteva rifiutarlo, ma era difficile dare una spiegazione accettabile visto che si trovava davanti all’organizzatore della festa.

Lili si sforzò di essere sorridente e con un semplice cenno del capo accettò, posando la mano sopra la sua.

La senti calda e forte quando con delicatezza si strinse attorno alle sue dita, sentì l’altra mano sulla schiena e appena mosse il primo passo, le sembrò di fluttuare. Forse era un serial killer che la stava seguendo, ma doveva ammettere che sapeva ballare molto bene. Non solo la stava guidando perfettamente sulle note di un valzer, ma lo stava facendo con naturalezza, senza pestarle i piedi o il vestito e guardandola negli occhi.

Vide sul bordo della pista da ballo le sue amiche che la stavano guardando a bocca aperta e sapeva che avrebbe dovuto dare spiegazione a fine serata, ma per alcuni minuti scelse di rimanere in quella bolla danzando come se il mondo fuori non esistesse. 

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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