Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 16
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.
Prompt 26: Dove, non si sa
Prompt 27: Sogno
Prompt 28: Promemoria
Prompt 29: Ascensore che si blocca
Il capitolo contiene tutti i prompt citati sopra.
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.
Tutti i capitoli li trovate qui – Maschere di notte

Maschere di notte
Capitolo 16
Lili guardò la valigia e per l’ennesima volta cercò di respirare profondamente e non farsi prendere dal panico. Erano già passati quindici minuti da quando si era messa le scarpe e continuava a fare avanti a indietro davanti alla porta di casa. Avrebbe voluto che lui fosse in ritardo così da avere una valida ragione per arrabbiarsi, ma non era vero. Era lei in anticipo, si era preparata e quando si era resa conto dell’ora era ormai tardi per fare altro. Era già pronta con le scarpe e stava facendo il segno al tappetto dell’entrata andando su e giù. Aveva pensato di trovare una scusa o semplicemente scappare per andare dove, non si sa. Non aveva in realtà nessun piano di emergenza e così era arrivata a quel momento.
Suonò il citofono e lei fece un salto, visto quanto era immersa nei propri pensieri. Prese il cappotto, la borsetta e la valigia e uscì.
Rhys la stava aspettando davanti all’ingresso del palazzo appoggiato alla macchina. Indossava un maglioncino nero e dei jeans scuri, aveva i capelli arruffati come se ci avesse passato le mani più e più volte e Lili pensò che forse quella vacanza forzata non metteva in agitazione solo lei.
Salutò e salì in macchina quando lui le aprì la portiera. Avevano davanti un paio di ore di macchina e Lili sperava che passassero in fretta.
Rhys mise un po’ di musica di sottofondo e dopo un po’, visto che lei restava in silenzio, provò a rompere la tensione.
«Non so i tuoi gusti musicali e spero che i miei non ti facciano proprio schifo. Prendi il mio telefono e cambia, metti qualcosa che ti piace, una canzone che ha un significato per te.» Tenendo con una mano il volante, le allungò il telefono con l’altra e le disse il codice per avere l’accesso. Lili lo guardò stupita perché era un gesto che mostrava piena fiducia e non sapeva come interpretarlo davvero.
«Sembra che io ti abbia messo una bomba tra le mani,»
«È il tuo telefono e mi hai detto il codice per aprirlo.» Lo guardò parecchio perplessa. Le sue amiche e coinquiline dell’università non sapevano il suo codice ed erano le persone più vicine a lei, oltre a suo fratello.
«Sì, ed è il mio telefono personale. Ne uso sempre due, uno per questioni lavorative, il cui numero lo conosce il mondo intero, che spesso suona a qualsiasi ora del giorno e che ho lasciato spento e messo in valigia per questi giorni. Lo guarderò sicuramente per vedere che non ci siano emergenze, ma lo userò molto poco visto che tecnicamente sono in vacanza.»
«E questo invece?»
«Questo è il mio personale, lo uso per parlare con la famiglia, con gli amici, fare foto e selfie con mia sorella quando organizziamo qualcosa di divertente. Ci sono dentro foto compromettenti di me e lei sporchi mentre cerchiamo di cucinare, di noi due congelati sul tetto mentre cerchiamo di fare un campeggio a modo nostro sopra un attico. Ci sono appunti, libri da leggere, musica, messaggi personali. E si, persino l’accesso ai conti quindi puoi usarlo anche per spendere volendo.»
«E tu mi hai dato l’accesso? E posso fare quello che voglio?»
«Sarai mia moglie, che lo vogliamo davvero o meno, e se non abbiamo avuto scelta in questo, voglio che ci sia invece scelta in tutto il resto. Scelgo io di comunicarti il pin del mio telefono e puoi prenderlo quando vuoi, puoi usarlo per inviare foto divertenti a mia sorella e mettermi in imbarazzo con lei, puoi usarlo se il tuo è scarico o se c’è un’emergenza. Voglio che costruiamo un rapporto amichevole almeno e voglio che ci sia comunicazione, sempre. Anche per le cose che non ci piacciono molto o per verità scomode.»
«Quindi devo darti anche io il codice del mio?»
«Assolutamente no, non c’è un obbligo. Ripeto, possiamo scegliere e non c’è una cosa giusta o sbagliata, ma una scelta che facciamo e basta.»
Lili sbloccò il telefono e vide una scogliera sullo sfondo. Immaginò fosse la Scozia, ma non chiese nulla in quel momento. Aprì l’app per la musica e fece partire una playlist che trovò, senza sbilanciarsi troppo.
Passarono il viaggio scambiandosi consigli musicali, evitando qualsiasi argomento più serio. Rhys vide che portava sia l’anello che la collana che lui le aveva regalato e fu piacevolmente sorpreso. Non si aspettava di vederli usare ed era contento che invece avesse scelto di farli. Sapeva che probabilmente lo aveva fatto in parte perché qualcuno l’avrebbe vista, ma sperava non fosse l’unica ragione per lei.
Arrivati a destinazione, Lili scese dalla macchina e rimase ad ammirare il paesaggio che si trovò di fronte. Era un sogno: lo chalet in legno immerso nella foresta con la neve che copriva tutto, gli addobbi e le luci natalizie rendevano tutto una favola. Era un posto bellissimo e sperava di riuscire a ritagliarsi un po’ di tempo per scrivere. Il libro al quale lavorava era fermo da un po’ e quel posto, con quell’atmosfera fiabesca, poteva darle la giusta ispirazione.
Mentre entrava in casa, si prese un appunto e mise un promemoria per la sera, così da non dimenticarsi quello che doveva scrivere.
Avrebbero passato lì gli ultimi giorni di dicembre e i primi di gennaio, con la famiglia di Rhys e quella di Lili. Non vedeva l’ora che arrivassero così da non trovarsi da sola con lui, perché non sapeva come comportarsi. E se c’erano gli altri per tenerlo impegnato, lei poteva ritirarsi per scrivere in pace.
Il suo piano era già pronto, doveva solo attendere il momento giusto per scomparire. Quando gli altri sarebbero arrivati, lei si sarebbe nascosta nella sua stanza così da scrivere la scena che aveva in mente.
Rhys le mostrò la sua camera al piano di sopra e le lasciò il tempo di sistemarsi con calma. Lili si guardò attorno e sorrise: era tutto curato nei minimi dettagli, pulito, profumato, accogliente e caldo. Mise i suoi vestiti nell’armadio e le poche cose che aveva con sé sul comodino, poi andò al piano di sotto, sperando di vedere già gli altri.
Mentre scendeva le scale, sentì la notifica di un messaggio sul telefono. Lesse e imprecò mentalmente. Vincent e Rose erano rimasti bloccati per una bufera di neve in aeroporto quindi non li avrebbero raggiunti. Sua madre le scrisse che preferiva rimanere a casa della zia, visto il tempo incerto. Così la sua parte di famiglia non ci sarebbe stata. Lili sperava nella presenza di Rose per avere un alleato, e invece sarebbe stata sola.
Vide Rhys sul divano, si era messo comodo, si era persino tolto le scarpe. Stava guardando il telefono e lo appoggiò accanto a lui, appena sentì i passi di Lili.
«Mio fratello e sua moglie sono bloccati dalla neve a quanto pare e mia madre si è fatta prendere dalla paura del maltempo, così è rimasta a casa della zia. Purtroppo, non ci saranno, mi hanno incaricato di porgerti le loro scuse e i migliori auguri per il nuovo anno.» Lili si mise sulla poltrona accanto al caminetto. Si sedette con grazia, incrociò che caviglie, poso le mani in grembo. Tutto molto calcolato, ma era difficile lasciar andare quella maschera di donna perfetta che doveva interpretare in pubblico.
«Mia madre ha detto che non si sentiva benissimo e non voleva passarci l’influenza in caso e mia sorella ha deciso di restare con lei.» Rhys alzò gli occhi al cielo, come se non fosse davvero convinto di quello che gli avevano detto.
«Ti preoccupa la situazione? Se vuoi, possiamo tornare indietro. Mi servono solo dieci minuti per riprendere la valigia.»
«No, non possiamo perché adesso sta nevicando seriamente e tra poco sarà buio. Hanno messo una tempesta in arrivo. E non mi preoccupa la situazione di mia madre perché sono sicuro che la sua assenza sia del tutto calcolata.»
«Cosa stai insinuando?»
«Mia madre aveva un impegno con una sua amica, motivo per il quale non è partita con noi, ma avrebbe dovuto farlo più tardi. Mia sorella ha deciso di venire con lei, così da non lasciarla sola. Stranamente adesso sta poco bene e non può mettersi in viaggio. Lo hanno fatto di proposito in modo da lasciarci da soli.»
«Vincent e Rose dovevano vedere degli amici di lei e poi partire, ma sono rimasti bloccati a quanto pare. Mia mamma ha paura del maltempo, mia zia non si è offerta di venire con lei. Non ci posso credere.» Rose chiuse gli occhi e lasciò cadere quella maschera composta, afflosciandosi sulla poltrona. «Mi stai dicendo che si sono messe d’accordo alla cena della vigilia così da spedirci qui soli?»
«Non so di chi sia stata l’idea, ma credo proprio che sia andata così. Hanno pensato che rimanere chiusi in uno chalet in montagna, con la neve, soli, potesse aiutarci ad avvicinarci.»
«Ottimo. Perfetto proprio.»
«Hai paura di restare con me?»
«No, non potrai farmi a pezzi visto che tutti sanno che sono qui. Saresti il primo e unico indiziato. E sinceramente no, non ho paura di te. Non ci conosciamo però e quasi una settimana da soli qui potrà essere un po’ lunga.»
«Facciamo un gioco: una verità per una verità. Cosa ne pensi?»
«Come funziona? Quali sono le regole?» Lili decise di stare al gioco in quel momento.
«Io ti racconto qualcosa di me, che sia ovviamente la verità, e tu ricambi dicendomi qualcosa di te, del tuo passato, qualche aneddoto divertente.»
«Chi inizia?»
«Inizio io, così rompiamo il ghiaccio. Mi chiamo Rhys perché mia madre cercava un nome particolare per quel bambino che non stava fermo un attimo dentro la sua pancia. In gaelico significa passione, eccitazione e le sembrò adatto. Misero Jonathan come secondo nome perché era quello di mio nonno paterno, il vecchio duca. Quando mi trovo in situazioni formali, a volte le persone mi chiamano Jonathan, ma impiego un po’ a capire che stanno parlando di me e non di mio nonno.»
«Quando mi hai detto il tuo nome per la prima volta, pensavo stessi scherzando. Saresti il sogno di molte adolescenti.»
«Lo so, mia sorella me lo ripete spesso. Una volta sono rimasto bloccato in ascensore per un paio di minuti con questa ragazzina che mi ha fissato per tutto il tempo come se si aspettasse che mi spuntassero le ali.»
Lili scoppiò a ridere. Immaginò la scena e avrebbe voluto essere lì solo per vederlo in imbarazzo.
«Visto che abbiamo iniziato con i nomi, racconto la mia verità. Tutti mi chiamano Lili, persino sugli inviti formali sono Lili Hastings. In realtà mi chiamo Lilith Margaret Hastings. Mia madre sentì questo nome e pensava fosse poetico, scoprì troppo tardi che è il nome di una donna ribelle che spesso viene identificata come prima moglie di Lucifero oppure il demone della tempesta. Ha iniziato a chiamarmi Lili anche se ogni volta che si arrabbia con me per il mio comportamento poco femminile e poco elegante, afferma che il nome che mi ha dato era azzeccato.»
«Siamo dunque l’incarnazione della passione e della ribellione, cosa potrà mai andare storto in un nostra unione?»
Rhys sorrise e poi riprese a raccontare altri aneddoti sul suo nome, sui suoi amici e compagni di università, su sua sorella e sulle serate passate insieme a lei. Lili ricambiò, sciogliendosi piano piano, passando così un pomeriggio in compagnia senza pensare al matrimonio e a tutti i problemi che potevano nascere.
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Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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