“Maschere di notte capitolo 10” | Racconto Writober

“Maschere di notte capitolo 10” | Racconto Writober

Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 10

“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.

Prompt 11: festa in maschera con sorprese
Prompt 12: disastri
Prompt 13: luce o buio
Il capitolo contiene tutti e tre i prompt.

Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Tutti i capitoli li trovate qui – Maschere di notte

maschere di notte

Maschere di notte

Capitolo 10

Lili respirò profondamente per l’ennesima volta e cercò di asciugarsi piano le mani sperando di non averle del tutto sudato appena gli invitati sarebbero arrivati. Avrebbe indossato dei guanti, ma voleva evitare di averli chiazzati per il sudore causato dalla sua ansia. Avrebbe voluto essere in qualsiasi altro posto del mondo, ma non lì. Aveva persino meditato di tornare a Londra dai suoi genitori, ma sua zia era stata irremovibile. Se sua madre passava al dramma e a immaginare gli scenari peggiori se lei rifiutava un invito, sua zia era persino peggio. In cinque minuti aveva quasi creato un universo apocalittico, il tutto ovviamente scatenato dalla mancata partecipazione di Lili al ballo in maschera quella sera.

E non si era limitata a parlare di affari che potevano andare in fumo o di persone che potevano inventare chissà quale pettegolezzo come motivo per la giustificare la sua assenza, aveva praticamente previsto la sciagura su qualunque membro della famiglia. Lili si chiedeva perché non avesse usato la sua fervida imaginazione per scrivere un libro o una sceneggiatura, perché sicuramente avrebbe fatto colpo sul mondo intero.

Sua zia Margery le aveva prima detto che la sua assenza sarebbe sembrata strana, che potevano inventare fosse incinta di chissà chi o che avesse chissà quale malattia. Questo avrebbe portato più di qualcuno a domandarsi dove l’avesse presa la malattia e questo avrebbe portato forse all’annullamento delle sue nozze. Lili pregava che fosse così facile, ma sua zia non aveva sentito ragioni. Le aveva detto che l’annullamento avrebbe portato sicuramente a un drastico calo degli affari, avrebbe creato problemi a Vincent e Rose, forse Rose sarebbe stata costretta a rimandare la sfilata per la sua prima collezione di vestiti. Per non parlare di suo zio che si sarebbe trovato in difficoltà con alcuni investitori, poi i suoi cugini a scuola avrebbero dovuto affrontare i compagni e in poco tempo la loro famiglia sarebbe caduta in disgrazia.

Lili continuava a pensare che assentarsi da un ballo non era una ragione sufficiente per tutti quei disastri, ma per amore della calma e della pace, aveva detto a sua zia che aveva ragione e si era preparata per affrontare la serata con il sorriso sulle labbra.

L’organizzazione non era stata troppo difficile, sapeva che il personale era altamente qualificato e pronto per risolvere qualsiasi problema potesse sorgere. Non era quello che le causava ansia, ma tutte quelle persone che avrebbero osservato e giudicato ogni suo passo.

Quando era andata alla festa in maschera organizzata dall’ufficio di Kayla, era tranquilla nonostante tutto. Molte persone non sapevano nemmeno chi fosse e per quello poteva anche divertirsi per un po’. Quella sera invece sarebbe stata al centro dell’attenzione, anche senza volerlo. Aveva organizzato tutto lei, era la nipote della contessa ospite del ballo in maschera, era la nipote di un altro conte e più di qualcuno avrebbe cercato di entrare nelle sue grazie.

Non erano più nel 1800 dove bastava guardare un attimo di troppo una donna per comprometterla e doverla sposare prendendosi tutta la sua dote, ma in quell’ambiente non si era nemmeno così lontani. Qualcuno avrebbe cercato di sedurla, di farla innamorare persino, anche se nessuno di loro voleva davvero lei come persona, ma solo la sua fortuna e la sua posizione.

Sposando Lili, qualunque uomo sarebbe stato fortunato. Con un semplice “Sì, lo voglio” sarebbe entrato nella società nobiliare inglese, avrebbe persino avuto una vera possibilità di incontrare il re e la famiglia reale, avrebbe avuto contatti con uomini d’affari, diplomatici e politici di tutto il mondo. E ovviamente, visto che doveva apparire al meglio, avrebbe sicuramente ricevuto fondi sostanziosi per potersi adeguare meglio a quella vita.

Lili sospirò a quel pensiero. Le era già accaduto di sentire persone parlare in quel modo di lei, come se fosse un assegno da firmare e basta. Ed era anche per quello che non riusciva a vivere bene quelle situazioni ufficiali dove lei doveva semplicemente essere perfetta.

Salutò tutti quelli che arrivarono, sorrise e strinse mani, fece complimenti per i vestiti e le maschere scelte a chiunque, persino a coloro che non avevano fatto una buona scelta del costume.

Mentre cercava di trovare il momento migliore per allontanarsi un attimo, la sua attenzione fu attirata da qualcuno all’ingresso: Rhys. Nonostante la maschera, non era difficile indovinare chi si celasse sotto. Indossava un vestito simile alla volta precedente, sempre elegante con ogni dettaglio scelto con cura. Accanto a lui c’era una giovane ragazza che era vestita con molta eleganza, con un vestito che ricordava quello di una fata. I colori pastello, sembrava una primavera dipinta: la gonna lunga con degli inserti di fiori sul bordo, le maniche trasparenti con gli stessi disegni, la maschera dorata in viso.

«Buonasera e benvenuti.» Lili salutò con il solito sorriso, cercando di essere cordiale.

«Buonasera. Lei è mia sorella Victoria Seymour.» Rhys evitò di dire il suo nome intero e il suo titolo perché fu preso alla sprovvista. Non aveva mai collegato Lilith, la ragazza impulsiva e dalla lingua decisamente poco gentile nei suoi confronti alla donna che in quel momento aveva davanti, nipote di conti. Era stato stupido da parte sua non informarsi, ma in un certo senso voleva che quella ragazza fosse lontana dal suo mondo. In quel momento si rese conto che avrebbe dovuto prestare attenzione ai dettagli: la sua presenza all’evento di beneficenza che aveva organizzato a novembre, il vestito costoso alla festa in maschera del suo amico avvocato, la sua presenza come damigella al matrimonio di suo cugino Liam e di Catherine. Erano tutti indizi chiari del fatto che non solo facesse parte dell’élite, ma era quasi il cuore che la governava.

«Lili Montclair, incantata di conoscerla Victoria. Le auguro una buona serata e spero si diverta in nostra compagnia.»

Rhys avrebbe voluto dirle qualcosa, ma non era il momento e il luogo giusto, così si allontanò con Victoria a braccetto. Passarono a salutare diverse persone, presero da bere e qualche stuzzichino, e continuarono a conversare con gruppetto di persone che Victoria conosceva e con le quali sembrava davvero contenta di passare del tempo.

Rhys si allontanò un attimo, imboccò il primo corridoio in ombra che trovò e cercò di allontanarsi un attimo dal brusio delle voci per pensare. Non si aspettava quel colpo di scena, non aveva mai pensato che potesse incontrarla così, in modo del tutto casuale. Quella donna sarebbe stata la sua rovina, in qualunque modo andassero le cose per loro.

Andò avanti fino a quando non si ritrovo una stanza ampia con una vetrata sul giardino. Le luci e le ombre che venivano create nel buio, davano quel senso di misterioso alla scena che si ritrovava di fronte: Lili era di schiena che guardava fuori in silenzio.

Si fermò per ammirarla: il vestito blu scuro con piccoli brillantini che sembrano le stelle sul cielo notturno, i guanti in pizzo lunghi fino al gomito, i capelli raccolti in un’acconciatura che le dava un’aria regalo. Sentì qualcuno avvicinarsi e decise di andarsene. Se era un incontro di nascosto, non voleva sentire quello che si dicevano. Non perché fosse corretto, ma perché non voleva restare male. Lo spirito di sopravvivenza aveva la meglio in quel momento. Fece solo un passo e si fermò, sentendo la frase dell’uomo che si era avvicinato a Lili.

«Sei bellissima stasera ed è un peccato che tu ti sia rifugiata qui. Dovresti restare in vista sempre, come una principessa, così che tutti noi possiamo ammirarti.»

«Michael, ti ringrazio per i complimenti e per la tua preoccupazione nei miei confronti che sicuramente ti ha spinto a cercarmi per accertarti che stessi bene. È davvero molto gentile da parte tua. Ti assicuro che sto benissimo e che tra poco tornerò in sala con tutti gli invitati. E ti prego, cerca una donna che non sia impegnata, ti ricordo che io lo sono e che non posso accettare il tuo corteggiamento.» Lili fu molto calma nel dire tutto e si sforzò di farlo, perché voleva urlargli addosso epiteti non proprio carini.

«Potresti baciarmi e capire così che forse sono un amante migliore di questo fantasma con il quale sei impegnata.»

«La mia moralità non me lo permette. Ti prego di non insistere.»

La conversazione durò ancora un paio di minuti e poi Rhys vide l’uomo andare via. Si avvicinò a Lili e sorrise quando lei gli chiese in modo brusco: «Cosa vuoi e perché sei qui? Direi che l’idea della punizione sta solo diventando una conferma.»

Se nei confronti di quell’uomo era stata calma, pacata e persino sdolcinata, con Rhys aveva cambiato tono e atteggiamento. Era dura, schietta, con la voce decisa.

«Potrei offendermi visto come hai parlato prima con questo Michael. Eri così gentile, sembrava fossi un personaggio uscito da una favola, che non aveva il coraggio di ferire i sentimenti di un bambino.»

«Michael è un ragazzino ancora. Ha vent’anni e non conta che sia più piccolo di me, ogni volta ci prova: con gentilezza, interpretando il personaggio dolce e ingenuo, a volte pensa persino di essere sfrontato e passionale. Credo le abbia provate tutte., solo perché i suoi genitori insistono che debba sposarmi, non importa come faccia a convincermi.»

«E tu lo rifiuti perché sei impegnata? Potrei sempre provare ad accettare le sue avances, almeno un bacio per divertimento. Molte donne lo avrebbero fatto al tuo posto.»

«Qualcuna forse lo avrebbe fatto, ma non io. Non è solo l’essere leale per un impegno, che tra l’altro non ho preso io, ma essere a posto con la mia coscienza. Baciarlo farebbe solo del male a lui e creerebbe problemi a me, e non ne vale la pena.»

«Potresti sempre baciare il tuo promesso sposo la prossima volta, magari ne varrà la pena.»

«Non ti ho scelto io come mio promesso sposo e a questo punto quasi rimpiango che tu non sia un serial killer. Avrei la ragione valida per stracciare quell’accordo. Con il suo permesso, Vostra Grazie.» Lili fece un inchino formale e andò via senza girarsi.

Rhys strinse i pugni e cercò di ritrovare la calma, aveva finalmente conosciuto la donna che avrebbe dovuto sposare e aveva scoperto che lo odiava, forse più di quanto avesse fatto lui nel corso degli anni. Il fatto che l’avesse conosciuta e avesse avuto quei piccoli battibecchi divertenti con lei in altre occasioni non contava, non avrebbe cambiato la situazione facilmente. O forse per niente. Erano promessi sposi e nessuno di loro due voleva quell’accordo, non in quel modo almeno.

Tornò nella sala con la speranza di distrarsi per un po’ mentre ammirava da lontano la donna che aveva tormentato i suoi sogni negli ultimi due mesi. 

Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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