“Maschere di notte capitolo 12” | Racconto Writober

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Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 12

“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.

Prompt 16: what if
Prompt 17: anello
Il capitolo contiene entrambi i prompt.

Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Tutti i capitoli li trovate qui – Maschere di notte

maschere di notte

Maschere di notte

Capitolo 12

Rhys guardava fuori dal finestrino la città scorrere, senza soffermarsi davvero su quello che vedeva. Tutto era una macchia indefinita con piccole luci qua e là, una cosa indistinta della quale a lui non importava nemmeno in quel momento. Si era vestito con cura quella sera, il completo nero, la camicia perfetta, la cravatta rossa scura, in perfetto stile natalizio.

Era la Vigilia di Natale e sapeva che quella sera avrebbe tracciato un confine tra il prima e quello che sarebbe venuto dopo. La scatola che aveva messo in tasca gli sembrava pesante e non in senso letterale. Il suo significato era molto diverso da quello che lui avrebbe voluto.

Dal ballo in maschera erano passati soltanto dieci giorni e lui non aveva più visto o sentito Lilith. Era andato un paio di volte a casa dei suoi zii per affari, aveva persino pranzato lì, ma di lei non c’era traccia. O si era nascosta molto bene e lo stava evitando accuratamente. Era più probabile la seconda ipotesi. Era andato lì persino con sua madre quando era arrivata da Londra per le feste, eppure di Lilith non c’era stata traccia. Sua zia aveva accennato al fatto che fosse indisposta e che non le era proprio possibile partecipare alla cena. Rhys non aveva creduto fosse davvero malata, era ormai convinto che lei lo stesse evitando, visto che aveva compreso chi era davvero.

La prima volta che si erano incontrati per strada e aveva preso un autobus per sfuggirgli, era sembrata una ragazza normale, come tante. Bella, un po’ impulsiva e con la lingua tagliente, ma comunque normale. Sorrise al ricordo di lei che gli urlava contro e lo accusava di essere un serial killer. La preferiva in quei momenti, sembrava avesse un fuoco dentro e lui si era sentito attratto da quelle fiamme.

L’ultima volta invece lei gli aveva fatto un inchino perfetto, degno del salotto reale inglese. Era stata così fredda che dubitava persino fosse la stessa persona che aveva incontrato nelle altre occasioni. Avrebbe voluto che lei gli urlasse contro quando aveva compreso la verità; invece, si era limitata a trattarlo con fredda formalità. Persino quel giovane insistente lo aveva trattato con più gentilezza.

Rhys chiuse gli occhi e si chiese come sarebbe diventato il loro rapporto se lui fosse stato un semplice uomo con una professione normale e l’avesse incontrata per caso? La trovava attraente, gli piaceva quel fuoco che veniva fuori quando perdeva la pazienza e trovava divertente la sua ironia e il suo sarcasmo. L’avrebbe invitata a cena fuori un posto carino, avrebbero condiviso quali erano le loro passioni e il loro lavoro, avrebbero forse parlato di qualche aneddoto carino che li riguardava, avrebbero riso e a fine serata avrebbero fatto una passeggiata. Lui l’avrebbe accompagnata a casa e le avrebbe chiesto di uscire di nuovo. Le avrebbe scritto un messaggio di buonanotte ogni sera fino a quando si sarebbero visto di nuovo e quando l’avrebbe accompagnata di nuovo a casa, le avrebbe forse dato un bacio. Magari la scena non sarebbe stata nemmeno così romantica, ma lui si sarebbe impegnato perché ricordasse quel bacio tanto da desiderarne un altro e forse un altro ancora.

Avrebbero piano piano costruito momenti insieme, avrebbero forse litigato per qualche stupidaggine e poi avrebbero fatto pace, avrebbero conosciuti amici e famiglia, avrebbero fatto qualche vacanza insieme e poi forse lui avrebbe organizzato una cena romantica per chiederle di sposarlo. O forse avrebbe approfittato di un momento a caso della loro vita, forse quando si svegliava la mattina con lei tra le sue braccia o quando si addormentava stringendola e baciandola.

Rhys aprì gli occhi e provò ancora più tristezza perché quei momenti così intimi e pieni di calore che lui aveva immaginato, probabilmente non si sarebbero mai verificati. Lui e Lilith dovevano sposarsi e non perché si erano innamorati e scelti, ma perché un contratto lo aveva stabilito quando erano soltanto dei bambini. E nessuno dei due poteva rifiutare. Rhys non lo avrebbe mai fatto perché aveva barattato la sua libertà con quella di sua sorella. Non sapeva cosa aveva spinto Lilith a non rifiutare, ma era sicuro che la ragione fosse parecchio valida, come la sua.

Quella sera le avrebbe dato l’anello, probabilmente senza nessuna cerimonia e senza nulla di romantico. Da gentiluomo si sarebbe persino inginocchiato, ma lo trovava senza senso vista la situazione.

Quando dieci giorni prima era andato a quella festa in maschera, sapeva fosse organizzata dalla famiglia Woodley e che la contessa era in realtà la zia della sua promessa sposa. Si era aspettato di vederla per la prima volta accanto alla padrona di casa e quando riconobbe Lilith in quella donna, sentì crollare tutte le sue certezze. Si era presentato il titolo, eppure appena aveva incrociato i suoi occhi, aveva saputo che lei aveva compreso il loro legame. Non era stato il miglior modo per incontrarsi la prima volta.

Si erano evitati nei corsi degli anni in modo davvero meticoloso: lei non c’era a nessuna festa che organizzava sua madre a Londra e non la vedeva mai agli eventi dell’alta società. Probabilmente era andata a tutti quelli dove lui per impegni vari non si era presentato. Sapeva che quell’incontro avrebbe dovuto avvenire anni prima, ma aveva rimandato perché in qualche modo poteva fare finta di essere libero.

Il dolore, la delusione e la rabbia che aveva visto nei suoi occhi quando si era inchinata, erano ragioni sufficienti per capire che quella sera non sarebbe andata bene. Qualsiasi cosa lui avrebbe cercato di fare, era sicuro che dall’altro lato avrebbe trovato un muro. Sperava di trovare in lei un’alleata visto che erano nella stessa situazione non voluta da nessuno dei due, ma non era sicuro fosse possibile.

Gli rimaneva solo la speranza.

 

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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