“Maschere di notte capitolo 3” | Racconto Writober

“Maschere di notte capitolo 3” | Racconto Writober

Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 3

“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorni di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.

Prompt 3: polvere.

Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Capitolo 1 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 1
Capitolo 2 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 2

copertina racconto maschere di notte

Maschere di notte

Capitolo 3

Lili guardava i vari indumenti e accessori sparsi sul letto ricreando ancora la lista dei pro e dei contro di quella scelta che aveva fatto e della quale si pentiva non poco in quel preciso momento. Si era fatta la doccia, aveva lasciato i capelli sciolti in onde morbide e dopo aver indossato la biancheria si era fermata. Stava con le braccia incrociate sul petto a fissare il letto e ciò che aveva già preparato sopra. Sembrava si stesse preparando per andare in guerra e in un certo senso era proprio così.

Kayla aveva insistito che lei andasse con loro a quella festa, spiegandole che non sarebbe stata come quella di Halloween. Quella volta sarebbe stata una semplice festa in maschera, molto elegante, senza costumi ridicoli, sangue finto e vestiti che non coprivano nulla.

Era molto diversa, come ambiente, come organizzazione e come persone. Le maschere c’erano ancora, ma il tutto doveva svolgersi in un ristorante famoso, con tavoli apparecchiati ad arte. Ci sarebbero stati calici di champagne e vino, musica gestita da un vero dj e una vera squadra del suono. Non aveva niente in comune con la festa alla quale le sue amiche avevano partecipato giusto un mese prima.

Quella si era svolta in un soggiorno sgombero da mobili, con birra in bicchieri di plastica, patatine e noccioline e qualche panino. La musica suonata da qualche sconosciuto, rimbombava senza far capire nemmeno il ritmo vero delle canzoni. Ed era proprio come una festa del college dove ci si arrangiava con quello che si aveva a portata di mano: qualcuno portava la birra, qualcuno andava a fare la spesa e preparava dei panini o si ordinava una pizza, qualcuno che aveva una passione per la musica portava delle casse e il gioco era fatto.

Quella sera invece non c’era nulla del genere, partendo dal fatto che il tutto era organizzato da un collega di lavoro di Kayla, uno degli avvocati in partnership con un giocatore di football famoso che era loro cliente e amico dai tempi del liceo. Kayla aveva ricevuto un invito per una persona in più e quando aveva parlato delle sue amiche, allora aveva ricevuto un secondo invito per altre due persone. In questo modo poteva portare con lei Meg che non vedeva l’ora di conoscere tutti per poter fantasticare mentre leggeva ed editava i libri durante il lavoro e Sonia che era sempre pronta a conoscere nuovi potenziali clienti della cui immagine occuparsi. Non volendo essere dispari però, avevano insistito perché Lili andasse con loro, anche se non aveva nessuno scopo nascosto come le altre, almeno all’apparenza. E dopo vari messaggi e telefonate, aveva acconsentito.

E quello era stato il suo primo errore. Poco dopo arrivò il secondo errore: cercare informazioni sul collega di Kayla e sullo studio di avvocati, maledicendosi perché i nomi di quelle famiglie non gli erano sconosciuti e sicuramente qualcuno di loro avrebbe potuto riconoscerla. Per quella ragione, per non far fare brutta figura alla sua famiglia, arrivò a compiere il terzo errore: telefonare alla moglie di suo fratello per un consiglio su cosa poteva indossare. Era una stilista di fama internazionale e non vedeva l’ora di poter consigliare a sua cognata un vestito diverso dal suo solito stile semplice. Si era trovata con borse e pacchi recapitati a casa quel pomeriggio, quando aveva messo tutto sul letto in mostra.

Il suo quarto errore era stato non prepararsi un piano di riserva. Non aveva avuto tempo per andare in negozio a trovare un vestito che andasse bene a quel genere di festa.

E così, ben quattro errori dopo, si era ritrovata in quel momento a decidere se chiamare le sue amiche e inventare una scusa molto buona per non andare alla festa, se indossare un vestito qualunque ed essere così fuori luogo e al centro dell’attenzione perché non aveva rispettato il dress code oppure se fidarsi di sua cognata e seguire le sue istruzioni. Era una grande prova di coraggio, ma decise di intraprendere quest’ultima strada.

Si vestì, si truccò, lesse e rilesse la lettera che sua cognata Rose le aveva scritto con istruzioni molto precise e poi si guardò nello specchio a figura intera, senza riuscire a credere a quello che vedeva riflesso.

La donna davanti a lei, l’immagine che stava osservando da almeno cinque minuti buoni senza riuscire ad aprire bocca o a prendere una decisione su cosa fare, era una sconosciuta. Assomigliava vagamente a lei, quello era certo, ma probabilmente se qualcuno non l’avesse guardata bene in faccia, l’avrebbe scambiata per una persona del tutto diversa.

Osservò attentamente ogni dettaglio di quella donna che stava ricambiando il suo sguardo: i capelli mossi erano stati lasciati sciolti e alzati solo da un lato con un fermaglio con pietre rosse che brillavano a ogni fascio di luce che le colpiva, la matita scura incorniciava i suoi occhi marroni caldi, l’ombretto dava luminosità al suo sguardo. Indossava un vestito rosso scuro con un corpetto ricamato con fili dorati, con una gonna lunga e ampia che finiva con gli stessi motivi sui bordi, con delle maniche a campana lunghe con gli stessi disegni. Sembrava uscita da un film o da un libro con fate, dove lei poteva essere una principessa.

Indossava dei bracciali abbinati, con piccoli rubini, una semplice collana dello stesso tipo. Per finire il suo look decisamente fuori dalla sua confort zone, sui capelli, sul viso e sul collo aveva una leggera polvere dorata che brillava alla luce. Sembrava abbronzata, ma in modo fine, elegante, aveva la pelle luminosa ma non esagerata.  Pareva polvere di fata usata per farle risaltare la bellezza. Era troppo per i suoi soliti standard, quella era una certezza, ma non risultava volgare nell’insieme. Anche se non si sentiva se stessa, doveva dare ragione a sua cognata che il vestito le stava bene e risaltava le sue forme. Si sentiva regale in un certo senso.

Indossò le scarpe dorate, prese la pochette abbinata e il capotto elegante e prima di uscire, si guardò ancora una volta nello specchio. Lego con cura la maschera di pizzo dorante sul viso e uscì.

Mentre chiudeva la porta alle sue spalle, decise che avrebbe lasciato il suo comportamento rigido dietro di lei. Quella sera avrebbe cercato di conoscere nuove persone e divertirsi, seguendo l’esempio delle sue amiche. Lo avrebbe fatto e si sarebbe impegnata, fino a quando era ancora libera. 

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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