“Maschere di notte capitolo 15” | Racconto Writober

“Maschere di notte capitolo 15” | Racconto Writober

Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 15

“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.

Prompt 23: caffè
Prompt 24: casa troppo piccola
Prompt 25: nero

Il capitolo contiene tutti i prompt citati sopra.

Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Tutti i capitoli li trovate qui – Maschere di notte

copertina maschere di notte

Maschere di notte

Capitolo 15

Si sentì bussare alla porta e Lili andò ad aprire. La sicurezza del palazzo l’aveva già avvisata che qualcuno stava salendo. Per fortuna aveva avuto un paio di minuti per riprendersi dallo shock quando aveva sentito chi era venuto in visita. Non erano sufficienti perché si cambiasse o si sistemasse, ma almeno aveva avuto il tempo di prendere un paio di respiri profondi.

 Quando sua madre le aveva suggerito di andare ad abitare con gli zii dopo l’università, Lili si era rifiutata. Avevano avuto diverse discussioni al riguardo fino a quando lei non aveva proposto loro un piano accettabile: sarebbe andata a vivere in un appartamento da sola, in un palazzo nuovo con la sicurezza, così i suoi genitori potevano stare tranquilli perché non sarebbe riuscito ad entrare nessun fotografo o giornalista a rubarle scatti e pubblicarli su qualche rivista scandalistica. Visto che quella era la loro principale preoccupazione, si erano tranquillizzati in quel modo. Lili poteva almeno avere la pace e vivere da sola, senza dover ogni giorno rischiare le interferenze dei suoi genitori o di sua zia.

Erano passati tre anni ormai da quando si trovava lì e aveva imparato a conoscere tutte le persone che si davano il cambio all’ingresso. A volte portava loro persino la colazione, cosa incomprensibile per sua madre, ma Lili preferiva mantenere un rapporto più umano e amichevole con chi lavorava per lei. Pensava che avere un rapporto più amichevole, pur rimanendo professionali e distanti, era un punto di forza per collaborare con tutti.

Aprì la porta e si ritrovò Rhys davanti a lei, vestito in modo più casual rispetto al solito, anche se era comunque elegante. Indossava un maglioncino blu notte, dei pantaloni eleganti e un cappotto scuro. I capelli erano scompigliati e gli occhi un po’ stanchi.

«Prego, accomodati.» Lo invitò ad entrare e attese che lui si togliesse il cappotto. Lo appese accanto alla porta, mentre lui si guardava attorno. Lo spazio non era grande, ma era molto caldo e accogliente. A destra vedeva la zona pranzo con tavolo e cucina, davanti a sé c’era un divano a L con un tavolino, a sinistra c’era l’albero di Natale e una porta che conduceva alla zona notte. Tutto era arredato in modo semplice, con colori neutri ma con tocchi personali colorati qua e là come le foto sul muro, la coperta e cuscini colorati sul divano e i libri sul tavolino.

«Grazie per avermi risposto e aver accettato di vedermi, nonostante l’ora tarda. L’uomo della sicurezza giù mi ha guardato male; se dovesse accaderti qualcosa, sicuramente verrebbe a cercarmi personalmente. Credo sia molto protettivo nei tuoi confronti.» Rhys cercò di sorridere per allentare un po’ quella tensione che ormai era fissa tra loro. Si trovava per la prima volta nel suo appartamento, era notte ed erano da soli, cosa che ricordava un po’ il loro primo incontro anche se era avvenuto in circostanze diverse.

«Meno male che l’ho avvisato che saresti potuto passare di qua, altrimenti ti avrebbe fatto arrestare. Sono molto protettivi, tutti loro che lavorano qui. A maggior ragione perché sono una dei pochi inquilini fissi qui. Su questo piano siamo da soli, sotto ci sono alcuni appartamenti sempre occupati, ma sono pochi.»

«Quindi se ci mettiamo a litigare, non rischiamo di farci sentire da qualcuno. Questo è positivo.» Rhys si sedette sul divano e guardò Lili indecisa per un attimo su dove mettersi.

«Sei venuto con l’intenzione di litigare? Perché in tal caso ti prego di rimandare, sono senza forze dopo il pranzo natalizio da mia zia. C’era il mondo intero e appena sono riuscita, sono scappata con una scusa. Quella casa è enorme, ma sembra anche troppo piccola quando si riuniscono tutti.»

«Qualcuno direbbe che una villa con tutte quelle stanze non può essere piccola.»

«Sembra impossibile, ma quando scendi a colazione e trovi gli ospiti di almeno venti stanze, lo spazio diventa davvero poco e affollato. Non parlo solo di spazio fisico ovviamente.»

«Comprendo molto bene. A Londra, nella casa di città, a volte non riesco a trovare un posto dove stare da solo in pace per qualche minuto. C’è sempre il personale che sta lavorando, c’è qualche ospite da intrattenere, qualche visita, c’è mia madre che mi segue perché non la sto ascoltando.»

«Un matrimonio lo hai già combinato e in vista, perché dovrebbe assillarti?»

«Perché non metto in pratica quell’accordo, perché ho aspettato troppo prima di farlo diventare realtà. Se fosse per lei, adesso sarei già sposato e con almeno due figli.» Rhys sospirò e guardò Lili mentre si alzava irrequieta. Aveva toccato dei temi importanti e per quanto avesse parlato in modo generico, sapevano entrambi che erano destinati a sposarsi e non avevano una via d’uscita.

«Desideri un caffè? O forse qualcosa di più forte visto il tema che stiamo affrontando?»

«Un caffè sarebbe gradito, grazie. Non posso bere altro perché sono venuti qui con la macchina. Non volevo disturbare un autista oggi e mi piace pensare e riflettere mentre guido per la città, soprattutto su strade deserte come stasera.»

Lili andò verso la cucina e sentì Rhys che la stava seguendo. Aveva rimandato quella discussione per troppo tempo e anche se era notte fonda, era meglio affrontarla prima che fosse troppo tardi.

Prese due tazzine, fece i due caffè e offrì uno a Rhys.

«Hai detto che ti piace amaro, quindi ti ho fatto uno dei più forti come sapore. Ovviamente senza zucchero.»

«Grazie. Ti sei ricordata quello che ho detto, lo apprezzo molto. Sei stata attenta ai dettagli, cosa non da poco.»

Preso un sorso di caffè, nero e amaro come piaceva a lui, e resto in silenzio, gustandosi quella bevanda calda.

«Giriamo ancora attorno all’elefante gigante facendo finta di non vederlo?»

«Dritta al punto, mi piace. Hai un elenco di punti da discutere?»

«Ti chiami davvero Rhys e devo dire che sono rimasta sorpresa quando ho scoperto che non era una tua invenzione solo per citare un libro.»

«Hai fatto i compiti e hai cercato informazioni su di me. Cosa hai scoperto? Sono curioso di saperlo.» Rhys si appoggiò al mobile della cucina, con la tazzina in mano, mentre la stava ascoltando.

«Figlio primogenito di un Duca, il tuo secondo nome è Jonathan, sei diventato Duca cinque anni fa, hai una sorella Victoria che attualmente studia qui a Night Bay e abita con te, mentre vostra madre è rimasta a Londra. Hai accettato il contratto di matrimonio senza fare storie apparentemente e la ragione di questo mi manca.»

«Hai trovato solo informazioni superficiali dunque.»

«No, non solo. Avevi una ragazza quando eri all’università, non apparteneva alla nobiltà, ma a te non interessava. La vostra relazione è durata un paio di anni e pare si sia conclusa in modo amichevole. Sei uscito con altre donne, ma per qualche ragione nessuna è durata più di qualche cena. Quando hai scoperto poi dell’accordo, hai smesso di farti vedere con qualcuno in giro, ufficialmente, anche se hai minacciato di sposarti con una sconosciuta per invalidare così tutti gli accordi che i nostri nonni hanno preso.»

«No, non ti sei fermata alle cose superficiali allora. Vuoi chiedere qualcosa che magari non sei riuscita a trovare?»

«Sei ancora innamorato di quella ragazza?»

«No. Sono stato innamorato di lei, è vero, stavo bene con lei e mi ha sopportato e supportato per un paio di anni prima di capire che non avevamo futuro.»

«Perché non avevate futuro? Perché non era nobile?»

«No, poteva anche essere la figlia di un senzatetto, non mi importava assolutamente nulla delle sue origini. Non era facile ovviamente perché non conosceva e non comprendeva del tutto il nostro mondo, ma non era quella la ragione. Ho capito che era inutile continuare sapendo che non avrei potuto sposarla.»

«E perché? Non sapevi dell’accordo, o sì?»

«Avevo diciotto anni quando mio nonno mi aveva parlato di un accordo tra le nostre famiglie, che prima o poi sarebbe stato portato a termine da me o eventualmente da Victoria. Non gli avevo dato troppo peso, ero giovane e il matrimonio non mi passava nemmeno per la testa come idea. Avevo conosciuto Sheila da poco quando mio nonno mi ha fatto leggere l’accordo matrimoniale e ho litigato con lui. Ha detto che mi avrebbe dato del tempo per comprendere la portata di tutto e fare pace con quel pensiero.»

«E sei riuscito a fare pace o no?»

«Ho litigato con lui diverse volte e in una delle nostre discussioni mi ha solo chiesto se avessi mai davvero pensato di sposare Sheila. Non per ripicca, non per fuggire, ma perché volevo davvero che lei fosse la mia compagna per la vita. Gli ho risposto in modo impulsivo di sì, ma mentre lo dicevo, mi ero reso conto che non era così. Lei era la mia via d’uscita in un certo senso, era il mio rifugio fuori dal mondo degli affari, dalle regole, dal protocollo. Così ne ho parlato con lei e mi ha detto che non credeva di poter sopportare tutto quel mondo ingombrante per sempre. Mi amava, certo, ma non era sicura che i nostri sentimenti sarebbero sopravvissuti a tutta la rigidità che lei non era mai riuscita a comprendere. Aveva provato ad adeguarsi per me, ma sapevo che la faceva star male ogni volta.»

«Quindi alla fine non eri proprio un buon partito.»

«Probabilmente no, non per lei. Potevo darle una vita agiata anche se fossi stato diseredato dalla mia famiglia, ma lei non era pronta per rinunciare a tutta la sua libertà per me. Non in quel momento. Diventare mia moglie significava finire sui giornali per ogni cosa che faceva, venire criticata sempre ed era troppo per lei. Quindi no, non la amo e non sono più innamorato di lei. Quello che provavo era un sentimento da giovane, forse per niente maturo e si è spento con il tempo. Nessun rancore e nessun rimpianto, è una storia che mi ha insegnato tanto, che mi porterò dentro come ricordo, ma nulla di più.»

«Io invece non ho litigato con nessuno quando ho scoperto dell’accordo. Mio fratello aveva conosciuto Rose, quella che adesso è sua moglie, si era innamorato ed era chiaro a chiunque lo guardasse. Lei era la sua metà, lo faceva ridere, lo sosteneva, c’era sempre per lui persino nei momenti peggiori, e credo sia stata la prima volta nella vita che ho desiderato un amore così.»

«Cosa è cambiato?»

«Ho sentito mio nonno e mio padre dirgli che doveva lasciarla perché avrebbe dovuto sposare questa ragazza di un’altra famiglia, quando sarebbe stata abbastanza grande. Ovviamente loro hanno litigato e io sono rimasta lì per sentire i dettagli per un po’ prima di avere la nausea per i loro discorsi. Così sono entrata in quella stanza e ho urlato loro che lo avrei fatto io. Avrei portato io a termine quel dannato accordo, senza ribellarmi in nessun modo, con un’unica condizione: Vincent avrebbe potuto sposare Rose senza interferenze di nessun genere.»

«E lo hanno accettato di buon grado?»

«Oh no, certo che no. Mio fratello non voleva ovviamente che io soffrissi in qualche modo, era pronto per sacrificarsi per il bene della famiglia e io ho detto loro che se lo avesse fatto, avrei cercato in tutti i modi di rovinare quell’accordo. Ho minacciato che avrei ceduto la mia parte di azioni del gruppo aziendale a qualcuno all’estero, avrei cercato personalmente qualcuno che non credeva minimamente nei nostri ideali. Ho detto loro che avrei speso tutti i soldi a mia disposizione per creare uno scandalo dietro l’altro, tanto che mi avrebbero conosciuta persino coloro che non avevano mai sentito il nome della nostra famiglia prima.»

«Non eri tu la figlia docile in teoria? Come hanno fatto a credere alle tue minacce?»

«Oh no, sono sempre stata ribelle. Brava, senza creare scalpore, ma mi sono creata la mia libertà laddove potevo. E soprattutto sono ostinata, sapevano che le mie minacce non potevano essere vuote. Anche perché, ho dato loro un assaggio. Mi sono fatta fotografare all’entrata di diversi club poco rispettabili, per un mese intero. Ad un certo punto mi hanno chiamato e hanno accettato il mio accordo.»

«Ricordami di non sottovalutarti mai quando fai qualche minaccia, anche piccola.»

«Ho promesso di essere la figlia modello, e rispetterò quella promessa. Mio fratello si è sposato ed è felice e questo per me basta. Non poteva sposare tua sorella, era solo una bambina. Lui era inorridito all’idea, anche se per i nostri nonni era normale.»

«Non avrei mai permesso loro di fare questo a mia sorella, mai.»

Continuarono a parlare per un po’ e ad un certo punto, Rhys tiro fuori una scatolina. Era palese quale fosse il suo contenuto.

«So che non è una situazione romantica, ma volevo comunque darti questo. L’ho scelto personalmente perché volevo che fosse almeno personale e non uno dei gioielli della famiglia, troppo esagerati a volte. Ovviamente saranno tutti tuoi, come duchessa.»

Lili aprì la scatolina nera e dentro trovò un anello con un taglio molto particolare e con una pietra blu scuro che brillava come se fosse il cielo in una notte limpida.

«Posso?» Rhys indicò la scatolina e Lili annuì soltanto. Lui prese l’anello e glielo mise sull’anulare della mano sinistra. Le accarezzo piano le dita per un po’ di tempo prima di prendere l’altra scatola che aveva in mano quando era arrivato. Era quadrata, più grande e chiusa in una carta regalo con le renne.

«Il pacchetto è stato fatto da mia sorella, non aveva apprezzato quello del negozio perché secondo lei era troppo serioso e poco natalizio.»

Lili rise piano e lo aprì. Dentro c’era un libro, Dracula, in una delle edizioni vecchie, con inserti in oro sulla copertina.

«Ti sarà costato una fortuna, è un’edizione bellissima e molto vecchia, da collezione.»

«Visto il tuo sorriso di adesso, direi che ne è valsa la pena, ogni penny.»

Lili posò il libo sul tavolino e aprì la seconda scatolina che stava sotto. Vide una collana, molto fine ed elegante, con un ciondolo a forma di stella polare.

«Due regali, devo abituarmi ad essere viziata?»

«Se sapessi che ami così tanto i gioielli, te ne prenderei uno al giorno. Ma credo tu apprezzi le cose che hanno un significato, non i regali fatti solo per formalità e dimostrare qualcosa a qualcuno»

«Ho un anello che non voglio sapere quanto sia costato, una collana altrettanto preziosa e un libro che ho paura di toccare per non rovinarlo. Direi che sono segnali evidenti del fatto che tu possa spendere tanto e che lo farai per la tua fidanzata.»  

«È la prima volta che ti definisci mia fidanzata. Fa un effetto strano, ma non mi dispiace sentirlo. E no, se avessi voluto mostrare a tutti che potevo spendere, avrei preso uno di quei diamanti che sono troppo pesanti da potare in giro e una di quelle collane che fanno venire male al collo per il peso delle pietre e accecano chiunque provi a guardarti. Solo che non mi sembrava la scelta giusta per te. Non ti conosco ancora bene, ma ho provato ad immaginare quella ragazza vestita di nero, con i capelli bagnati che insulta uno sconosciuto per strada con quei gioielli e ho capito che non erano giusti per lei.»

Lili non rispose, e quando Rhys andò via poco dopo, si rese conto che aveva scelto bene. Forse non era così male come aveva pensato, anche se non voleva abbassare la guardia ancora. 

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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