Introduzione racconto “Maschere di notte” capitolo 1
“Maschere di notte” è un racconto che avrà diversi capitoli, collegati tra loro dagli stessi protagonisti che si incontrano, si scontrano, pensano ai loro incontri dettati dal destino. Il racconto è stato scritto per la sfida WRITOBER 2025, dove ogni giorno di ottobre viene dato un prompt diverso. I capitoli non sono forse nemmeno ordinati, nascono a caso usando il prompt del giorno.
Il prompt per il 1 ottobre era: “Era una notte buia e tempestosa…”
Conoscerete Lili e Rhys, due personaggi che girano tra maschere, doveri, desideri nascosti e un po’ di ironia del destino che sta giocando con le loro vite.

Maschere di notte
Capitolo 1
Era una notte buia e tempestosa perfetta per un Halloween da brivido. La pioggia cadeva senza sosta da ore, il vento fischiava tra gli alberi creando suoni sinistri, il buio profondo veniva rischiarato solo da fulmini che per poco illuminavano tutto a giorno. Le strade erano vuote, la città sembrava ferma, nonostante fosse un giorno di festa. La tradizione ormai era quella: bambini, giovani e adulti che andavano in giro per le case a fare dolcetto o scherzetto. Tuttavia, la tempesta che si era abbattuta sulla città quel giorno aveva obbligato tutti a restare chiusi al coperto. Così, le case erano piene di ragazzini vestiti con i loro migliori costumi spaventosi, di giovani che avevano comprato quelli che per loro erano i travestimenti perfetti per la serata.
Lili non aveva chiaro cosa avesse di spaventoso un vestito sexy da strega, ma decise che era meglio non porsi la domanda. Come ogni anno, aveva declinato l’invito a tre feste diverse proposte dalle sue ex coinquiline. Kayla, Meg e Sonia avevano soppesato attentamente diverse proposte ricevute da alcuni amici o ex compagni di college, scegliendo la migliore per loro. Lo facevano ogni anno e dopo la prima festa del genere alla quale Lili era andata, aveva deciso di non ritornare mai più.
Questa volta aveva inventato un impegno in famiglia al quale non poteva mancare assolutamente. Non si allontanava molto dalla realtà, visto che il quel momento si trovava per strada proprio a causa di sua zia e delle sue richieste assurde. La sua famiglia era sempre stata un argomento intoccabile, quasi un mostro del quale non si poteva parlare, per le sue coinquiline. Per quella ragione avevano accettato la scusa con anche troppa facilità, mettendosi a parlare dei costumi da comprare, senza insistere troppo.
Meg, Kayla e Sonia erano state le sue coinquiline per tutto il tempo degli studi; avevano condiviso per i primi tre anni delle stanze nel dormitorio del college per poi prendere in affitto un appartamento mentre qualcuna di loro iniziava la specializzazione, qualche master oppure semplicemente un nuovo lavoro. Lili era grata per la loro amicizia e si trovava bene con loro, ma era consapevole che loro non la conoscevano davvero. Erano molto diverse da lei, non solo per l’appartenenza a una famiglia famosa o le risorse economiche, ma anche per carattere e modo di fare.
Per quanto Lili fosse sempre stata una ribelle, era comunque molto riservata tanto che in alcuni momenti veniva considerata troppo timida dall’esterno. La realtà era che non apriva bocca quando non trovava nulla che fosse veramente interessante da condividere o semplicemente non poteva dare spettacolo, come le ricordava spesso sua madre. A volte si perdeva ad ascoltare i racconti e i discorsi degli altri, cercando di vedere il mondo attraverso i loro occhi.
Lili scosse la testa mentre cercava di tenere fermo l’ombrello per ripararsi almeno un minimo dalla pioggia mentre avanzava spedita verso la sua meta. A quella ora doveva essere a casa sua, sul divano, con una coperta calda e una tazza di cioccolato in mano; invece, stava ancora girando per le strade rischiando come minimo una polmonite. Sua zia aveva richiesto la sua presenza per discutere dell’organizzazione della festa di Natale, evento importante che doveva essere curato nei minimi particolari. Lei aveva le competenze per prendere nota di tutto, così ogni volta si trovava a fare quel lavoro senza poterlo rifiutare. Il suo errore era stato dimenticare a casa il telefono e rendersi conto solo quando era ormai per strada. Non poteva chiamare un autista e nemmeno qualcuno della sua famiglia. Così si era ritrovata a camminare sotto la pioggia nella speranza di arrivare il prima possibile a casa.
Accelerò il passo e mentre svoltò velocemente, andò a sbattere contro qualcosa perdendo l’equilibro e la presa sull’ombrello. Una follata di vento glielo portò via prima che potesse rendersi conto e i suoi vestiti iniziarono ad inzupparsi mentre un braccio solido fermava la sua caduta. La pozzanghera nella sua poteva cadere era sicuramente una brutta fine che aveva appena evitato per un soffio, anche se doveva ancora valutare se fosse stato meglio quello che trovarsi schiacciata contro il muro dell’edificio e incatenata a qualcuno. L’uomo aveva fermato la sua caduta, era cosa certa, ma l’aveva intrappolata adesso e non era una sensazione che le piaceva molto.
Se fosse stata la protagonista di qualche libro fantasy o romance che le aveva consigliato Meg, avrebbe alzato gli occhi con aria sognante a guardare la bellezza folgorante del suo salvatore. Si sarebbe persino sentita attratta da lui e avrebbe poi fantasticato su quella scena durante le notti nel suo letto, di nascosto da tutto e tutti.
Siccome però lei era reale, una donna da sola sulle strade buie ad Halloween, si irrigidì e cercò di trovare un modo per fuggire, velocemente e lontano da chiunque avesse davanti a lei. Lui poteva essere un ragazzo del college che andava a una festa oppure un serial killer alla ricerca della sua vittima. Si maledisse per aver letto troppi thriller, perché la sua immaginazione stava decisamente creando svariati scenari poco piacevoli su come potesse finire quello scontro. Tutti avevano una cosa in comune: lei non sarebbe mai più tornata a casa sua viva.
Imprecò tra i denti e spinse con tutta la sua forza lo sconosciuto. Pianto i palmi sul suo petto ignorando il suo calore e cercò di far leva sul muro, di usarlo per darsi la forza necessaria per spingere quell’uomo. Poteva chiamarlo S.I. se fosse in un libro thriller o in una serie tv criminal.
Lui si allontanò, quasi perdendo l’equilibro. Lo aveva preso alla sprovvista e Lili sorrise contenta di quella mossa. Era soddisfatta di aver trovato un modo per liberarsi così da avere una speranza contro quello che ormai era S.I. nella sua mente.
«Hai perso la ragione? Stavi per cadere in quella pozzanghera rischiando di sbattere la testa, ti ho salvato e il tuo ringraziamento è farmi cadere con il sedere per terra? Qua sono tutti matti ad Halloween. Scoprirò che una strega con la faccia dipinta ad arte mi ha praticamente messo al tappetto, in ginocchio davanti a lei, letteralmente.» L’uomo recuperò suo equilibrio e nonostante tutto, allungò il braccio con l’ombrello per tenerlo sopra la testa di Lili, mantenendo però una distanza di sicurezza.
«Potresti essere un serial killer o un giovane del college che non regge l’alcol ma vuole comunque mettersi in mostra, in entrambi i casi saresti pericoloso. Grazie e addio.» Lili si girò e iniziò a camminare velocemente stringendo la borsetta al petto. Ormai il suo libro era sicuramente distrutto dalla pioggia e per quello avrebbe poi maledetto sua zia, magari chiedendole di trovarle una nuova edizione speciale.
«Ti stai prendendo tutta la pioggia inutilmente. Non sono un serial killer, posso accompagnarti fino alla tua destinazione.» L’uomo riprese a camminare tenendo l’ombrello sopra Lili, parlando con un accento inglese anche troppo ben fatto.
«Nessun criminale dice mai di esserlo, sono le basi. Tutti si dichiarano innocenti. E sappi che anche se stai cercando di imitare un accento perfettamente inglese, non mi affascini e non mi interessi. Smetti di seguirmi.» Fu ferma con la voce e alzò il tono per risultare quasi minacciosa. Lui avrebbe potuto comunque farle del male, ma non aveva intenzione di piagnucolare. Avrebbe lottato fino alla fine.
«Non sto imitando nessuno. È semplicemente la mia voce normale. Qui a Night Bay siete tutti così strani?» Continuò a seguirla senza troppo sforzo. Era più alto di lei e i suoi passi erano molto agili, mentre Lili stava andando decisamente veloce per i suoi standard.
«Parli come se tu fossi un lord uscito da qualche Corte della Pioggia, visto il tempo nefasto che ci ha colpiti. Non so chi tu pensi di essere, ti ringrazio per prima, ma qui le nostre strade si dividono.»
«Non stai dimostrando proprio la tua riconoscenza, strega.»
«Strega? Mi hai intrappolata prima, mi stai seguendo adesso, che già così è molto grave, e adesso mi stai anche insultando?» Lili cercò di attraversare la strada, ma la macchina arrivava troppo veloce e tutta l’acqua si alzò e come un’onda enorme, si riversò addosso a lei e allo sconosciuto. L’ombrello nero grande che lui aveva usato per cercare di proteggerla fino a qualche istante prima non era servito a molto. Erano entrambi bagnati fradici, sporchi e decisamente infreddoliti.
Dopo alcune imprecazioni dette sottovoce, lo sconosciuto parlò nuovamente, mentre Lili stava aspettando che il semaforo diventasse verde. Doveva scappare, ma non sarebbe stato utile se poi fosse finita sotto una macchina.
«Le mie più sincere scuse per l’insulto. Stasera ho visto troppe persone con vestiti di dubbio gusto in giro e ho dato per scontato che anche tu fossi vestita da strega, visto il colore scuro dei tuoi abiti. Ti ho offesa e non è stato corretto da parte mia partire con un pregiudizio. Dovrei essere un gentiluomo e offrire il mio aiuto, non dare voce a parole poco lusinghiere.»
Lili si girò verso di lui sconvolta per quelle parole e per un attimo rimase a bocca aperta. Se Kayla fosse stata lì in quel momento, avrebbe urlato che ha trovato il Signore Supremo della Corte della Notte, personaggio dell’ultimo libro che aveva letto e per il quale aveva una cotta dichiarata. E probabilmente si sarebbe lanciata tra le sue braccia. Lo sconosciuto davanti a lei aveva i capelli neri, in quel momento spettinati e bagnati che ricadevano sulla fronte, un cappotto nero sotto il quale si intravvedeva un vestito elegante scuro, come se fosse uscito da una rivista di moda per uomini in carriera. E se quello non fosse stato abbastanza, aveva degli occhi azzurro ghiaccio che sembravano due pozze di oceano limpido che rischiaravano quella oscurità della notte.
«Mi chiamo Rhys. Adesso sai il mio nome. E anche se non puoi fidarti di me, cosa comprensibile, ti prego di metterci al riparo da qualche parte. Non vorrei che ti venisse la febbre per colpa mia.» La guardò dal basso verso l’alto per la prima volta. A Lili non piaceva essere osservata così, anche se sembrava non ci fosse nulla di malvagio nei suoi occhi.
«Rhys? Davvero? E adesso farai comparire le tue ali e mi porterai in volo a Velaris? Con la magia, non potresti asciugarmi i vestiti, ti sarei grata.» Alzò gli occhi al cielo e sbuffò, poi imprecò tra i denti nuovamente. Il semaforo era diventato rosso nuovamente, si era distratta a guardare quello che sicuramente sarebbe diventato il suo carnefice.
«Mi dispiace deluderti, il massimo che posso offrire è dell’ottimo thè caldo, un bagno caldo, dei vestiti asciutti e una coperta, il tutto in una suite nell’albergo dietro l’angolo. Mi dispiace per te, niente città sopra le montagne, niente magia e niente ali, anche se dalla suite puoi ammirare tutta Night Bay dall’alto.»
«Credo che rifiuterò, grazie.» Lili approfittò di quel momento e attraversò la strada tra le macchine che passavano, salendo sull’autobus che si era appena fermato dall’altra parte. Lasciò così lo sconosciuto da solo, con l’ombrello in mano, a guardarla sparire nella notte.
Si rese conto in quel momento che la borsetta con il libro le era caduta, anche se ormai doveva essere distrutto, le dispiaceva comunque. Ne avrebbe comprato un altro, sperando di trovare la stessa edizione o una migliore. Non poteva tornare indietro.
Arrivò a casa e cercò di smettere di pensare a quell’incontro assurdo, al modo di parlare di quell’uomo e al suo nome. Era Halloween, ma incontrare il Signore Supremo della Corte della Notte era forse troppo persino per la sua immaginazione. Probabilmente la febbre le stava facendo avere delle allucinazioni. Decise che doveva essere così e dopo il bagno bollente, si mise sotto le coperte cercando di riposare e far sparire tutte le immagini che si alternavano nella sua mente dove due occhi azzurri ghiaccio erano protagonisti.
Qualche informazione sulla storia
Il personaggio maschile si chiama Rhys, come uno dei personaggi della serie di libri ACOTAR di Sarah J. Maas; tuttavia la storia non è una fanfiction. I riferimenti ai libri e ai personaggi sono chiari, ma saranno usati per creare scene un po’ ambigue tra i personaggi. Scopriremo più avanti il perché del nome.
S.I. – “Soggetto ignoto” termine usato per identificare un criminale nel profiling, prima di conoscere la sua identità.
Disclaimer & copyright
Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.
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