Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 2
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.
Il prompt del giorno 2 è: ritorno.
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.
Capitolo 1 lo trovate qui – Maschere di notte capitolo 1

Maschere di notte
Capitolo 2
Rhys si guardò attorno nella sala come se non provasse nessun interesse a stare lì. Le persone avevano iniziato ad arrivare da mezz’ora circa e sarebbero altre sicuramente nella mezz’ora successiva. Qualcuno era puntuale, qualcuno invece arrivava con calma, proprio come dettavano quelle regole non scritte della società. Fare un’entrata con stile era il desiderio di molti là dentro.
Camminava con calma e pigrizia, con un bicchiere in mano che a volte avvicinava alla bocca come se stesse bevendo, senza in realtà toccare l’alcol che si trovava dentro. Non poteva abbassare la guardia mai durante gli eventi del genere perché ovunque c’erano occhi e orecchie pronte a prendere nota di tutto e farlo finire in prima pagina di un giornale scandalistico. Continuò il suo giro e salutò diverse persone, sorridendo, ridendo piano a qualche battuta, facendo complimenti alle signore come un perfetto gentiluomo. Le regole erano quelle: si parlava di tutto e di nulla, a volte solo piccoli dettagli importanti che poi potevano portare a stringere accordi e fare affari. Era sempre stato così, da secoli. Le feste servivano a coltivare le relazioni e a crearne di nuove.
Si fermò accanto a un tavolino in un angolo da dove poteva vedere tutta la sala e sorrise davvero per la prima volta quella sera. Vide Victoria con elegante vestito rosa pastello, muoversi con grazia verso di lui sforzandosi per non saltellare come una bambina. Doveva essere presente anche lei, per quanto lui avrebbe preferito tenerla lontana da quel mondo così freddo e calcolatore.
«Mio Signore Supremo, vedo che questo tipo di serata di baldoria non è proprio di tuo gusto. Cosa non è di tuo gradimento? Troppa poca gente? Troppo poche signore belle e disponibili? Troppe regole da seguire?» Si fermò accanto a lui e con quello scintillio tipico della sua curiosità iniziò a osservare le persone.
«Non hai ancora finito di leggere quei libri?» Rhys alzò gli occhi al cielo, anche se in realtà si stava divertendo finalmente da quando un’ora prima era sceso nell’ampio salone da ballo.
«Certo che li ho finiti, li ho anche riletti. Pensi che sia così lenta a leggere come te fratellone? No, sono più veloce di quanto tu possa immaginare. Infatti, adesso che ci penso bene, dovremmo andare nuovamente in libreria.» Victoria gli sorrise e cercò di fargli gli occhi dolci, anche se sapeva che non era necessario. Qualsiasi suo desiderio sarebbe stato realizzato da suo fratello, soprattutto se si trattava di libri.
«Quindi la smetterai di chiamarmi così? O continuerai con questa storia per tanto ancora? Sempre che tu non trovi un altro nomignolo.» Fece finta di rabbrividire a quel pensiero. In realtà era un gioco che avevano creato quando Victoria era piccola. Lui le leggeva le favole e lei spesso gli diceva quale personaggio poteva interpretare. Quando poi aveva iniziato a leggere lei, avevano continuato il gioco solo che adesso Rhys si ritrovava spesso a non comprendere i vari nomi che gli dava, con il risultato che finiva per informarsi o leggere quei libri anche lui.
«Perché dovrei lasciar perdere questo divertimento? Pensa che le mie nuove compagne sono quasi svenute quando ho detto loro che mio fratello è praticamente uguale al Signore Supremo della Corte della Notte.»
«Stai facendo amicizia qui? Ti piace, Vic?» La guardò con tenerezza, tornando serio in volto. L’aveva portata lì con lui con la speranza che potesse liberarsi da quelle catene che a lui erano sempre state strette.
«Sì, l’America è un posto con più libertà per me, meno regole rigide e meno protocolli da rispettare. Posso essere quasi un’adolescente normale. Ricca, in una scuola privata, ma almeno qui ho trovato delle persone che non vogliono propormi accordi commerciali da far arrivare a te o peggio ancora, proposte di matrimonio.» Victoria fece una smorfia di disgusto quando ricordò l’unica volta che aveva avuto un appuntamento romantico.
Aveva una cotta per questo suo compagno e quando lui l’aveva invitata ad uscire a cena, si era sentita al settimo cielo. Si era vestita con cura, non troppo formale, ma era rimasta un po’ delusa quando lui la portò in un ristorante di lusso dove il dresscode richiesto era decisamente più elegante del vestitino color pesca che lei aveva indossato. Aveva lasciato i capelli scuri sciolti, non si era truccata e indossava dei normalissimi sandali. Si era sentita fuori luogo per tutta la cena, durante la quale il suo cavaliere aveva parlato di affari che lui un giorno avrebbe guidato prendendo il posto di suo padre, di quali studi avrebbe intrapreso.
A fine serata, Victoria aveva ormai compreso che non ci sarebbe stata nessuna passeggiata tranquilla e nessun bacio un po’ goffo. Non si aspettava di certo una proposta di matrimonio. Espressa come una transazione, come un affare assolutamente vantaggioso, senza nessun sentimento o romanticismo. Lei aveva solo sedici anni e una simile proposta la trovò assurda e fuori luogo. La rifiutò in modo educato e da allora smise di pensare a uscire con i ragazzi.
«Il prossimo ragazzino che deve ancora imparare a stare al mondo e che oserà chiederti di sposarlo, incontrerà la mia ira senza un minimo di diplomazia. Tu sei libera Vic, puoi studiare, andare al college, innamorarti e conoscere persone, avere una relazione normale, litigare, fare pace, tutto quello che le coppie normali fanno. Non dovrai mai preoccuparti di dover rispettare quelle regole della nostra società.» Rhys le strinse la mano e le sorrise piano. Avrebbe voluto abbracciarla, ma erano in pubblico e sapeva che era meglio farlo dopo quando tutti sarebbero andati via.
«Grazie. So che questo ti porterà a sacrificare te stesso e io voglio vederti felice. Non devi farlo per me, lo sai?» Gli rispose stringendo la sua mano e guardandolo negli occhi con un velo di dispiacere per quello che lui avrebbe dovuto accettare per offrire a lei quella libertà.
«Vic, la tua felicità è la mia. Tranne quando leggi quei libri strani.» Rhys cambiò discorso perché non era il luogo e nemmeno il momento per affrontare quel tema così importante. Era meglio tornare su un terreno neutro, giocoso, parlare di libri e di personaggi assurdi. Se qualcuno li avesse sentiti, avrebbe solo visto un fratello maggiore che condivideva un momento divertente con la sorella più piccola.
«Grande cambio di rotta Signore Supremo, nessuno si è accorto qua che non vuoi affrontare certi discorsi. Va bene, te la faccio passare liscia questa volta, ma solo se posso farti una foto stasera e inviarla alle mie compagne. Non mi credevano quando ho detto loro che eri uguale al protagonista dei libri così ho fatto vedere una foto e si sono messe a sbavare.»
«Quindi vuoi mandare nuovamente una mia foto così le convinci o solo vuoi fare provare loro un po’ di invidia?»
«Non posso avere entrambe le cose? E poi, sarò così ricercata adesso, visto che ho un fratello che potrebbe benissimo interpretare il Signore Supremo della Corte della Notte.»
«Devo farmi confezionare delle ali?» Rhys si mise a ridere, ricordando quando aveva iniziato a leggere quei libri. Quando aveva compreso che genere di persona fosse il suo omonimo, era andato da Victoria che si era messa a ridere a crepapelle per la sua faccia sconvolta.
«Per una festa in maschera saresti stupendo. Dobbiamo organizzarla assolutamente, un ballo in maschera e ti faccio avere il tuo costume anche a costo di costruirla io stessa. Saresti il sogno di tutte le ragazze.»
«Vorrei evitare di essere assalito da ragazzine adolescenti. L’idea di dovermele togliere di dosso o peggio, finire in galera, non mi piace molto.»
«Effettivamente sarebbero capaci di rapirti e legarti. Devo perfezionare questo mio piano meglio. Si potrebbe fare…»
Rhys si girò e per un attimo non sentì più quello che Vic gli stava dicendo sull’organizzazione di quel ballo assurdo. Rimase muto osservando l’entrata e poi sorrise, non con affetto come prima aveva vedendo Vic, ma con malizia come se stesse creando un piano diabolico.
«Stai sbavando, pulisciti la bocca altrimenti domani i giornali parleranno di questa tua figuraccia. Vedo già i titoli: Il più ambito scapolo della Gran Bretagna sbava all’arrivo di una donna, fonti vicino al Duca di Sinclair affermano che è stato un colpo di fulmine.» Gli sussurrò quelle parole piano e molto vicino, assicurandosi che nessuno potesse sentirla. Non voleva essere proprio lei a dar inizio a quei pettegolezzi.
«Ricordami di non comprarti più quei libri romantici se i risultati sono questi. Colpo di fulmine? Stavo solo ammirando una bella donna che conosco.»
«La conosci? Povera sfortunata allora. Presentami, così almeno vede che in famiglia abbiamo anche un po’ di gentilezza, non solo caratteracci.»
«La conosco, ma non so il suo nome quindi non posso presentarti.»
«Hai rimorchiato una bella donna e non le hai nemmeno chiesto il nome prima di buttarla fuori dal tuo letto? Pensavo fossi un po’ più gentiluomo. Il mio fratellone deve essere un esempio di virtù e lasciami dire, tu non lo sei.»
«Rimorchiato? Vic, come parli? E in ogni caso, non sarebbero affari tuoi. Oddio, non ci credo, sto parlando della mia potenziale vita sessuale con mia sorella che ha appena smesso di indossare i pannolini. Avrò gli incubi stanotte.» Chiuse gli occhi e rabbrividì, cercando di trattenere le risate.
«Ho quasi diciassette anni, credimi, so molto di più di quello che tu vuoi pensare.»
«Farò finta che questi istanti non siano mai esistiti.» E con quelle parole raddrizzò la schiena, sfoggiò il suo sorriso affascinante e andò verso la ragazza appena entrata.
Victoria decise che doveva seguirlo per capire chi avesse attirato l’attenzione di suo fratello tanto da farlo perdere il filo del discorso. Nessuno riusciva a catturare il suo interesse in modo così palese e lei voleva assicurarsi che la donna in questione avesse buone intenzioni. Lui proteggeva lei, ma anche lei avrebbe cercato a modo suo di proteggerlo.
Rhys si avvicinò e quando la donna si rese conto chi aveva davanti a sè, sgranò gli occhi e lo fulminò con lo sguardo. Era un avviso a non avvicinarsi, che lui comprese e decise di ignorare.
«Buonasera e benvenuta alla nostra festa. Come vedi sono ancora libero, quindi non sono un serial killer che sceglie le sue vittime sotto la pioggia.» Fece un inchino mantenendo il suo sorriso malizioso. Era la persona con il rango più alto e secondo le regole non avrebbe dovuto inchinarsi davanti a nessuno, ma lui decise di farlo. Qualcuno lo avrebbe notato, ma non voleva pensarci in quel momento.
«Il fatto che tu sia qui dimostra solo che non ti hanno ancora catturato, non che tu sia innocente. E nel caso tu non lo abbia compreso dall’espressione della mia faccia, vorrei evitare di portare avanti questo discorso. Non ci conosciamo e non ci siamo mai incontrati.» La voce di Lili restò ferma ed educata, cercando di non esagerare. Sentiva nella sua mente gli avvertimenti di sua madre o di sua zia su quanto il suo comportamento lasciasse a desiderare.
«Non vuoi chiedermi nuovamente delle mie potenti ali o della mia magia? Potrei anche decidere di mostrarti il mio regno, in quell’attico sopra la città» Abbassò la voce e si avvicinò a lei, in modo che nessun altro sentisse quelle parole. Era un chiaro invito e voleva che restasse tra loro.
«Quel momento è stato una debolezza da parte mia e vorrei che venga dimenticato. Inoltre grazie per l’invito, ma temo di doverlo rifiutare. Mi hanno insegnato a non accettare inviti da sconosciuti potenzialmente pericolosi.» Il sorriso di Lili era innocente, come se gli stesse facendo dei complimenti mentre in realtà lo stava velatamente insultando.
«Perché dovrei dimenticarlo quando posso essere il tuo Signore Supremo? Senza ali, ma con alcuni tatuaggi. Potrebbero bastare?»
«Questo discorso è così surreale che direi di chiuderlo qui e non riaprirlo mai più.»
«Perché farlo quando è interessante sapere che leggi certi libri? Mi hanno detto che assomiglio a un personaggio e da come hai reagito l’altra sera, direi che non è solo l’immaginazione di mia sorella e delle sue compagne adolescenti a parlare. Personalmente non ho visto questa grande somiglianza, se non fosse per i capelli scuri.»
«Adesso mi dirai che ti presenti con quel nome solo per fare colpo sulle donne?» Lili roteò gli occhi, sperando che nessuno avesse visto la sua reazione.
«No, è solo una fortuita coincidenza. Mi chiamo davvero Rhys e sono dispiaciuto di non avere ancora avuto il piacere di conoscere il tuo nome.»
«Adesso è tornato il gentiluomo che parla come se fosse davanti al re?»
«Sono un gentiluomo, in tutto e per tutto, soprattutto con una bella donna.»
«Mi sono sbagliata, è tornato lo stronzo che spera e pensa di essere affascinante prendendo in giro qualcuno e lusingando. Spiacente, del Signore Supremo non hai nulla, nemmeno un briciolo del suo fascino seducente. La somiglianza direi che finisce con i capelli neri, e nemmeno quelli sembrano così setosi come i suoi.»
Lili non attese una risposta e si girò in un frusciò di gonne, dirigendosi sorridendo verso l’altra parte della sala. Indossava un vestito verde scuro che metteva in risalto il suo corpo e i suoi capelli color miele dorato, raccolti in trecce che sembravano creare una corona. Il tutto era stato scelto da sua madre e approvato da sua zia, per essere sicuri di non sbagliare nessun dettaglio. Si era ritrovata incastrata a dover partecipare a quell’evento in rappresentanza della sua famiglia, cosa che odiava purtroppo fare.
Rhys la seguì con lo sguardo e si promise di scoprire qualcosa di più su quella donna. Il destino l’aveva fatta ritornare nella sua vita in modo del tutto casuale e lui non voleva perdere l’opportunità di conoscerla. Anche se sarebbe stata solo una conoscenza fugace, voleva assaporare davvero quei momenti di libertà e gioia.
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