Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 13
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.
Prompt 18: Riunione assurda
Prompt 19: Sofferenza
Il capitolo contiene tutti i prompt citati sopra.
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.
Tutti i capitoli li trovate qui – Maschere di notte

Maschere di notte
Capitolo 13
Rhys lasciò il cappotto al personale che lo attendeva alla porta. C’era fermento in casa, segno che stavano preparando le ultime cose per la cena di quella sera, anche se mancavano ancora un paio di ore fino all’arrivo di tutti. Lui era arrivato prima per parlare con Lili, cercando di stare con lei da solo per poter chiarire alcune cose che avevano in sospeso da anni ormai.
Seguì il cameriere lungo un corridoio e poi attese mentre questo lo annunciava. Entrò nella stanza adibita a biblioteca e accanto alla finestra vide Lilit con la schiena rigida, che lo stava aspettando.
La guardò per un attimo cercando una somiglianza con la ragazza che aveva incontrato per strada due mesi prima ormai, ma sembravano molto diverse: aveva i capelli raccolti in una crocchia senza nemmeno una ciocca fuori posto, il trucco leggero, indossava un vestito rosso scuro, molto semplice, lungo fino a metà polpaccio, scarpe con il tacco nere, pochi gioielli molto delicati. Era l’immagine della perfetta gentildonna della società nobiliare inglese. Se non fosse per il suo sguardo carico di astio nei suoi confronti, avrebbe persino potuto confonderla con una delle tante giovani donne che avevano cercato disperatamente di sedurlo per poi ritrovarsi con una proposta di matrimonio.
«Ti ringrazio per aver accettato la mia richiesta di vederci prima della cena. Credo che dobbiamo discutere diverse cose da soli, senza nessun familiare nei dintorni.» Rhys si avvicinò a lei e si sedette su un lato del divano, quando lei glielo indicò.
«Mi sembrava una cosa ragionevole e apprezzo il fatto di poter parlare senza spettatori, se possibile.» Lili si sedette dal lato opposto, come una regina: composta, con le caviglie incrociate, con le mani in grembo, una postura dritta ma non forzata. Era elegante, calcolava ogni movimento e Rhys quasi desiderò di scuoterla e farsi insultare nuovamente come era già successo. Quella versione così docile non gli piaceva molto perché sapeva fosse una maschera.
«Tra un paio di ore qualcuno proporrà un brindisi e annunceremo il nostro fidanzamento alle nostre famiglie, come da accordi. Nei prossimi giorni poi ci saranno sicuramente degli articoli sui vari giornali sia qui che in Inghilterra che parleranno del nostro imminente matrimonio.» Aveva detto tutto con tono da lavoro, come se quella fosse una riunione assurda in ufficio. Era una versa sofferenza discutere di un fatto così personale come il matrimonio in un modo così freddo e distaccato. Non poteva fare altrimenti, almeno fino a quando non sarebbe riuscito a farle abbassare un po’ la guardia e vedere qualche reazione da parte di Lili.
«Lo so. E poi mi dirai che sei un ottimo partito, che sto facendo un affare sposandoti, che sarò una donna invidiata da molti e che sono fortunata a diventare tua moglie. Perché ovviamente tu sei perfetto e io devo essere felicissima di questa scelta. Sarò una duchessa, avrò a mia disposizione fondi per fare tutto ciò che desidero, andrò a feste con persone importanti e molti dovranno inchinarsi davanti a me. So già tutto questo, evita di sprecare energie per convincermi. Lo diranno già tutti quando la notizia sarà di pubblico dominio.» Lili sospirò e per un momento abbassò le spalle come se ci fosse un peso troppo grande sopra, qualcosa che quasi non riusciva a sopportare.
«Prima di capire chi fossi, ti avevo già detto che sono considerato un ottimo partito. Non devo convincerti, il fatto di essere un duca appartenente a una delle famiglie più antiche della Gran Bretagna che ha legami da sempre con la Corona, con una ricchezza non indifferente, è un dato oggettivo. Sarai una duchessa, avrai a tua disposizione fondi per fare quello che vuoi, e molti dovranno fare un inchino davanti a te visto il rango e anche questo è oggettivo. Lo diranno tutti, hai ragione, e non possiamo fare nulla per impedire loro di sottolinearlo perché è la verità.»
«Ti direi che sei arrogante, tuttavia, devo fermarmi perché purtroppo hai ragione su tutto e stai solo esponendo i fatti. C’è altro da aggiungere?»
«Direi proprio di sì. Tutto quello che ho detto è vero e lo sa il mondo intero, ciò che loro non sanno invece è che mi piace il caffè amaro ma adoro la cioccolata calda zuccherata, mi piace guardare l’alba o il tramonto sulle scogliere, mi piace nuotare persino nelle acque fredde della Scozia, amo fare le battaglie con le palle di neve con mia sorella, mi piace leggere la sera prima di dormire e odio quando le persone vedono in me soltanto il Duca di Sinclair.»
«E cosa sei se non il Duca di Sinclair?»
«Sono un figlio che cerca di abbracciare sua madre tutte le volte che la vede, anche se non è mai stata abituata alle dimostrazioni di affetto così palesi, sono un fratello che si legge libri fantasy o libri romantici per poter parlare con sua sorella adolescente e capire il suo linguaggio, sono un uomo che ha passioni, che si arrabbia, che litiga, che chiede perdono quando necessario. Il titolo è solo la superficie di un lago molto profondo.»
«Mi stai dicendo che sei umano e meno formale di quello che il mondo pensa?»
«Se mi avessi visto con la tuta mentre battevo i denti di freddo in terrazzo di notte qualche giorno fa, solo per vedere sorridere mia sorella, sicuramente avresti detto che non sono per nulla formale.»
«Quindi non dovrò fare l’inchino ogni volta che ci incontriamo, visto che tu sei un Duca e io soltanto la nipote mezza francese di un Conte?»
«No, sei la mia fidanzata, sarai mia moglie e anche se formalmente avrò il rango superiore, davanti a me non dovrai mai fare l’inchino. Sarò io a farlo davanti a te, sempre, perché mia moglie starà davanti a me e non c’è protocollo o formalità che possa farmi cambiare idea. Mai.»
«Sai che nelle occasioni pubbliche non potrai farlo. Inutile che tu dica delle belle parole che poi perderanno di significato.»
«Essere un Duca ribelle a volte ha i suoi vantaggi. Tu starai davanti a me in pubblico, sempre.»
Lili si alzò e si girò verso l’albero di Natale, dando le spalle a Rhys. Da un lato voleva che quell’incontro fosse più intimo e meno somigliante a una riunione assurda dove sembravano stessero per stringere un nuovo accordo commerciale, dall’altro lato non voleva abbassare la guardia. Voleva capire con chi aveva a che fare prima di lasciare cadere quella maschera di donna gentile e rigida che indossava.
«E quando saremo in privato come sarà?»
«Potrei persino mettermi in ginocchio davanti a te Lilith e saresti l’unica donna per la quale lo farei, ogni giorno.» Rhys sussurrò quelle parole vicino al suo orecchio, con voce bassa e rocca.
Lilith non riuscì a rispondere perché la porta della biblioteca si spalancò e sua zia entrò dentro con un grande sorriso, come se non avesse appena fatto irruzione in una stanza senza preoccuparsi che lei e Rhys erano lì dentro e poteva trovarli in una situazione compromettente. Forse sperava che fosse così. Lili si morse la lingua prima di dire qualcosa e si stampò in faccia un sorriso. Il discorso con Rhys doveva rimandarlo di nuovo.
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Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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